Cronaca Predappio

Recuperata la carcassa di una specie di gatto selvatico molto rara: "E' sinonimo del buon stato del territorio collinare"

Lo scorso mese di settembre, una pattuglia dei Carabinieri Forestale di Predappio ha rinvenuto un gatto selvatico morto a seguito dell’impatto con un’auto, a Montemaggiore di Predappio

La carcassa di una specie molto rara ed elusiva. Lo scorso mese di settembre, una pattuglia dei Carabinieri Forestale di Predappio ha rinvenuto un gatto selvatico morto a seguito dell’impatto con un’auto, a Montemaggiore di Predappio. L’intervento, eseguito grazie alla lodevole segnalazione di un cittadino, ha permesso di ipotizzare subito che potesse trattarsi della specie "Felis silvestris silvestris". La presenza di alcune caratteristiche morfologiche, come una stria nera vertebrale, quattro strie nere sulla nuca, la coda breve con anelli separati e apice nero, ha infatti consentito di presumere che il felino potesse appartenere a tale specie.
 Grazie alla pluriennale collaborazione con il Museo Civico di Ecologia di Meldola, i Carabinieri Forestale hanno richiesto quindi l’intervento del direttore del museo, il quale, avendo già studiato tale mammifero in vari areali, ha confermato l’ipotesi. L’animale quindi, tramite il Servizio Sanitario dell’Ausl di Forlì, è stato consegnato all’Istituto Zooprofilattico di Forlì per l’esame necroscopico e per il successivo inoltro ad Ispra di campioni biologici per le analisi genetiche, necessarie proprio per determinare con certezza la specie.

L’esito di tali esami, giunto in questi giorni, ha confermato che si trattava proprio di un giovane esemplare femmina di gatto selvatico europeo, della sottospecie Felis silvestris silvestris "Il gatto selvatico, considerato estinto fino ad alcuni decenni orsono, predilige zone forestali o con forte presenza arborea ed arbustiva; è un agile arrampicatore, con abitudini prevalentemente notturne - spiegano il maresciallo Vio Pietro, comandante della stazione Carabinieri Forestale di Predappio e Giancarlo Tedaldi, direttore del Museo di Ecologia del comune di Meldola -. Evita di norma le zone abitate e si nutre in prevalenza di roditori, nidiacei, insetti, rettili e anfibi. 

"Tale ritrovamento testimonia il consolidato re-insediamento della specie nel territorio romagnolo, in particolare nella media collina, attestandone altresì la progressiva espansione anche in ambienti rurali non densamente abitati - concludono Pietro e Tedaldi -. La conferma che si tratta inoltre di un soggetto risultato “puro” allo screening genetico avvalora l’idea di un basso tasso di randagismo (i gatti selvatici possono infatti ibridarsi con i domestici)".

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