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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Verso la conclusione i lavori di recupero dell’area ex Monti

Denominata anche di Santa Chiara, l’area di 19.714 metri quadrati fra le vie Dandolo, Battuti Rossi e Forlanini, tagliata in due da viale Italia, è nuovamente interessata dai lavori di riqualificazione, dopo alcuni anni di stop, grazie all’iniezione di liquidità operata da Banca Unipol

Verso la conclusione l’intervento di recupero dell’area ex Monti. La recente modifica della viabilità ordinaria su viale Italia, con divieto di sosta su entrambi i lati dell’arteria nel tratto fra via Battuti Rossi e la rotatoria di Piazzale Santa Chiara, è la prova “provata” che gli annosi lavori di riassetto di quella che, fino alla soppressione disposta dall’esercito d’occupazione napoleonico, fu la dimora delle monache francescane, stanno terminando.

Nel concreto si deve procedere all’esecuzione di opere di rifacimento e allargamento del marciapiede e alla realizzazione di due nuovi attraversamenti pedonali protetti in viale Italia. Il termine ultimo per la riconsegna del bene alla collettività è fissato al 30 maggio. Denominata anche di Santa Chiara, l’area di 19.714 metri quadrati fra le vie Dandolo, Battuti Rossi e Forlanini, tagliata in due da viale Italia, è nuovamente interessata dai lavori di riqualificazione, dopo alcuni anni di stop, grazie all’iniezione di liquidità operata da Banca Unipol. Il primo luglio scorso, l’Immobiliare Santa Chiara, proprietaria del comparto, ha affidato alla ditta Adriatica Costruzioni Cervia il completamento del progetto predisposto nel 2007 dallo Studio Bacchi Architetti Associati di Forlì e sospeso nel 2012 per la crisi del settore edilizio e la messa in liquidazione dell’impresa Scoes.

Il recupero dell'area Ex Monti

Il piano urbanistico prevede che nella cosiddetta “Area Grande” di 15.562 metri quadrai, posta fra via Dandolo e viale Italia, siano realizzati una zona residenziale privata di 9.800 mq, un parcheggio pubblico con 48 posti auto, un parco archeologico e percorsi ciclopedonali. L’altra porzione dell’ex convento, l’Area Piccola, pressoché terminata, gravita attorno all’edificio terziario costruito ex novo nel 2010 e consta di un parcheggio privato che a breve diventerà pubblico. “La completa ripulita del cantiere abbandonato nell’area grande – dichiara l’architetto Riccardo Bacchi, direttore dei lavori – con la sistemazione degli edifici e degli spazi esterni, hanno reso il comparto residenziale molto interessante ed accattivante. La proposta abitativa è talmente singolare e rara, che le vendite stanno andando molto bene”. Il comparto residenziale di riferimento raggruppa, infatti, 21 unità abitative ricavate dalla ristrutturazione di 5 edifici e letteralmente incastonate nelle mura perimetrali risalenti al 1653. A parte il recupero dei bastioni, già restaurati nel 2010 assieme ai lacerti di via Forlanini, il vero valore aggiunto dell’intervento operato dallo Studio Bacchi, sta nella realizzazione del parco archeologico pubblico.

“Nel 1987 – precisa il professionista - una campagna di scavi portò alla luce i resti di un'ala del chiostro duecentesco molto ben conservata. La nostra idea, in accordo con la soprintendenza Archeologica di Ferrara, è di realizzare un parco che sia testimonianza delle antiche costruzioni. Studiando le antiche planimetrie e confrontandole con le preesistenze venute alla luce, abbiamo deciso di restituire l'antica pianta del chiostro tramite un camminamento a spina di pesce con riquadri in pietra, che rappresenta il vecchio sedime del loggiato coperto che correva accanto alle costruzioni”. A fianco del parco stanno già sorgendo vialetti in ghiaietto sul solco degli antichi percorsi scoperti del chiostro. Questi spazi saranno illuminati e costituiranno un giardino pubblico sempre aperto. La storia dell’area ex Santa Chiara inizia niente meno che nel 1256.

Quando, nei primi anni Cinquanta, il Comune avvertì l’esigenza di un’alternativa viaria alla vecchia circonvallazione settentrionale, costituita dagli assi Pelacano e Isonzo, nessuno contestò la decisione di sventrare, da parte a parte, quel perimetro murario seicentesco sopravvissuto ai bombardamenti aerei dell’ultima guerra: nacque così l’odierno viale Italia. Nel lacerto rimasto in viale Vittorio Veneto all’angolo con via Dandolo, trovò posto persino un deposito di bombole di metano. A partire dal 1908 e fino all’ultima guerra, la ex Monti è stata una fiorente industria per l’esportazione del pollame con annessa fabbrica del ghiaccio. Fino alla cessazione di ogni attività, all’inizio degli anni Settanta, la ditta ha operato come deposito di bibite e bevande. Poi l’abbandono. Nel 1993 sembrava tutto pronto per avviarne il recupero, con l’insediamento di un supermercato. Sono però bastate le risultanze di alcuni saggi archeologici del terreno, commissionati nel 1987 dalla proprietà, per avere la conferma che l’area custodisce i resti del monastero francescano di Santa Chiara. La fondazione del convento da parte delle Sorelle Povere di Santa Chiara, oggi dimoranti nell’adiacente complesso di San Biagio, risale al 1256. Il monastero rimase gravemente danneggiato nell’incendio del 24 giugno 1499.

La nuova chiesa fu consacrata il 18 agosto 1660 dall’allora vescovo Giacomo Theodoli, ma non sopravvisse alla soppressione napoleonica. Luigi Belli, il faccendiere che si premurò di rilevare i beni ecclesiastici forlivesi dal Governo rivoluzionario francese, ne fece “tabula rasa” nel 1806, per impedire che un’eventuale restaurazione del potere pontificio rendesse nulle le sue transazioni. Successivamente, Antonio Fiori e Nicola Savorelli v’impiantarono una fabbrica di candele steariche e saponi inglesi. Il prodotto, esportato in tutta Europa, raggiunse anche l’Asia e in particolare Istambul, in Turchia. L’ultima grande “gioia” per la crescente schiera di cultori del passato forlivese, sta nella decisione dei proprietari dell’area, avvallata dai progettisti e sostenuta dall’Amministrazione comunale, di conservare anche l’arco in cemento di accesso all’area da via Dandolo, risalente al Ventennio. “Recupereremo anche il portone in ferro - conclude l’architetto Bacchi – anch’esso risalente agli Trenta”.
 

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