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Giovedì, 23 Maggio 2024
Alluvione, la ripartenza

"L'alluvione non poteva cancellare il mio sogno", la vittoria di Manuel Fantini: riparte il Galliano Park

Era il 16 maggio scorso quando la pista per mini moto, che sorge lungo la via Emilia tra Forlì e Forlimpopoli e che viene utilizzata come allenamento anche dai campioni della MotoGp, era stata sommersa dall'esondazione del fiume Ronco

La luce in fondo al tunnel centotrentuno giorni dopo. Al Galliano Park si torna a vivere finalmente quell'adrenalina che solo il mondo del motorsport sa regalare. E la ripartenza è nel volto sorridente di Manuel Fantini e dei suoi genitori. Era il 16 maggio scorso quando la pista per mini moto, che sorge lungo la via Emilia tra Forlì e Forlimpopoli e che viene utilizzata come allenamento anche dai campioni della MotoGp, era stata sommersa dall'esondazione del fiume Ronco. Il livello dell'acqua in pochi minuti ha superato abbondantemente i due metri, sfiorando il tetto della vicina abitazione e del locale allestito a bar-ristorante. Poi l'acqua si è ritirata, facendo emergere fango e danni.

Subito si è attivata la macchina della solidarietà, che ha fatto il giro d'Italia, per aiutare la famiglia Fantini a ripartire quanto prima. "Siamo stati travolti da un grandissimo affetto, anche dai gestori di altre piste che ci hanno aiutato con donazioni", tiene a sottolineare Fantini. Gli ingredienti della ripartenza: forza di volontà, solidarietà e spirito di organizzazione. Dal fango che ricopriva la pista è cominciata giorno dopo giorno, con l'impegno commovente dei volontari, ad affiorare la speranza. Poi la melma dall'asfalto è sparita. E mercoledì scorso sforzi e sacrifici sono stati ripagati. I piloti Kevin Zannoni, Luca Bernardi, Andrea Mantovani, Alessandro Delbianco e Filippo Fuligni hanno tenuto a battesimo la ripartenza della celebre pista, tornata ad ospitare piloti privati già sabato. 

Manuel, avresti mai pensato che sarebbe arrivato il momento di riaprire il Galliano Park?
“Dico la verità. Già al secondo giorno avevo la certezza che saremmo riusciti a riaprire. Inizialmente tutti mi hanno dato del matto, compresi i miei genitori. Ma quando ho visto la reazione solidale, tra chi voleva dare una mano per togliere il fango con una semplice pala, chi voleva dare il proprio contributo con mezzi, chi voleva fare donazioni o organizzare eventi benefichi, ho capito che ce l'avremmo fatta”. 

Mercoledì scorso c'è stato lo 'shakedown' della pista alla presenza di piloti impegnati in vari campionati. Che sensazione hai provato?
“Ho provato delle gran belle sensazioni. Ero circondato da un bel 'pacchetto' di piloti intenditori del gas a manetta (sorride, ndr). E' stato come vivere da pilota un fine settimana di gara perfetto. Inizialmente avevo una certa tensione, poi adrenalina e quindi gioia e rilassatezza. Un insieme di emozioni forti, una dietro l'altra. Ci voleva dopo quattro mesi di duro lavoro. Ma non è finita, perchè ci sarà da lavorare forte per rifare il bar-ristorante, il laghetto da pesca e l'area del noleggio moto”. 

Dopo l'alluvione hai mai avuto momenti di sconforto, pensando di alzare bandiera bianca?
“Purtroppo diversi. Ma non c'è mai un momento in cui ho pensato di arrendermi. Avevamo alle spalle talmente tanto tifo, che non si poteva alzare bandiera bianca. Al massimo ci saremmo schiantati (scherza, ndr)”.  

Dove hai trovato la forza per reagire dopo tutto quello che è accaduto?
“Il sostegno delle persone ci ha dato tanta forza. Abbiamo ricevuto tifo ed affetto. Il mondo del motociclismo si è fatto sentire, tra piloti, ex piloti ed addetti ai lavori, ma anche appassionati del motorsport, clienti abituali o persone che hanno scoperto la nostra realtà attraverso i social”. 

