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Progetto per un biodigestore a Casemurate, si alzano i primi 'no'

Alcuni anni fa venne proposta una centrale a biomasse, ma ci fu la sollevazione popolare della frazione e il progetto non è più andato avanti. Questa volta , a Casemurate dovrebbe giungere un biodigestore da circa 1 MW

Un 'no' ad un nuovo biodigestore a Casemurate. Il diniego al progetto arriva dall'associazione ambientalista Clan-Destino. A Casemurate, già alcuni anni fa, vi era un progetto per costruire un  impianto a biomasse da 20 MW, per bruciare la produzione agricola di circa 8.000 ettari di terreno.  Ma ci fu la sollevazione popolare della frazione e il progetto non è più andato avanti.  Questa volta , a Casemurate dovrebbe giungere un biodigestore da circa 1 MW.

Da pochi giorni è stato presentato al Comune di Forlì la richiesta per la costruzione di un impianto di biodigestione della potenza elettrica di 999 kW lungo la Via Bevano su un terreno agricolo di circa 7 ettari. Tutto questo però si scontra con le difficoltà logistiche del luogo.

Lamenta Fabio Tommasini, responsabile del ClanDestino: “A Casemurate esiste già un imprenditore agricolo che sfrutta questo territorio per produrre colture da biomasse per un biodigestore di sua proprietà sito nelle vicinanze, inoltre sono già stati autorizzati altri impianti simili a poca distanza anche se ricadenti nei comuni limitrofi. La domanda che viene spontanea perciò è da dove verrà la materia prima per alimentare l’impianto richiesto”.

Sempre Tommasini: “La risposta del proponente, che non possiede altri terreni nelle vicinanze, è che i prodotti agricoli arriveranno da Villanova, Villafranca, Pievequinta e Castrocaro, mentre i prodotti di scarto delle industrie agroalimentari avranno una provenienza non ben specificata, ma non vicina, visto la lontananza del sito da aree agroindustriali. I trasporti sarebbero circa 4.000 all’anno e verrebbero svolti con carri agricoli che dovrebbero percorrere la Via Cervese per tutti i km che separano Casemurate dai luoghi di produzione dei prodotti da trattare (Villanova, Villafranca, Pievequinta e Castrocaro ) soprattutto in estate, quando la strada è già satura di automobili che si dirigono versa le località turistiche della Riviera Romagnola”.

Infine “l’ultimo tratto di percorso stradale per raggiungere il sito si svolgerebbe poi su di una strada comunale ( Via Bevano ) che ha una larghezza di 4 metri che già adesso non permette il transito contemporaneo di due automobili, se non mettendo le ruote fuori dalla sede asfaltata, e che si presenta poi in condizioni non idonee a sopportare un carico simile di traffico pesante. Il progetto inoltre non indica quali siano le contromisure per il trattamento dei fumi e/o dei gas di scarico onde evitare anche questi disagi che dovrebbero essere sopportati  dagli abitanti della zona”.

E ancora Tommasini: “Queste tipologie di impianti possono avere una sostenibilità e un’utilità solo qualora utilizzino materiali di scarto da altre lavorazioni situate in loco e riutilizzino, poi, l’energia prodotta principalmente per il fabbisogno dell’azienda e non, come spesso accade, importino da chilometri di distanza la materia prima per il loro sostentamento e producano energia al solo scopo di realizzare fatturato e portare soldi in tasca a chi non fa parte del mondo agricolo”.

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