Riapre la chiesa di Pieveacquedotto dopo il restauro: "Stiamo cercando un nuovo accesso"

Il gioiello romanico posto proprio a ridosso del casello autostradale di Forlì, è appena ritornato allo splendore originario al termine di un lungo e sapiente restauro operato dalla ditta Casadio Geometra Bruno S.a.s. di Castiglione di Ravenna

Riaprirà i battenti ai primi di ottobre la chiesa di Santa Maria in Pieveacquedotto. Il gioiello romanico posto proprio a ridosso del casello autostradale di Forlì, è appena ritornato allo splendore originario al termine di un lungo e sapiente restauro operato dalla ditta Casadio Geometra Bruno S.a.s. di Castiglione di Ravenna.

La spesa complessiva di mezzo milione di euro è stata finanziata dal fondo dell’8x1000 destinato alla Chiesa Cattolica, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dalle Soprintendenze di Bologna e Ravenna. Sono stati eseguiti interventi di consolidamento strutturale con installazione di tiranti in acciaio, sostituzione delle capriate lignee della navata, rifacimento delle coperture con elementi di recupero e infine risanamento delle murature interessate da forte umidità di risalita. All’interno spiccano la nuova pavimentazione e il rifacimento delle reti e dei terminali impiantistici e di allarme.

Citata per la prima volta in un documento del 963 e ricostruita nel 1273, Santa Maria in Acquedotto è stata riportata all’originalità romanica nel 1933 da monsignor Attilio Fusconi, parroco dal 1906 all’anno della scomparsa, nel 1957. Il sacerdote pagò di tasca propria le ingenti spese sostenute. Dopo di lui si prodigò molto per la salvaguardia del monumento anche il successore monsignor Serafino Milandri, scomparso nel 2011. Di notevole impatto visivo è pure il campanile, che risale al Mille, epoca in cui si diffuse nella cristianità l’uso delle campane. La sua peculiarità, oltre alla vetustà, è di essere privo della cuspide, tipico elemento ornamentale delle torri forlivesi: crollata per un rovinoso terremoto ai primi dell’800, non è più stata ricostruita.

“Il restauro della Pieve - dichiara il vicario generale diocesano e amministratore parrocchiale, canonico Pietro Fabbri – mi ha portato a scoprire la straordinaria ricchezza umana dei residenti, fino a convincermi che abbiamo bene investito per il futuro”. Subito dopo l’inaugurazione ufficiale prevista per ottobre, partirà anche il recupero della canonica: l’obiettivo è mettere chiesa ed attrezzature a disposizione dei giovani della Diocesi per campi estivi, esperienza di fraternità, weekend e ritiri. Don Pietro Fabbri e il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi non hanno dubbi sul futuro del grande complesso parrocchiale: “Sarà il nuovo polo giovanile diocesano”.

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A questo punto diventa improcrastinabile trovare una soluzione anche al difficile accesso carrabile alla Pieve, insorto l’indomani dell’apertura del 4° lotto della Tangenziale. La nuova infrastruttura viaria, fondamentale per Forlì, ha precluso per ragioni di sicurezza il precedente ingresso diretto da via Gordini. Nel punto in cui partiva il segmento viario di collegamento con la pieve millenaria, campeggia un “guardrail” praticamente insormontabile. Adesso, per raggiungere la chiesa è necessario proseguire sulla Ravegnana verso Ravenna sino alla colonnina del metano, per poi svoltare a destra in via Cà Mingozzi, stradello lungo e stretto non adatto ad un traffico veicolare. “Stiamo ragionando con Anas Spa e Comune – conclude don Pietro – per arrivare ad aprire un varco sulla rotonda della Tangenziale a ridosso del fiume Ronco e collegarlo con la via Brunotto esistente”. Riusciranno residenti, forlivesi e turisti a riappropriarsi dello straordinario gioiello di Pieveacquedotto? 

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