Referendum, Roberto Balzani per il 'No': "Non mi sento conservatore. Meno parlamentari significa meno controllori"

Tra poco più di due settimane gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum confermativo della riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Sorprende la posizione dll'ex sindaco Roberto Balzani

Tra poco più di due settimane gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum confermativo della riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Si vota domenica 20 e lunedì 21 settembre.  La legge sul taglio dei Parlamentari è stata approvata in via definitiva l'8 ottobre 2019, la cosiddetta 'Riforma Fraccaro'. Con il 'Sì', si conferma la riforma che fa passare il numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600. Nello specifico, i deputati alla Camera si riducono da 630 a 400, mentre i senatori passeranno da 315 a 200. La principale differenza, cambiando solo il numero dei parlamentari, è il minor costo della politica e il mutato rapporto numerico di rappresentanza  sia alla Camera dei deputati (1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi è 1 per 96.006 abitanti) sia al Senato (1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi è 1 ogni 188.424 abitanti). In caso di vittoria del 'Sì' sarà necessario ridisegnare i collegi elettorali con una legge ordinaria. Con il 'No', invece, rimane tutto com'è attualmente.

Le posizioni dei partiti

Sono per il 'Sì' il Movimento 5 Stelle - che ha maggiormente sostenuto la riforma – e poi Pd, Lega e Fratelli d'Italia; Italia Viva dà libertà di scelta, mentre è molto divisa Forza Italia, tanto che Silvio Berlusconi ha già indicato la piena libertà di voto sia per i dirigenti che per gli elettori forzisti. Il 'no' viene espresso da diversi partiti della sinistra, ma anche da numerosi esponenti 'dissidenti' rispetto alla linea nazionale del Pd, e da alcuni piccoli partiti come '+Europa'. Per il 'no' anche alcuni “grandi vecchi” della politica come Romano Prodi e Pier Ferdinando Casini.

Il dibattito a Forlì

A Forlì, il dibattito sul tema referendario è tuttora scarso. L'unica iniziativa di approfondimento politico è stata organizzata dal gruppo consigliare 'Forlì & Co', che fa riferimento a Giorgio Calderoni. Uno dei pochi a prendere la parola, in questo caso decisamente a favore del 'Sì', è stato l'ex vicesindaco della giunta Balzani Giancarlo Biserna, storico esponente dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Per Biserna “proprio coloro che hanno avuto ed hanno ancora le maggiori responsabilità dei disastri del sistema Italia ci spiegano che dobbiamo votare 'no' in nome di una democrazia che per primi non hanno realizzato proprio loro. E noi, vero popolo tolstojano, che ci lamentiamo di questi signori e ambienti, ricchi sfondi e dominanti sempre, come facciamo a credere ancora ai loro ragionamenti?”. Si è schierato per il "No" Volt Forlì-Cesena, il movimento presente in tutti gli stati europei con lo stesso simbolo e lo stesso programma progressista ed ecologista, si è espresso contro il referendum del taglio dei parlamentari e la dichiarazione favorevole espressa dal presidente Stefano Bonaccini. In una recente intervista a ForlìToday ha espresso la sua posizione anche il deputato di Italia Viva, Marco Di Maio: "Penso che una eventuale vittoria del "sì" al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari non avvierà alcun percorso di riforme".

L'intervista all'ex sindaco Balzani

Diversa, invece, la posizione di Roberto Balzani, ex sindaco di Forlì (con Biserna come vice), storico, presidente dell'Istituto Beni Culturali dell'Emilia-Romagna, nonché iscritto del Pd. Balzani partecipa a Ravenna ad una serata divulgativa del 'Comitato del no'

Balzani, a Ravenna partecipa ad una serata del 'Comitato del no'. Non le piace questa riforma?
“Sono stato invitato a Ravenna per un incontro, più una chiaccherata tra amici, ma non mi ritengo un esponente del 'No'. Come molti, però, sono molto dubbioso. Da un lato mi rendo conto della spinta sociale alla riduzione dei parlamentari - ma è una campagna molto facile -, dall'altro lato credo che non risolverà i problemi né dell'attuale parlamentarismo, per come è fatto, né della rappresentanza, perché i partiti continuano a dominare i candidati. L'idea che alla Camera, come è adesso, ci sia un deputato ogni 100mila abitanti non mi dispiace. Non ritengo questa riforma una panacea”.

