Lavori per 800mila euro, la palazzina Avis diventa "Casa del donatore"

La palazzina Avis, nell'intersezione tra via Giacomo Della Torre e via Lombardini, vedrà un radicale restauro, con lavori che partiranno tra un paio di settimane

La palazzina Avis, nell'intersezione tra via Giacomo Della Torre e via Lombardini, vedrà un radicale restauro, con lavori che partiranno tra un paio di settimane e dureranno circa 6 mesi. E' l'esito di un accordo definito tra il proprietario dell'edificio, che è il Comune di Forlì, e l'Avis, l'associazione per il dono del sangue che fin dalla costruzione della palazzina nel 1960 l'ha usata e gestita, e che continuerà a farlo almeno per i prossimi 50 anni, avendola avuto in concessione in cambio di corposi lavori per circa 800mila euro di valore.

La “palazzina Avis” diventerà più propriamente “Casa del donatore”, dato che diventeranno più ampi gli spazi affidati ad altre due associazioni del dono attualmente presenti nell'edificio, l'Aido (l'associazione del dono degli organi e dei tessuti) e l'Admo (l'associazione dei donatori di midollo osseo). “Oggi sanciamo la chiusura di un periodo di circa 4 anni in cui sono state valutate ipotesi non realizzabili, tornando a quella iniziale, cioè ristrutturare e dare un nuovo nome alla nostra attuale sede,  pensata fin dall'inizio per il dono del sangue. Una ristrutturazione completamente a nostro carico, un importo di circa 800mila euro, reso possibile da lasciti testamentari importanti dei forlivesi”, spiega il presidente di Avis Forlì Valdemaro Flamini. Operazione sostenuta dal sindaco Gian Luca Zattini: “E' un bel regalo per la cittadinanza avere l'edificio Avis ristrutturato. Oltre al  valore etico di tutta l'operazione, vediamo un importante investimento a beneficio di tutta la comunità con tempi celeri, perché  potremo rivedere nel suo splendore una bella palazzina del centro, contribuendo alla riqualificazione di una zona di Forlì, proprio di fronte alla palestra del Campostrino, il cui recupero sarà completato anche nell'allestimento esterno”.

La storia della “Palazzina Avis”.

L'edificio attuale fu costruito tra il 1958 e il 1960, l'androne inizialmente era un portico, con scale esterne, poi chiuso con una vetrata pochi anni dopo. A sovvenzionare le spese della sua costruzione fu la famiglia di Telemaco Casadei, all'epoca titolare della concessionaria Moto Guzzi a Forlì, per mantenere viva la memoria del figlio Erio Casadei, morto in un incidente stradale a 23 anni nel 1956, giovane promessa del motociclismo forlivese. La palazzina a due piani era stata pensata apposta per le attività di centro trasfusionale che dal 1953 venivano eseguite nei sotterranei dell'adiacente ospedale Morgagni. L'edificio, di proprietà dell'Ausl, non venne passato all'Università  quando questa acquisì i padiglioni circostanti per il nascente campus universitario, ma divenne del Comune, che per un certo tempo la usò anche come sede della circoscrizione, oltre che come uffici dell'Avis. Attualmente vi si svolge solo l'attività amministrativa, associativa e sportiva di Avis, Aido e Admo, in quanto l'attività trasfusionale viene eseguita in locali appropriati del nuovo ospedale Morgagni-Pierantoni.

Per quattro anni è stata valutata la scelta di trasferire l'Avis nell'ex camera mortuaria di via Corridoni, per via dell'interessamento dell'Università all'attuale sede, che vanta 560 metri quadri, ma il progetto è tramontato per gli eccessivi vincoli posti dalla Soprintendenza. “Era un ripiego”, spiega Flamini, che promuove la concessione firmata lo scorso anno dal Comune per mantenere l'Avis nella sua attuale sede, dopo corposi interventi di messa a norma e ristrutturazione.

foto storica sede avis-2

I lavori 

Dettaglia Angela Grattoni che ha gestito la parte amministrativa: “Il Comune, con un atto di concessione, rende disponibile ad Avis un suo immobile, per 50 anni rinnovabili. Avis da parte sua effettuerà la ristrutturazione, tra l'altro seguendo tutte le procedure pubbliche, come se fosse un appalto del Comune. Il Comune potrà controllare quando vuole il cantiere e l'avanzamento dei lavori”. Il lavoro amministrativo ha portato via circa 16 mesi ed ora si può entrare nella fase del cantiere. 

Aggiunge l'architetto Marino Biserni: “Abbiamo avuto 19 sopralluoghi, 8 ditte che hanno presentato regolare offerta. I lavori sono stati assegnati alla Cear di Ravenna, con impresa esecutrice un'impresa storica del territorio, la 'Orioli Enea', che fu tra l'altro quella che costruì l'edificio nel 1960. Saranno risolte tutte le carenze di messa a norma, verrà ridotto del 60% il consumo energetico  con un intervento di riqualificazione e diventerà un edificio 'a emissioni zero', dato che si allaccerà alla rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento erogata dalla vicina centrale. Nei lavori saranno salvaguardate le tre opere d'arte presenti all'interno, di Savorana, De Cupis e Maceo Casadei”.

I numeri dell'Avis

Dal 25 luglio l'Avis si appoggia temporaneamente in locali messi a disposizione dalla Provincia in via Miller. Attualmente l'associazione organizza il dono di 3.600 donatori di sangue e plasma, con 11mila donazioni all'anno di cui 3.000 di plasma (arrivando all'autosufficienza per quanto riguarda il sangue e alla copertura del 60% del fabbisogno per il plasma). I soci attivi in attività di volontariato sono circa 50, i dipendenti 12 di cui 5 amministrativi e i restanti medici e infermieri del centro trasfusionale, altro personale viene preso in libera professione.

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