A quanto ammonta la stima dei danni?
“Difficile rispondere a questa domanda. Se ipotizziamo di rifare il bar-ristorante e il lago la somma può oscillare tra 700mila e il milione di euro. Ma è una stima sommaria. Bisogna anche considerare che i prezzi delle materie prime sono anche raddoppiati rispetto ad esempio al 2013 quando abbiamo rifatto la pista”.

Hai documentato giorno dopo giorno i lavori post alluvione, associando ai giorni che trascorrevano i numeri dei piloti. Una bella trovata, come ti è venuta in mente?
“Tutto è iniziato nel secondo giorno. Dopo aver salvato il nostro gatto “Scheggia” eravamo felicissimi nel bel mezzo di una palude di distruzione. In quel momento ho pensato che era il giorno numero 2, quello che portava in pista il mio idolo Fausto Gresini. Questa cosa mi ha colpito, era come se ci fosse una certa assonanza. Il giorno numero 1, quello dell'alluvione, lo riconducevo invece a Wayne Rainey, il campione del mondo indiscusso della 500 quando ero un bambino e che vinse il titolo nel 1990, 1991 e 1992 con la Yamaha, mentre nel 1993 non è arrivato il quarto mondiale perchè rimasto paralizzato nell'incidente di Misano. L'alluvione era come se mi avesse spezzato la schiena. Amo il mondo delle corse e mi è piaciuto associare i giorni successivi a quanto accaduto ai numeri dei piloti, anche perchè mi davano una gran forza, pensando al pilota in questione e alla sua storia. E ci sono state coincidenze carine”. 

La cosa più bella di questa esperienza? Ti aspettativi così tanto affetto?
“La reazione delle persone. Non me l'aspettavo così forte, soprattutto dal mondo volontario. Sono rimasto deluso da chi si occupa di queste emergenze e invece non si è ancora visto. Parlo anche di Stato e istituzioni”. 

Il messaggio più bello che hai ricevuto?
“Me lo sono salvato nel telefono e recita: “Siete forti, lo siete sempre stati e ancora di più. Ricordatevi che voi siete stati da sempre asilo nido, elementari, medie, trampolino di lancio per tutti i pilotini e lo dovete esser ancora. Il Galliano non deve finire”. Me lo ha scritto Cecilia Masoni, una delle ragazze più promettenti che ho visto crescere sulla nostra pista e che poi non ha avuto la fortuna di proseguire nel professionismo. E' stato un peccato, perchè andava davvero forte. Il suo messaggio di ha riempito di cuore”.

Si torneranno a mangiare le famose tagliatelle al ragù di tua mamma che tanto piacciono anche a Valentino Rossi?
“Assolutamente sì, anche a costo di farlo ogni tanto. A mia mamma piace cucinare, usando ingredienti genuini che sceglie lei. E' una delle nostre priorità, ma il problema sarà creare le condizioni necessarie per poterlo fare. Il bar-ristorante, infatti, è ancora da sistemare”. 

Torneranno i ragazzi della VR46 Academy ad allenarsi?
“Sì, penso che potrebbe accadere quando torneranno dalla trasferta extra europea del campionato.In questi quattro mesi siamo stati in contatto. Ho avuto uno scambio di messaggi con Valentino su Instagram”. 

Ultima domanda: com'è cambiato Manuel in questi mesi di sacrificio? Ti immaginavi di essere così forte?
“Mi fai una domanda difficilissima, perchè non è ancora finita. Diciamo che siamo a metà strada, ma leggermente in discesa, anche perchè potremo cominciare a contare sugli incassi della pista. Ci sarà da lavorare nel parco e nel paddock. Non mi immaginavo di essere così forte davanti all'avversità, ma non credo di esserlo come mi stanno dicendo in molti. Ho dato tutto me stesso perchè questo è il mio sogno. L'alluvione non poteva cancellarlo”. 

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