Prostituzione sull'asse Madrid-Forlì: arrestata una coppia di coniugi - FOTO

A loro sono stati contestati i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di numerose donne straniere

La Polizia di Stato, nell’ambito dell’attività di contrasto ai fenomeni criminali pertinenti lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina, ha scoperto grazie ad un’importante indagine della locale Squadra Mobile coordinata dalla Procura della Repubblica di Forli, un vasto “giro” di squillo dell’Est, esteso a diverse province dell’Emilia Romagna, gestito da una donna russa di 54 anni e di uno spagnolo di 59.

A loro sono stati contestati i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di numerose donne straniere (nel corso delle indagini ne sono state identificate una dozzina), giunte in Italia con visto turistico ma in realtà in posizione illegale una volta scoperto che, di fatto, lo scopo della loro presenza non era quello dichiarato (turismo) bensì l’esercizio della prostituzione  all’interno di sei immobili situati a Forlì, Cesena, Imola, Ravenna e Bologna.

La donna organizzava e promuoveva l’attività illecita mantenendo i contatti con le giovani donne, tutte originarie dei paesi dell’ex URSS e in possesso di titolo di soggiorno spagnolo, che sistemava negli appartamenti gestendoli quasi come un “tour operator”, stabilendo i periodi di occupazione da parte dell’una o dell’altra, anche sulla base delle loro preferenze o precedenti esperienze nelle diverse località interessate, incastrando i diversi periodi in modo che nessun immobile restasse mai vuoto; lo spagnolo invece faceva la spola tra Madrid e l’Italia occupandosi della gestione operativa, logistica ed economica degli appartamenti e dei contatti diretti con le donne straniere (ritirava i proventi, manteneva i rapporti con i locatori, si occupava delle inserzioni che reclamizzano l’offerta sessuale e riforniva le donne di profilattici).

In una prima fase dell’indagine è stato arrestato nel 2015 lo spagnolo, rintracciato in un albergo di Forlì; in questo contesto si è dato corso alle perquisizioni dei sei appartamenti adibiti a luogo di esercizio della prostituzione, e sono state identificate le donne straniere che in quel periodo vi erano collocate per ricevere clienti; è stato sequestrato denaro per circa euro 8500 (profitto dell’attività illecita che l’uomo aveva appena ritirato alla fine del suo “giro” di riscossioni), alcune migliaia di profilattici diversamente ripartiti negli appartamenti ed altro materiale ritenuto utile al proseguimento dell’indagine. Anche i sei appartamenti sono stati sequestrati.

Dopo questa prima fase, le operazioni hanno coinvolto anche la Polizia spagnola attraverso il servizio Interpol, considerato che la russa non era stata rintracciata in Italia. Nei suoi confronti la Procura della Repubblica di Forlì ha emesso Mandato di Cattura Europeo, che è stato eseguito il 17 luglio di quest’anno, grazie al suo rintraccio all’interno dell’aeroporto internazionale di Madrid.

La posizione processuale dei due indagati ha seguìto due strade diverse: l’uomo, catturato per primo, è stato già condannato dal Tribunale di Forlì alla pena detentiva di 3 anni, tuttora in corso di esecuzione; la donna, in quanto latitante, aveva vista stralciata la sua posizione, ma ora, grazie alla cattura e all’imminente estradizione in Italia, verrà rapidamente processata.

L’operazione di Polizia è stata battezzata “GOLDEN GATE” prendendo il nome dall’agenzia immobiliare spagnola gestita dagli indagati, che fungeva da copertura; le indagini hanno anche svelato il progetto, ancora in fase embrionale, di estendere queste attività verso la Francia, visto che il giro d’affari, al netto dei pagamenti alle prostitute e dei costi gestionali (appartamenti, profilattici, e spese vive connesse alla gestione dell’attività) era di circa 15mila euro al mese “esentasse”. 

Le straniere, seppur “sfruttate” sessualmente, erano consenzienti e si trattava di casalinghe o donne rimaste improvvisamente senza occupazione (commesse, infermiere, operaie, alcune di loro anche sposate), che avevano trovato nell’ “agenzia” una modalità per superare le incombenti difficoltà economiche senza intaccare la loro reputazione nell’ambiente di vita quotidiana: espatriavano verso l’Italia per turni di due/tre settimane, al termine dei quali rientravano in Spagna in attesa della nuova “convocazione” per il turno successivo.
 
Gli appartamenti, dopo il primo “blocco” conseguente alle operazioni di perquisizione e sequestro, sono stati via via restituiti ai legittimi proprietari, nei cui confronti non sono emersi elementi per ritenerli conniventi con l’organizzazione criminale.

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