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Regione Romagna, il M.A.R. insiste: "Favorevole il 68% degli abitanti"

L'ultimo incontro del Comitato regionale del M.A.R. - Movimento per l'Autonomia della Romagna, tenutosi lo scorso 24 marzo a Forlì, è stato l'occasione per una riflessione a tutto campo sull'evoluzione della "questione romagnola"

L’ultimo incontro del Comitato regionale del M.A.R. – Movimento per l’Autonomia della Romagna, tenutosi lo scorso 24 marzo a Forlì, è stato l’occasione per una riflessione a tutto campo sull’evoluzione della “questione romagnola” in relazione all’attuale congiuntura economica e politica del paese. È il fondatore del Movimento, l’Onorevole Stefano Servadei, a delineare il quadro entro cui si colloca l’azione del M.A.R.: “L’attuale situazione politica è di primario interesse per il M.A.R.. Il problema è sempre lo stesso, cioè il mancato riconoscimento del referendum relativo alla creazione della regione Romagna, che resta il nostro obiettivo primario.”

Rispetto al passato però la realtà è molto più sfrangiata e negli ultimi tempi le aperture a vantaggio della tesi romagnolista si sono moltiplicate, come dimostra la frequenza con cui si parla di “area vasta” in riferimento al territorio romagnolo. “Si tratta del riconoscimento della necessità di superare i problemi locali”,  commenta Servadei, “e non possiamo che incoraggiare questo, ma è necessario che questi riconoscimenti diventino qualcosa di più concreto perché non si può continuare a rimandare. Anche il progetto di abolire le Province va nella direzione da noi auspicata, perché mira a rendere più celere e più economica la gestione del paese”.

Il fondatore del M.A.R. sottolinea inoltre l’ampio respiro di questa proposta, considerando come anche in altri ambiti nazionali ci si stia muovendo in una direzione analoga: “Noi chiediamo che sia data la possibilità ai cittadini di esprimersi, nel pieno rispetto di quanto dice la nostra Costituzione, secondo l’articolo 132. Non solo nel nostro territorio ma anche in altre zone di Italia si fa appello a questo diritto: la Costituzione negli anni ha resistito a tutti i tentativi di modifica a questo articolo, dimostrando dunque di continuare a  privilegiarlo in quanto assoluta garanzia di democraticità.” Ed è proprio sul concetto di democraticità che il M.A.R. fonda la sua proposta, una proposta che si inserisce nel contesto generale di rinnovamento che l’Italia dovrebbe portare avanti per uscire dalla crisi: “I problemi del paese sono molti e gravi, ma riteniamo che una soluzione democratica di questo tipo faciliterebbe anche tutto il resto. Il MAR intende sopperire ai difetti di presenza che i partiti in questo periodo stanno dimostrando di avere, impegnando in prima persona i cittadini e responsabilizzandoli. C’è la necessità che i partiti rivedano con estrema decisione queste loro carenze per garantire un’adeguata rappresentanza e il rispetto della democrazia, strumento fondamentale per risolvere i problemi.”  Dunque quella del M.A.R. è una battaglia che va al di là dei confini locali e che vuole offrire una risposta efficace alla situazione di crisi nazionale e mondiale: “Il nostro obiettivo non è semplicemente quello di avere una migliore rappresentanza alla Romagna, ma è orientato a trasformare la repubblica in un sistema  regionalistico e meno accentrato. Per farlo si deve partire dalle forze locali, che devono essere più attive e meno dispersive.” Il M.A.R. con la sua azione pluriventennale ha dato un importante contributo in quest’ottica facendosi interprete delle richieste dei cittadini, fa notare Servadei: “Nel corso degli anni abbiamo dimostrato di poter smuovere le montagne, come si è visto con la questione della Valmarecchia: abbiamo sostenuto fortemente questa battaglia sollecitando la pubblica opinione sull’argomento, così da favorire la risoluzione di una vicenda che si trascinava da 150 anni.”

Mantenere aperta la discussione sul tema Romagna è la strada che il M.A.R. intende perseguire per arrivare preparati all’appuntamento referendario. Infatti, secondo una ricerca condotta dalla Facolta di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna, in caso di referendum i romagnoli favorevoli all’autonomia regionale sarebbero circa il 68%, numero che fa capire quanto sia importante alimentare il dialogo con i cittadini: “La nostra battaglia ha buone probabilità di successo, dobbiamo trovare un nostro spazio e degli appoggi non solo a livello locale ma anche a livello nazionale perché in questa fase è importante mantenere aperto il problema e sollecitare la discussione ad ogni livello. Il M.A.R. si è assunto l’impegno di moltiplicare la presenza sul territorio per mantenere vivo l’interesse dell’opinione pubblica e delle popolazioni coinvolte.”.


Servadei conclude con un ricordo di Tonino Guerra, vera e propria incarnazione dell’essenza romagnola: “Quando è iniziata l’attività del M.A.R. c’era scetticismo nei nostri confronti e anche Tonino non si era espresso a favore; poi però ha riconsiderato la nostra azione, apprezzando la serietà delle nostre intenzioni. Tonino era un personaggio unico, un grande romagnolo, che ha dato molto alla nostra terra. Era figlio di un’epoca travagliata e la sua poesia ne porta il marchio: penso a una delle più belle immagini che ci ha lasciato, quella di lui che, una volta liberato dalla prigionia in Germania, può finalmente guardare una farfalla senza provare il desiderio di mangiarla.”.

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