Lei è anche uno storico e meglio di altri può comparare a livello storico i diversi contesti. Ci sono stati nella storia e nell'attualità casi in cui un ridotto numero di parlamentari ha significato più pericoli per la democrazia?
“Ci sono Paesi nei quali le rappresentanze in parlamento sono molto selettive, e sono democrazie. Gli Stati Uniti per esempio. Non sono di quelli che dice che con meno parlamentari è finita la democrazia, è una sciocchezza. Storicamente il dibattito su questo tema oscilla su una duplice esigenza: la rappresentanza degli elettori e la necessità di garantire le decisioni. A seconda dei periodi storici si è posto l'accento su uno o l'altro dei due concetti. In Italia nelle Prima Repubblica aveva preminenza la rappresentanza, con l'idea di dare un posto sole anche ai più piccoli partiti, poi modernizzandosi il Paese si è sentito maggiormente il bisogno di decidere e governare. Non c'è soluzione. Però la riduzione, sola e a sé stante, non risolve neanche il problema del governo e di decisioni più spedite. Attualmente il 90% delle leggi sono di iniziativa governativa e non parlamentare, quindi il Parlamento ha un ruolo soprattutto di controllo del governo. Già ora i parlamentari producono poche leggi di loro, quindi si tratta essenzialmente di una riduzione del numero dei controllori. Diventa un modo più facile per un governo di far passare le proprie leggi. Ma ci sono solide idee anche per il 'Sì', non mi sento di assumere una posizione assoluta, i sostenitori del sì non sono distruttori della democrazia”.

Il Pd, il suo partito, ha una posizione favorevole alla riforma. 
“La mia è una posizione personale. Sono un semplice iscritto ed è legittimo che ognuno faccia un ragionamento autonomo. Detto questo credo che vincerà il 'Sì', la mia non è una posizione che pensa di essere maggioritaria. Il 'Sì' è prevalente perché dalla sua parte ci sono ragioni di testa, ma anche di pancia, per il 'no' invece è solo una posizione di testa, e come tale è minoritaria”.

Lei ha sempre avuto, nella sua storia politica, posizioni più radicali e di rottura anche all'interno del suo partito e quando era sindaco. Ora invece con questa posizione si trova più allineato a 'grandi vecchi' della politica. Non è una contraddizione?
“Anche io, come persona ed essere umano, ho la tentazione dell'anti-politica, la sento dentro di me, dire 'Sì, tagliamo così imparano'. Ma dubito che questo sentimento sia utile su una scelta che riguarda la Costituzione.  Non mi sento un conservatore in questa posizione, anzi il contrario:  le posizioni più radicali non trovano soddisfazione in questa riforma che non risolve la questione fondamentale della rappresentanza diretta dei cittadini. Con questa riforma si dà in pasto alla gente la riduzione dei parlamentari, e si continuerà a fare come prima. La dico come diceva il politologo Giovanni Sartori: il deputato chi tiene in considerazione per essere eletto? I partiti, le lobby o i cittadini? Mi pongo la stessa domanda dopo il taglio. A chi risponderà? Cambia la dipendenza dalle segreterie di partito? No, ed anzi, essendo meno, sarebbe teoricamente anche più facile per le lobby comprare il deputato. Ma un ragionamento analogo in buona fede lo si può fare anche per il 'Sì', e lo rispetto. Diciamo che sono un po' più disilluso”

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Farà altre iniziative elettorali nelle prossime due settimane? Intensificherà la sua attività politica?
“No, la serata che faccio a Ravenna è poco più di un divertimento. Non farò campagna elettorale”

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