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Niente fiera con la piadina e posti limitati in Duomo: così il covid rivoluziona la festa della Madonna del Fuoco

Quest’anno la grande festa di popolo del 4 febbraio dovrà fare a meno della grande fiera ambulante con ben 222 banchi dislocati nel cuore del centro storico, ma sarà contingentata anche all’interno del Duomo

Il Coronavirus lascia un segno indelebile anche sulla festa patronale del 4 febbraio. Quest’anno, il grande evento popolare generato dal rogo che, nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428, incenerì la casa-scuola del maestro Lombardino da Rio Petroso, lasciando miracolosamente intatta la fragile effige in carta della Madonna, dovrà fare a meno della fiera ambulante con ben 222 banchi dislocati nel cuore del centro storico. Ma sarà toccato anche il cuore liturgico della festa.

Con l’icona mariana trasferita sull’altare maggiore sin dal 22 gennaio scorso, la navata centrale del Duomo verrà divisa in due aree all’altezza delle porte laterali. Se la parte più ampia, a ridosso del presbiterio, vedrà l’allestimento di 400 sedute, quella verso l’ingresso sarà lasciata al flusso dei fedeli diretti alle celebrazioni, o alla devozione nella cappella patronale con la tipica accensione delle candele, senza però poter sostare. Persino la messa pontificale delle 11, celebrata dal vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, sarà in forma ridotta, con la partecipazione dei vicari foranei ed episcopali nell’impossibilità di invitare tutti i sacerdoti diocesani.

Le celebrazioni

Le celebrazioni solenni in onore della Madonna del Fuoco si apriranno mercoledì, alle 17.30, con i primi vespri e il canto delle litanie, seguiti alle 18.30, dalla messa presieduta dal vescovo Livio. Il Covid si farà sentire in molte manifestazioni della festa, ma non potrà certo frenare l’immutata devozione popolare per la Madre Celeste: la sera della Vigilia, come da tradizione secolare, la città si colorerà dei tanti lumini accesi ai davanzali delle finestre, segno di devozione ma anche di affidamento al grande mistero mariano.

Giovedì, in Cattedrale sono previste celebrazioni eucaristiche a tutte le ore, in un arco temporale che va dalla messa delle 6 per i più mattinieri, all’ultima funzione delle 19.30. Se alle 8.30 presiederà la liturgia il vescovo emerito di Forlì-Bertinoro mons. Lino Pizzi, alle 9.45 sarà la volta di mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia. Alle 11 solenne pontificale presieduto da mons. Corazza, animato dai cori della Diocesi, con diretta sull’emittente Teleromagna e la partecipazione del sindaco di Forlì Gian Luca Zattini. Alle 16.40 santo Rosario, secondi vespri pontificali e canto delle Litanie in diretta streaming sul canale youtube della Diocesi. Saranno celebrate messe anche alle 18, presieduta da mons. Giovanni Mosciatti vescovo di Imola, e alle 19.30.

La storia

Il culto tutto forlivese della Madonna del Fuoco nasce dal rovinoso incendio scoppiato nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428 (probabilmente era un mercoledì), nell’abitazione-scuola di Lombardino Brusi da Rio Petroso. Di questa misteriosa figura si sa solo quanto tramandato dai cronisti del tempo: sceso a Forlì da Rio Petroso, paese appenninico tra Bagno di Romagna e Santa Sofia tuttora esistente, ma completamente abbandonato dalla prima metà degli anni ’60, il precettore aveva insegnato ai suoi alunni a leggere, scrivere e dipingere, ma anche a pregare davanti all'immagine della Madonna custodita nella scuola. Era una fragilissima xilografia su carta risalente al XIV secolo, raffigurante la Vergine col Bambino circondata dai santi.

Secondo quanto tramandato dal pittore cronista Giovanni di Mastro Pedrino, al secolo Giovanni Merlini, uno dei testimoni oculari del miracolo, in quei giorni a Forlì faceva un freddo indicibile: agli studenti non parve vero di rimanere rannicchiati sino a tardi davanti al camino ardente, salvo poi dimenticarsi di spegnere le braci. Nel cuore della notte divampò l’incendio che distrusse completamente l’abitazione. Scrive Merlini, alla base della lunetta in stile tardo gotico raffigurante il miracolo, da lui stesso dipinta, conservata nella canonica antica del Duomo: “E fò nel 1428 a dì 4 febraro. Qui se demostra como per vertù de Nostra Donna broxando questa casa non ghe remase altro che la sua figura in una carta imbrocada in un’asse e la quale è in questa cappella e fa molti mirachuli”.

L’attuale cappella alla Madonna del Fuoco posta in Duomo, fu inaugurata ufficialmente il 4 febbraio 1636. Nel 1638 fu eretta anche una colonna votiva al centro della piazza Maggiore, oggi dedicata al triumviro Saffi. Il monumento ha dominato il Campo dell'Abate fino al 14 ottobre 1909, giorno del suo abbattimento per mano di un gruppo di anarchici capitanati da un certo Benito Mussolini. Nel 1928, colonna e statua sono stati ricollocati nel sito odierno accanto alla Cattedrale. 

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