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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Sanità / Meldola

All'anno oltre 30mila nuove diagnosi di tumore maligno: nasce in Emilia Romagna la Rete Oncologica regionale

La miglior qualità di cura in un percorso assistenziale che va dall'ospedale al territorio. Bonaccini-Donini: "Servizi e assistenza sempre più vicini ai cittadini"

Assicurare la migliore qualità e appropriatezza delle cure per il paziente. In un percorso assistenziale efficace e sicuro che si estende dall’ospedale al territorio. E’ l’obiettivo della Rete Oncologica ed Emato-oncologica regionale dell’Emilia-Romagna, le cui Linee di indirizzo sono state approvate dalla Giunta e presentate dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e dall’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini. Il documento definisce le caratteristiche generali della rete regionale secondo il modello del Comprehensive Cancer Care Network, che garantisce, nel rispetto delle autonomie locali, la maggiore uniformità possibile in termini di accesso, gestione clinica, governance e monitoraggio dei dati ai fini sia clinici sia di ricerca. Lo scopo è garantire ai cittadini cure, assistenza e servizi sempre più elevati e, al tempo stesso, vicini in termini di prossimità.

Infatti, uno dei punti di forza del modello è l’oncologia di prossimità, che permetterà di delocalizzare, tra Case di Comunità e Ospedali di Comunità, sino al domicilio del paziente, le attività oncologiche ed emato-oncologiche, garantendo le medesime condizioni di efficacia e sicurezza. Forte impulso verrà poi dalla telemedicina, che pur non sostituendo le visite in presenza consentirà una tempestiva discussione degli esami diagnostici e la rilevazione di eventuali segni di ripresa di malattia.

"La sanità pubblica che vogliamo e su cui continuiamo a investire è quella legata al territorio, che si prende cura di tutti senza lasciare indietro nessuno, e lo fa con servizi, terapie e assistenza sempre più innovativi e a misura del cittadino - affermano Bonaccini e Donini -. Con la Rete Oncologica ed Emato-oncologica regionale l’Emilia-Romagna guarda al presente e al futuro, con l’obiettivo di portare sempre di più i servizi direttamente nelle comunità locali, in linea anche con il modello di medicina territoriale definito nel Pnrr, che in diversi aspetti si ispira alla nostra regione, come nel caso della Case della salute. Grazie alle risorse previste da quest’ultimo possiamo ridisegnare la rete di assistenza sanitaria territoriale in modo capillare, per una sanità pubblica capace di dare risposta alle nuove esigenze che anche la pandemia ha evidenziato”.

“La Rete Oncologica ed Emato-oncologica dell’Emilia-Romagna nasce grazie ad un lavoro condiviso tra i nostri migliori professionisti dell’ambito oncologico e i cittadini. In Emilia-Romagna possiamo contare su strutture oncologiche territoriali già molto avanzate, ma con la messa a sistema di questo modello organizzativo basato sulla multidisciplinarietà e sulla condivisione dei percorsi diagnostici e terapeutici compiamo un ulteriore passo avanti. La Rete- concludono presidente e assessore- vuole creare infatti un modello di cura incentrato sulla persona, capace di assicurare il miglior percorso di assistenza coordinando tutti i soggetti coinvolti”.

La Rete dell’Emilia-Romagna nasce in una realtà dotata di Oncologie ed Emato-oncologie strutturate e organizzate che in tutte le province offrono già livelli elevati di servizio per i quali la Regione si è da tempo impegnata. Fin dal 2006, infatti, in tutte le province sono attive organizzazioni secondo il modello della rete, il cui buon funzionamento è testimoniato dai risultati. L’Emilia-Romagna è infatti tra le regioni che registrano il dato più alto di sopravvivenza a 5 anni per le principali sedi tumorali.  

Il modello organizzativo: come funziona

Il Comprehensive Cancer Care Network dell’Emilia-Romagna è il modello organizzativo scelto per la particolare complessità clinico-organizzativa dell’ambito oncologico (più simile ad una rete delle reti), l’assetto consolidato e il diffuso livello qualitativo medio-alto delle strutture dedicate già presenti in regione.
Tre sono i livelli operativi di questo modello, che si caratterizza per il profilo inclusivo delle strutture competenti e delle relazioni collaborative già esistenti sul territorio regionale: Centri di I livello (strutture organizzate che erogano prestazioni oncologiche ed ematooncologiche in prossimità, in linea con i programmi e gli indirizzi definiti nella normativa nazionale, regionale e locale, ad esempio Ospedali di Comunità e Case di Comunità); Centri di II livello (ospedali distrettuali in grado di assicurare, all’interno del coordinamento di rete e in continuità con i centri di III livello, prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali oncologiche ed emato-oncologiche) e Centri di III livello (ospedali polispecialistici in cui sono presenti tutte le competenze specialistiche ad interesse oncologico ed emato-oncologico, le dotazioni tecnologiche a elevata complessità insieme a programmi di formazione continua e di ricerca.

Al Coordinamento di rete oncologica ed emato-oncologica, che è regionale per assicurarne l’omogeneità di funzionamento, vengono attribuite funzioni strategiche, tecnico-scientifiche e di promozione della ricerca e dell’innovazione. Esistono anche coordinamenti di rete locale su base provinciale o aziendale (Romagna). In particolare, le reti locali ricompongono le diverse funzioni dei Dipartimenti e dei Distretti coinvolti e realizzano al loro interno il raccordo tra i livelli ospedaliero e territoriale. Assicurano, tra l’altro, la prevenzione secondaria con l’attività di screening, i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) condivisi da tutte le componenti professionali nella formulazione e implementazione, con punti di accesso equamente distribuiti in tutti i territori, la continuità delle cure dopo la dimissione ospedaliera, la riabilitazione fisica e psico-sociale in continuità anche con i servizi sociali, la fruizione dei servizi e delle competenze afferenti alla rete di cure palliative, la condivisione e gestione dei programmi di follow-up.

I percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali oncologici ed emato-oncologici sono governati da un Gruppo Multidisciplinare/Multiprofessionale Oncologico (Gom), che ha il compito di assicurarne l’implementazione nei nodi della rete, provvedendo anche al monitoraggio dei risultati. Ogni Pdta individua un coordinatore responsabile e un case-manager, figura di coordinamento dell’attività dei professionisti interni ed esterni e riferimento per la relazione-comunicazione con il paziente e i familiari. Quanto alla gestione urgenze cliniche e organizzative è prevista la realizzazione di percorsi di accesso preferenziale all’interno dei Dipartimenti di emergenza-urgenza e dei Dipartimenti oncologici, evitando l’utilizzo del Pronto Soccorso.

L’oncologia di prossimità e la telemedicina

Uno dei punti di forza della Rete è l’oncologia di prossimità. Le Aziende sanitarie possono delocalizzare sul territorio (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, domicilio) attività oncologiche ed emato-oncologiche, garantendo medesime condizioni di efficacia e sicurezza. Saranno definiti a livello regionale i criteri e gli standard strutturali, organizzativi, tecnologici e qualitativi delle prestazioni e delle attività per identificare le strutture territoriali nelle quali svolgere le attività oncologiche e onco-ematologiche, le figure professionali necessarie e le competenze adeguate. Nell’oncologia di prossimità è più prezioso il contributo della telemedicina, passata da risposta emergenziale a imprescindibile investimento strutturale per il nostro sistema sanitario. I contatti telefonici/telematici, sperimentati durante la pandemia per evitare molti accessi in ospedale di pazienti in follow-up, non possono sostituire le visite in presenza, ma possono consentire una tempestiva discussione di esami diagnostici e la rilevazione di eventuali segni e sintomi di ripresa di malattia.

Ricerca e terapie innovative

La Rete Oncologica ed Emato-oncologica Regionale punta anche sulla ricerca e sullo sviluppo di terapie innovative. Infatti, saranno riorganizzati i laboratori di Biologia Molecolare ed è previsto un unico Molecular Tumor Board (Mtn) a cui i Gruppi Oncologici Multidisciplinari riferiscono i pazienti con neoplasia avanzata non suscettibili, dopo terapie standard, di trattamenti efficaci, qualora caratterizzati da alterazioni genomiche per le quali non siano disponibili farmaci con indicazioni rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. E poi la sostenibilità delle terapie innovative (nuovi farmaci, terapie geniche avanzate) su cui la Regione si impegna da tempo, come dimostrato dall’attività del Gruppo Regionale per l’impiego appropriato dei Farmaci Oncologici (GReFO) o dall’individuazione nell’Irccs-Aou di Bologna Unità Operativa Complessa di Ematologia del Centro Hub per l’utilizzo delle terapie avanzate CAR-T per i pazienti dell’Emilia-Romagna nel 2019. Inoltre, è prevista la creazione di una rete strutturata per la ricerca, necessaria per la presenza sul territorio di 5 Irccs con sede a Reggio Emilia, Bologna e Meldola, totalmente o parzialmente oncologici e 4 Aziende Ospedaliero Universitarie a Parma, Modena, Bologna e Ferrara.

I tumori in Emilia-Romagna: dati e prevenzione

Il Registro Tumori della Regione Emilia-Romagna stima per la nostra regione un numero medio annuo di oltre 30.747 nuove diagnosi di tumore maligno (esclusi i carcinomi cutanei) con un tasso standardizzato di incidenza per 100.000 abitanti pari a 697 casi negli uomini e 529 casi nelle donne. Ogni anno si registrano in media 13.621 decessi per tumore maligno, il 54,3% dei quali a carico degli uomini. Il tasso standardizzato di mortalità per 100.000 abitanti è pari a 323 casi negli uomini e 194 casi nelle donne. La sopravvivenza a 5 anni per le principali sedi tumorali e per tutti gli stadi di malattia si attesta rispettivamente al 60% nei maschi e al 66,5% nelle femmine, per entrambi tra le più alte in Italia. In base ai dati fino ad oggi disponibili, l’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la migliore sopravvivenza a 5 anni per il tumore della mammella (89%), del colon-retto (69%) e del polmone (18%).

Inoltre, in regione i programmi di screening oncologici, messi gratuitamente a disposizione dal Servizio sanitario per la diagnosi precoce e la cura di alcune delle forme più diffuse di tumore come al colon-retto, al collo dell’utero e alla mammella, rivestono un ruolo centrale nell’ambito delle politiche di prevenzione e sono un esempio di percorsi integrati e gestiti con approccio multidisciplinare e multiprofessionale. L’adesione è tornata ai livelli pre-pandemia. Al 1^ gennaio 2023 le persone delle rispettive fasce di età che hanno eseguito il test nei tempi raccomandati sono: il 71% della popolazione target femminile per lo screening mammario, il 65% per lo screening della cervice uterina, il 53% per lo screening colorettale. L’introduzione dello screening ha ridotto enormemente la possibilità di avere una diagnosi in fase avanzata (cala del 26% l’incidenza delle forme avanzate di carcinoma mammario) e di morire a causa del cancro: -50% la mortalità per il tumore del colon retto.

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