Cronaca

Giovanni, 16 anni, ogni settimana suona il pianoforte in ospedale: "Ho fatto una specie di patto con me stesso"

Ha con se uno zaino ed una bottiglietta d’acqua che appoggia sul pianoforte Kawai a mezza coda donato in estate dal Rotary Club locale, lo scopre e inizia a suonare

Le dita si muovono svelte e leggiadre nei tasti del pianoforte, riproducendo musica che alleggerisce l’atmosfera dello spazio circostante. Non uno spazio qualsiasi, ma la grande hall del Padiglione Morgagni dell’ospedale di Forli. Giovanni Bertoni ha 16 anni, vive a Forli e frequenta il liceo scientifico. Ha con se uno zaino ed una bottiglietta d’acqua che appoggia sul pianoforte Kawai a mezza coda donato in estate dal Rotary Club locale, lo scopre e inizia a suonare. La musica riecheggia nel padiglione, alcune persone sono sedute sulle panchine circostanti, altri si fermano per un istante e poi proseguono oltre, quasi ignorando l’evento, quasi a non voler disturbare.

Fotografia di un giovedì di dicembre. E’ l’ora di pranzo e la mensa aziendale soprastante è affollata di medici, infermieri ed operatori sanitari. Nei reparti si continua a lavorare senza sosta. Il parcheggio esterno come di consueto straripa di veicoli parcheggiati alla carlona e all’interno del nosocomio il viavai di persone è incessante. Non è la prima volta che quel pianoforte allieta la giornata di qualcuno in quell'ospedale, e verosimilmente non sarà l’ultima. Il 16enne infatti si reca settimanalmente in quella struttura e suona per un’ora, a volte anche per più tempo, ma non tanto di più: “Perchè ho paura di tediare le persone - racconta -, ed anche perchè per tornare a casa devo prendere il bus”.

VIDEO - Giovanni suona in ospedale

Giovanni suona per i sanitari, ma anche e soprattutto per chi ha una malattia, e per i loro cari. Per lui le note di quel pianoforte in quel luogo costituiscono una sorta di immancabile servizio, di volontariato, comunque un impegno serio e un appuntamento immancabile: “Ho fatto una specie di patto con me stesso - evidenzia il giovane -, l’ospedale è un luogo dove non sempre corrono ottime notizie, e magari la musica riesce ad arrivare dove non arrivano le parole”.

Ad animare quel servizio c’è un legame profondo con un suo ex professore di religione, un prete, purtroppo colpito da una malattia: “Un giorno mi sono recato da scuola verso l’ospedale per salutarlo e per suonargli qualcosa. E’ un professore che ha aperto la mente della nostra classe, perchè noi siamo entrati alle superiori col covid, eravamo una classe che non riusciva a parlarsi, e avevamo poche interazioni sociali. Quando arrivava lui in classe riusciva a farci dire cose che non dicevamo neanche ai nostri migliori amici o ai familiari. Insomma ci ha fatto conoscere meglio tra di noi, e soprattutto ci ha fatto vedere in modo diverso anche lo stare a scuola”.

Per dimostrargli vicinanza e gratitudine Giovanni ha quindi deciso di suonare il pianoforte in ospedale per lui e per tutti: “La prima volta fu questa estate - sottolinea Giovanni -, era un sabato ed erano circa le 18, di solito a quell’ora non c’è nessuno”. In quell’occasione la musica del pianoforte riempì il vuoto di quell’attimo, e furono diversi i sanitari che si avvicinarono incuriositi dalla sua presenza. Seguirono i ringraziamenti e un biglietto lasciato sul pianoforte che il giovane conserva nella propria camera da letto: “Si è venuto a creare questo rapporto di complicità con i medici e gli infermieri, mi hanno detto che sono il benvenuto”.

Da allora Giovanni ogni settimana va in ospedale, si siede al pianoforte e suona “Di tutto, ma il mio cavallo di battaglia è ‘La donna Cannone’, amo la musica e mi sono avvicinato al pianoforte grazie a mia madre (che è una speaker di una radio nazionale con sede a Bologna, nda). Frequento anche un corso pomeridiano di pianoforte. Credo che suonare in ospedale sia una cosa bella e spero che possa aiutare le persone ad alleggerire certe situazioni e ad estraniarsi dal luogo in cui si trovano”.

Scriveva qualche mese fa l'illustre pianista Giovanni Allevi: "Che le parole sono dei potenti farmaci, che la speranza ha effetti fisici positivi sulle cellule. Per questo in ogni circostanza, dobbiamo scegliere bene cosa dirci, ed essere consapevoli dell’enorme potere che abbiamo". Tanto basta a comprendere il peso delle parole e dell'intento di Giovanni Bertoni, il pianista 16enne che da solo, con il suo zaino e con la sua bottiglietta d'acqua tiene fede al proprio lodevole e commovente impegno suonando una volta alla settimana all'ospedale di Forlì prima di rincasare in autobus.

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