Plexiglass ai tavoli, i ristoratori forlivesi: "Se questa è la soluzione, i sacrifici fatti sono stati vani"

Un'altra fantasiosa proposta dall'azienda modenese, già autrice dei famigerati plexiglass intorno agli ombrelloni, stavolta per la ristorazione: ecco cosa ne pensano tre ristoratori forlivesi

Plexiglass al tavolo per dividere i commensali ed evitare contaminazioni. Si tratta di una nuova proposta nata dalla stessa azienda modenese che aveva proposto barriere di plastica trasparente fra gli ombrelloni, la Nuova Neon Group 2. Ma cosa ne pensano i ristoratori forlivesi? "Se per garantire la sicurezza dei nostri clienti è necessaria una misura simile, è meglio continuare soltanto con asporto e domicilio - è il commento di Fabiola Nardi, titolare con il fratello Dovilio della storica pizzeria del Corso -. Non ha senso separare, ad esempio, una coppia che vive insieme e che fino a poco prima si teneva per mano. E non penso che i nostri clienti si sentirebbero tranquilli, anzi: se dovesse essere così, sarebbe meglio aspettare ancora un po’ a riaprire".

Poco più avanti, sempre su corso della Repubblica, a Borgo Cotogni, Roberta Caselli è rassegnata: “Se dovesse essere richiesto faremo anche questo, pur di ripartire. Ma onestamente, uno va a pranzo o a cena fuori per vivere un momento conviviale. Già prima della chiusura completa apparecchiavamo uno sì uno no, quindi abbiamo già dimezzato i coperti. Ora questo". Dello stesso avviso anche Alexander Cimini del ristorante pizzeria Il Fienile: “Se è questa la soluzione, significa che tutti i sacrifici fatti finora non hanno alcun senso”, sottolinea scettico.

In una simile atmosfera di incertezza, qualsiasi foglia che si muove fa l’impressione di un uragano per il settore della ristorazione, che ha subìto gravi perdite e continua a sostenere costi ingenti per mantenersi attivo. "Abbiamo attivato il servizio a domicilio, che prima non avevamo, per rimanere vicini ai nostri clienti. Ci sono i giorni in cui si lavora un po’ di più e i giorni in cui si lavoricchia, ma niente di paragonabile a prima della chiusura - dichiara Caselli -. E noi abbiamo la fortuna di avere il giardino”, sottolinea, ricordando come non è affatto scontato, per un ristoratore, avere uno spazio aperto utilizzabile.

“Io mi auguro che tutti, non solo a Forlì, ma nell’intero paese possano ritornare presto a lavorare e a far lavorare”, sospira Nardi. “Non abbiamo ancora fatto calcoli su nuove disposizioni dei tavoli e distanziamenti, non vogliamo sentirci scoraggiati". Certo, con tutte le nuove richieste che arrivano dal governo, la situazione non è rosea, come nota Cimini: "Ci aspettiamo dei prezzi politici per tutto ciò che siamo costretti ad acquistare adesso: il gel disinfettante, le mascherine, i guanti, senza considerare le sanitarizzazioni periodiche che andranno eseguite, se ci si aggiungono anche i plexiglass, comincia a diventare una spesa importante. Senza contare che ci viene garantita sì la liquidità, ma sotto forma di prestito".

Ma nel caos delle proposte e dell’attesa di una voce “dall’alto”, si sta anche assistendo a una trasformazione. “Vogliamo vedere questa crisi come un’occasione di cambiare”, dice Cimini, determinato a rimboccarsi le maniche, come molti altri del settore. “Posizioneremo gel sanificante all’ingresso e all’interno del locale, utilizzeremo ancora di più il conto al tavolo, e stiamo pensando anche di evitare il trasmettersi di germi utilizzando menù virtuali da leggere sul proprio telefonino".

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Senza contare il ricorso all’asporto: Nardi si immagina “consegne da asporto da aspettare sulla porta, in fila come si fa per il supermercato. Noi abbiamo dello spazio fuori, possiamo permettercelo.” E naturalmente, l’ormai onnipresente consegna a domicilio: "è molto complicato, certo, ma è un investimento di immagine che oggi non può mancare. Anche perché non ci sono alternative", conclude Caselli con una risata.

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