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Gli ambientalisti confutano i dati di Hera, Atersir e Regione: "Se il Palazzo li accetta, andremo dai cittadini"

"Se il Palazzo risponde col silenzio e fatica a consultarci per tirare conclusioni completamente opposte alle nostre, andremo a parlare coi cittadini per spingere il decisore politico"

“Non accettiamo risposte fatte di silenzio. Se ci sono, ci mostrino i dati che confutano i nostri”: è l'attacco che arriva da Alberto Conti, coordinatore del Tavolo degli Ambientalisti (Taaf). “Se valgono le risposte di Hera, Regione e Atersir che sminuiscono il ruolo di Alea strumentalizzando i dati, e il Palazzo risponde col silenzio e fatica a consultarci per tirare conclusioni completamente opposte alle nostre, andremo a parlare coi cittadini per spingere il decisore politico. Stiamo arrivando ai ferri corti con l'amministrazione”, sempre Conti, che attacca anche l'assessore all'Ambiente Giuseppe Petetta, espressione di un partito, Forza Italia, il cui capogruppo in Consiglio comunale, per gli ambientalisti, si è espresso a favore dell'inceneritore. Il riferimento è ancora una volta ai dati ambientali dell'inceneritore. 

“Numeri in libertà, numeri che nessuno sa da dove derivano, numeri assurdi se confrontati con tutti i dati della letteratura scientifica”: è così che Natale Belosi e Conti del Tavolo delle associazioni ambientaliste (Taaf) bollano le cifre indicate da Hera per quanto riguarda i dati resi noti durante la Commissione consiliare di Forlì del 23 febbraio scorso, tutta dedicata all'inceneritore. L'attacco è in particolare sulle emissioni clima-alteranti .Spiega una nota del Taaf: “Hera ha dichiarato che nel 2019 le emissioni di Co2 di origine fossile sono state pari a 20.100  tonnellate su un totale di circa 150.000 tonnellate, che le emissioni evitate grazie alla produzione di energia dell'inceneritore (in sostituzione di quella di altre fonti energetiche) sono state pari a 57.300 tonnellate, con un risparmio netto di 37.200 tonnellate di Co2 fossil . Ma le 20.100 tonnellate di CO2 fossile dichiarata sono il 13,4% del totale, pari a 299 grammi per kWh netta prodotta. L'Ispra invece certifica che dagli inceneritori escono 678 grammi di CO2 fossile per kwh netta. Se vogliamo attenerci a ulteriori dati ufficiali di enti terzi, lo studio Lca del 2015 dell'Università di Modena e Reggio sull'inceneritore di Coriano di Rimini, gemello di quello di Forlì, certifica che le emissioni fossili erano il 38,9%.  Applicando questa percentuale, le emissioni fossili di Forlì sono pari a 58.435 tonnellate, quasi tre volte quelle dichiarate da Hera e maggiori di quelle che dice di risparmiare. Nel frattempo, le analisi merceologiche eseguite dalla Regione sul rifiuto residuo che va ad incenerimento certificano che la plastica presente è aumentata di anno in anno, grazie all'aumento delle raccolta differenziata ed in particolare dell'umido, mentre le molte plastiche non oggetto di differenziata si concentrano nell'indifferenziato facendo aumentare la percentuale di emissioni fossili. Se quel il dato di emissioni di CO2 fossile di HEera è così sballato, viene il dubbio che anche tutti gli altri dati forniti possano esserlo”.

Hera nei suoi dati considerava le emissioni evitate, quelle che sarebbero state prodotte dal trattamento del medesimo quantitativo di rifiuti gestiti in modo diverso dall'inceneritore e la produzione da altre fonti fossili del medesimo quantitativo di rifiuti, indicando 57.300 tonnellate di anidride carbonica risparmiata e quindi con un saldo positivo rispetto a quella prodotta, pari a 37.200 tonnellate di vantaggio ambientale. Impostazione rifiutata, però, dagli ambientalisti: “Le tonnellate dichiarate da Hera come essere evitate ed invece in realtà emesse, considerando le 67.200 Mwh nette prodotte dall'inceneritore corrispondono ad emissioni di 853 grammi per ogni kwh, da confrontarsi con i 307 grammi emessi in media in Italia dal mix energetico nazionale, come certifica Ispra. È ovvio che l'inceneritore non fa risparmiare CO2 ma ne emette quasi 3 volte quelle dichiarate da Hera. Il saldo è quindi nettamente peggiorativo con emissioni di CO2 fossile superiori di 37.800 ton (+ 84%) rispetto ad una uguale energia prodotta dal mix energetico nazionale, l'esatto contrario di quanto detto da Hera. Si ribadisce: quell'inceneritore è una stufa che inquina più del petrolio”.

Ed infine: “Vogliamo essere sicuri? Basta affidare uno studio all'università che chiarisca questo mistero una volta per tutti. E questo il Comune può farlo. Alla fin fine per capire le emissioni fossile bastano due numeri: quanta Co2 è uscita dal camino (e questo si sa perché rilevato in continuo) e quanta plastica è stata bruciata (e per questo bastano alcune analisi merceologiche dei rifiuti bruciati)”. Conclude la nota: “Anche l'Europa si è accorta che l'incenerimento è dannoso, che è un fattore che contribuisce all'alterazione del clima e che va superato. Infatti, negli ultimi mesi, ha deciso  di escludere l'incenerimento da tutti i finanziamenti europei a partire dai fondi regionali. Ma ha fatto di più. Ha esplicitamente indicato l'incenerimento come esempio di tecnologia che crea danno all'economia circolare e che quindi deve essere esclusa dal Next Generation Ue. Viceversa ha detto che l'unica impiantistica finanziabile per il trattamento del rifiuto indifferenziato è quella che permette di ricavare materiale riciclabile come l'impiantistica di selezione, esattamente l'impiantistica che da tempo chiediamo venga adottata in alternativa all'incenerimento”.

Gli ambientalisti contestano anche l'ammortamento dell'impianto fissato al 2033, data entro la quale la struttura non si potrebbe chiudere, stante la necessità di ammortare la sua costruzione. Anche qui è scettico Belosi: “Anzitutto bisogna vedere il carico dell'ammortamento, per esempio se è stato considerato il tasso di interesse del 7%. Ma se deve essere ammortizzato, possiamo farlo nei prossimi 5 anni aumentando il costo di ingresso dei fitiuti dell'inceneritore da 105 a 160-180 euro a tonnellata. Alea manda all'inceneritore 13mila tonnellate, gli altri 107mila, l'ammortamento anticipato lo pagano gli altri territori, dato che i fumi li respirano i cittadini di Forlì”.  Belosi è critico anche sull'aumento di rifiuti speciali di 50mila tonnellate, causate a dire di Atersir dal sistema Alea che con le penalizzazioni sui conferimenti eccessivi “espelle” rifiuti dal ciclo dei rifiuti urbani, spingendo quelli prodotti dalle aziende verso il libero mercato dei rifiuti speciali. Contesta Belosi: “Gran parte di queste 50mila tonnellate sono riferite agli anni 2017 e 2018, non coperte dal servizio di Alea. Questi erano già rifiuti aziendali che andavano verso i centri di riciclaggio dei rifiuti speciali ma che venivano conteggiati nei rifiuti urbani solo perché era previsto un bonus in bolletta di 20 euro a tonnellata. Alea non c'entra con questo dato”. 

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