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Cronaca

La protesta di un paziente: "Ho rischiato di perdere un dito nell'attesa di 13 ore al pronto soccorso"

Per il paziente l'intervento non tempestivo avrebbe causato infine un ricovero evitabile o meno lungo

Le problematiche delle attese al Pronto Soccorso - lunghe e a volte snervanti perché per ore e ore sono accompagnate dal dolore e dalla preoccupazione tipici di quelle situazioni - possono portare anche al peggioramento della patologia per cui si è entrati al pronto soccorso. E' l'opinione che esprime un lettore, mediante una segnalazione in redazione. Per il paziente l'intervento non tempestivo avrebbe causato infine un ricovero evitabile o meno lungo. Scrive il paziente a riguardo: "Alcuni giorni prima di Natale mi sono fatto un piccolo taglio sulla punta del dito, che la sera ha iniziato a gonfiarsi e dopo una notte difficile con febbre a 39 mi sono recato al pronto soccorso alle 6 del mattino, a quel punto il dito era gonfio fino alle nocche e mi è stato dato il codice verde (2 ore di attesa massima secondo le linee di indirizzo del Ministero della Salute). La mia permanenza in pronto soccorso si è protratta per 13 ore durante le quali mi sono periodicamente presentato al banco degli infermieri per chiedere degli antidolorifici per sopportare il dolore e far vedere che il gonfiore stava aumentando, nonostante questo nessuno ha ritenuto di modificare il mio codice verde".

Continua il suo racconto: "Alla fine delle 13 ore non ero più in grado di muovere le dita della mano ed ero gonfio fino a metà dell'avambraccio. Fino a quel momento non ero consapevole che a causa del blocco della circolazione sanguigna stavo seriamente rischiando la perdita del dito e potenzialmente della mano, cosa che è stata subito palese al medico che poi mi ha visitato in ortopedia e che ha dovuto operarmi per eliminare il gonfiore e ripristinare la circolazione sanguigna. Per fortuna il dito si è salvato, ma a due mesi di distanza non ha ancora finito di guarire (e sarà una cosa lunga). Sono dovuto rimanere ricoverato 10 giorni mentre mi somministravano una forte terapia antibiotica ed ho dovuto sopportare parecchio dolore per una cosa che si sarebbe potuta risolvere molto più facilmente intervenendo prima".

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Ed infine: "La cosa che mi fa arrabbiare è che in tutte le volte che mi sono fatto vedere, nell'attesa al pronto soccorso, nessuno abbia pensato di cambiarmi il codice per ridurre l'attesa mano mano che la mia situazione peggiorava e i rischi aumentavano. Posso capire i problemi dovuti alla mancanza di personale del pronto soccorso che possono fare allungare i tempi, ma adeguare la priorità alla situazione che evolve non mi sembra una procedura difficile da attuare, considerando anche che le "Linee di indirizzo nazionali sul Triage Intraospedaliero" affermano che la rivalutazione rappresenta una fase imprescindibile del processo di Triage e prescrivono, a giudizio dell'infermiere o a richiesta del paziente o al trascorrere del tempo massimo raccomandato (blu 1 ora, verde 2 ore, bianco 4 ore), la ripetizione di parte o tutte le fasi di valutazione. Si può trovare il file da scaricare cercando: Linee di indirizzo nazionali sul Triage Intraospedaliero".

Il paziente, una volta preso in carico, non lamenta cattive cure, ma ritiene che potevano essere evitate: "Ringrazio i medici ed il personale infermieristico che, una volta che sono riuscito ad entrare, si sono presi cura di me", conclude. E' stata chiesta all'Ausl Romagna una replica sull'episodio segnalato.

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