Rapina fallita e ostaggi sequestrati per più di un'ora: le indagini ripartono dalle telecamere

Secondo quanto ricostruito, dopo aver rubato una "Renault Modus" a Villa Selva i banditi hanno iniziato ad agire nel cuore della notte, lontano da occhi indiscreti, tagliando la modesta inferriata

Controlli sulle telecamere stradali e private tra l'Ospedaletto e il casello dell'autostrada A14: è da qui che ripartono le complesse indagini dei Carabinieri per individuare la banda che giovedì mattina ha seminato il caos all'Ospedaletto, realizzando una rapina molto complessa come organizzazione (17 ostaggi) e durata (più di un'ora), il tutto per un magro bottino di circa 4.500 euro. I militari stanno ora cercando di riannodare i fili di quanto accaduto, raccogliendo ogni possibile informazione dagli esami scientifici e dalle immagini. Analisi scrupolose sono state anche effettuate sulla "Renault Modus" rubata e ritrovata al centro commerciale 'Punta di Ferro', a pochi passi dal casello autostradale. Più una rapina è lunga, più si alzano le probabilità che i banditi facciano degli errori e lascino delle tracce preziose. Per questo ogni aspetto investigativo sta venendo curato nei massimi dettagli. 

Come è noto l'assalto di giovedì mattina, intorno alle 8.15, alla filiale della ex CariRomagna (ora Intesa San Paolo) di via Zampeschi 22, all'Ospedaletto. Secondo quanto ricostruito, dopo aver rubato una "Renault Modus" a Villa Selva i banditi hanno iniziato ad agire nel cuore della notte, lontano da occhi indiscreti, tagliando la modesta inferriata di una finestra in un cortile interno dell'edificio che ospita l'istituto di credito, entrando attraverso una vasistas, facilmente forzata. L'allarme non è scattato, pur con la presenza di due uomini all'interno.

Quindi hanno atteso l'ingresso dei dipendenti: in due, armati di pistola e col volto coperto, hanno fatto irruzione non appena è stato disinserito l'allarme, mentre un complice (anche lui col volto travisato) ha atteso all'esterno. Quest'ultimo ha bloccato il titolare del vicino ristorante ed altre sette persone che poco alla volta arrivavano al lavoro. I  malcapitati sono stati immoblizzati dal malvivente, anch'egli con la pistola, applicando alle loro mani delle fascette in plastica ed invitandoli a stare in silenzio e di non preoccuparsi perchè l'obiettivo era l'istituto di credito.

IL VIDEO - Come ha agito la banda di rapinatori

Contemporaneamente gli altri due rapinatori, tenendo sotto tiro gli impiegati con l'arma in pugno, hanno atteso che la cassaforte temporizzata si aprisse per mettere le mani sul bottino, circa 4.500 euro. Il tutto è durato circa un'ora. Ma il forte sospetto è che il vero obiettivo fosse il contenuto della cassa continua. Di dì a poco, infatti, sarebbe arrivato il furgone portavalori che fa il giro delle banche consegnando plichi in cui a volte ci sono anche centomila euro. La cassa continua viene aperta dall'interno, per questo i malviventi non sarebbero entrati in contatto col personale armato di scorta al portavalori. Questa è l'ipotesi di Filippo Lo Giudice, sindacalista delle Guardie Giurate, che torna così a chiedere maggiori tutele, per esempio l'obbligo di formare scorte di tre persone. Tuttavia, i carabinieri tenderebbero a ridimensionare questa ipotesi. Fonti investigative riferiscono che non era programmato il passaggio del portavalori.

Il terzetto si è dileguato a piedi con un magro bottino verso via Ravegnana, per poi salire a bordo di una "Renault Modus" grigia, ritrovata nella zona del centro commerciale Punta di Ferro. A mandare all'aria i piani dei malviventi sarebbe stata la fuga di una ragazza incinta, quella arrivata per ultima al lavoro all'Amorosa. Appena ha visto la pistola è scappata in strada, per rifugiarsi nel vicino bar. E' stata inseguita dal bandito, ma senza successo. Questo ha quindi costretto il commando alla fuga, comunque organizzata e ben programmata.

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