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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca Centro Storico / Corso Giuseppe Mazzini

Riapre al pubblico la Chiesa del Carmine, salvata dal rischio più grosso del crollo del tetto. Ma servono altri 500mila euro

Due anni e due mesi di chiusura per mettere in sicurezza quello che è uno dei gioielli dell'arte del Settecento a Forlì, la Chiesa del Carmine di corso Mazzini, chiusa in fretta e furia

Due anni e due mesi di chiusura per mettere in sicurezza quello che è uno dei gioielli dell'arte del Settecento a Forlì, la Chiesa del Carmine di corso Mazzini, chiusa in fretta e furia nel settembre 2020 per un affossamento del tetto che era ben visibile anche dall'esterno. Le copiose infiltrazioni potevano anche causare il collasso completo del tetto. Ed ora sono stati terminati i lavori urgenti per quasi 600mila euro, con i quali si può dire senza dubbio di aver sventato il rischio più grosso sia per le persone ma anche per la conservazione del bene culturale. Il completamento dell'intervento è stato presentato in anteprima ai media martedì mattina. Ma ci sarà anche un concerto per suggellare la riapertura al pubblico, che  - però – non sarà come prima.

Molto difficile, infatti, che si possa tornare a celebrare messe ordinarie al suo interno, tenendo conto che già al momento della chiusura d'urgenza, il culto ordinario vedeva solo una messa la domenica mattina. “La destinazione sarà discussa dal consiglio dell'unità pastorale del centro storico”, spiega il rettore della chiesa del Carmine, don Antonino Nicotra, che è anche parroco delle parrocchie del centro. Il grande numero di chiese molto vicine tra loro in centro, a cui però fa fronte un numero sempre più esiguo di preti, porta infatti alla scelta di concentrare l'attività di culto solo in alcuni edifici religiosi, tanto più che ora si aggiunge il problema non secondario dei costi energetici, dato che le chiese e i locali annessi sono spesso troppo grandi per essere ben riscaldati e illuminati.

Inoltre, se torna la piena agibilità, non mancano altri lavori da realizzare, per circa 500mila euro, nelle cappelle laterali e al campanile. Finanziamenti ancora tutti da trovare. I lavori urgenti, infatti, hanno risolto il deterioramento dello stato delle capriate, con la messa in sicurezza del tetto della navata, ma ben altro occorrerebbe per un restauro anche delle opere d'arte presenti all'interno e riportare ad un autentico primo splendore la chiesa di corso Mazzini. “Riapriamo un tesoro prezioso della comunità cristiana e di tutta la cittadinanza, anche se i lavori necessari non possono dirsi completati”, spiega il vescovo Livio Corazza. Il vescovo ricorda “l'abbondanza di beni preziosi” negli edifici religiosi forlivesi, ma anche “onerosi dal punto di vista economico”.

Riapertura chiesa del Carmine

L'intervento 

L'intervento di somma urgenza ha comportato due anni di lavori e un costo di 595.400 euro, a sostenere la spesa sono stati il contributo della Cei (dall'8 per mille) per 390mila euro e della Fondazione Cassa dei Risparmi per 170mila euro. Il lavoro è consistito in una non facile e più volte rinviata opera di “miglioramento sismico della copertura”, aggiunge Claudio Giannelli, responsabile dell'ufficio diocesano per i beni culturali.  “Altri 35.400 restano a carico della chiesa del Carmine e l'appello ai cittadini è di contribuire all'opera mediante una donazione via bonifico, detraibile dalla dichiarazione dei redditi”, è l'appello di Claudio Leonessi, economo della Diocesi. L'Iban è IT66I0854213200000000279711 intestato alla Chiesa di Santa Maria del Carmine.

VIDEO - La riapertura della Chiesa del Carmine

Il concerto 

L'evento musicale saluta il ritorno del pubblico nella chiesa. E' in programma giovedì 10 novembre, alle 21 e chiuderà le celebrazioni del ventennale dell’associazione Amici dell’Hospice e dell’Hospice di Forlimpopoli, fondati entrambi nel 2002. Protagonisti saranno Yuri Ciccarese e il Quartetto Wolfer, assieme al Coro Cappuccinini-San Paolo.

Il concerto è diviso in due parti: nella prima è prevista l’esibizione del flautista Ciccarese insieme al Quartetto Wolfer, composto da Giampiero Montalti (violino), Daniele Brancaleoni (violino), Michele Rivi (viola) e Tatyana Mukhambet (violoncello), che proporrano il Quintetto di Boccherini, il Concerto di Vivaldi (n. 5 - Opera 10 in Fa maggiore) e il Quartetto K 285 B in Do maggiore di Mozart. Seguirà una seconda parte in cui il Coro Cappuccinini-San Paolo, diretto dal maestro Enrico Pollini, assieme all’Ensemble strumentale Forum Livii (archi, fiati, corde e percussioni etiche) proporrà la Misa Criolla di Ariel Ramirez. L’evento, a offerta libera, si svolge in collaborazione con l’associazione Magicamente Mozart.

La storia della chiesa

La chiesa attuale, il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stata radicalmente rifatta nel 1735 su disegno di fra Giuseppe Merenda. L’Ordine dei Carmelitani, che rimane proprietario della grande chiesa di corso Mazzini, è uno dei più antichi nella storia della chiesa. L’arrivo dei frati a Forlì risale invece al 27 agosto 1347, data di fondazione della chiesa dell’Annunziata e del convento. Tal Peppo di Orebono anche a nome della moglie Caterina, fece dono ai Carmelitani di un terreno con casa “in vinea abbatis”, la vigna dell’abate di San Mercuriale. Il nucleo originario di 12 frati elesse come primo superiore il bolognese fra’ Cambio.

Tra il 1348 ed il 1350 fu eretta la prima chiesa, di modeste dimensioni, che venne ingrandita tra il 1482 ed il 1490 con l'edificazione di una grande cappella. Con il passare dei secoli la chiesa, di impianto romanico, si dimostrava decadente e troppo piccola per le esigenze della comunità. L'edificazione della terza chiesa, quella attualmente presente, venne iniziata il 15 agosto 1735 e terminata 24 maggio 1746 su progetto del Cavaliere di Malta Giuseppe Merenda. Nel 1808 a seguito dell'invasione napoleonica, i beni dei Carmelitani vennero requisiti, e la chiesa, con annesso convento, fu adibita a magazzino e stalla.

Con la restaurazione e poi con l'unità d'Italia in realtà la situazione non cambiò di molto e la chiesa e il convento vennero dati dal demanio al Comune e da questo all'amministrazione provinciale. Solo nel 1914 il governo italiano dichiarò la chiesa monumento nazionale, quando venne rimontato anche il pregevole portale del '400,smontato nel 1841.

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