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Cronaca

Referendum in Grecia, gli ellenici forlivesi spingono per il 'no': "La democrazia non si vende"

Spiegano i pro "no": "Sì significa un'ulteriore diminuzione di stipendi e pensioni, oltre il 40% già avvenuto, nel pubblico; la riconferma dello stipendio minimo netto a 490 euro nel privato"

Anche i greci forlivesi guardano con interesse al referendum di domenica proclamato dal premier greco Alexis Tsipras per chiarire se la Grecia debba o meno accettare le misure fiscali proposte dall'Unione europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea. In nove firmerebbero per il "no": si tratta di Nika Arvanitaki, funzionaria direttiva Regione Emilia-Romagna, pensionata; Angelica Drossaki, ceramista; Sofocle Gaitanos, architetto; Evangelos Karygiannis, imprenditore; Dina Manari, management marketing; Lena; Papadaki, artista; Pavlos Papajannidis, medico, pensionato; Nikos Skandalakis, studente ing. Aerospaziale; e Christina Xatzipavlou, casalinga.

Spiegano i pro "no": "Sì significa un’ulteriore diminuzione di stipendi e pensioni, oltre il 40% già avvenuto, nel pubblico; la riconferma dello stipendio minimo netto a 490 euro nel privato; ulteriore svendita di beni comuni quali  ospedali, porti, aeroporti, ferrovie e strade nazionali. Se vincerà il si, perderà non solo la Grecia,  ma in tempi non troppo lontani si avranno conseguenze simili su molti altri popoli europei, compresi gli italiani, visto l’alto debito pro capite. La crisi greca ha superato i confini nazionali ed è in ballo oggi non solo  la  dignità e sovranità della Grecia, ma la dignità e la sovranità per tutto il sud Europa. Il nostro "no" significherebbe la rinegoziazione del debito greco con condizioni più favorevoli allo Stato e al popolo greco e, soprattutto, la volontà di rivendicare un Europa dei popoli e non della moneta perché la democrazia, che è giustizia e libertà, non si vende e non si svende".

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