La rabbia del titolare del ristorante: "Lo Stato mi nega il ristoro, io riapro"

Minaccia provocatoriamente di riaprire il suo ristorante, in quanto gli è stato negato il ristoro del Governo per la chiusura causata dalla serrata dei locali pubblici

Minaccia provocatoriamente di riaprire il suo ristorante, in quanto gli è stato negato il ristoro del Governo per la chiusura causata dalla serrata dei locali pubblici. E' la vicenda di Gianni Piolanti, titolare dell’osteria "Il Casetto di Dovadola". Piolanti spiega di essersi visto il rifiuto da parte di Agenzia delle Entrate di erogare i contributi a fondo perduto previsti dai decreti “Cura Italia” e “Ristori”. Per questo, annuncia la protesta: "Da sabato il locale riprenderà l’attività nei fine settimana nel pieno rispetto delle normative vigenti. Se nessun diritto al ristoro dei danni subiti dalla pandemia viene riconosciuto anche i doveri decadono".

Per il ristoratore sono stati "interpretati i suddetti decreti in maniera arbitraria: i decreti riportano testualmente che le attività avviate dopo marzo 2019 (mese preso a riferimento per i cali di fatturato), hanno comunque diritto ad un minimo ristoro. Ora l'Agenzia delle entrate  considera come apertura del locale la data di apertura della partita IVA e non l’attivazione della stessa o la data di apertura del locale, escludendo di fatto tantissime attività appena avviate che oltre ad aver affrontato enormi investimenti si vedono azzerato il fatturato e negati gli aiuti concessi a tutti. Non che mille euro per tre mesi di chiusura possano salvare un'azienda ma essere esclusi è profondamente ingiusto oltre che metterci in condizioni di inferiorità e concorrenza sleale nei confronti dei colleghi".

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