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"Che Dio me la mandi buona". E consegna armi nascoste nel freezer

Gli arresti rientrano nell'ambito delle indagini, iniziate nei primi di giugno, che hanno permesso di individuare un covo pieno di refurtiva in via Rossellino, nella zona di Villa Selva, ed arrestare M.S., un 47enne meldolese

“Che Dio me la mandi buona”. Così ha esclamato V.S., un incensurato catanese di 31 anni, finito in manette alle prime luci dell’alba di giovedì dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, diretti dal capitano Cristiano Marella, per ricettazione, detenzione e porto illegale d’armi da fuoco. Nel corso dell’operazione, che rientra nell’indagine che ha portato alla scoperta di un covo di refurtiva a Villa Selva, è stato arrestato anche il cognato del 31enne, un 17enne, suo ospite.

Quest’ultimo aveva nascosto all’insaputa del familiare acquisito e della sorella una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa per cancellarne la provenienza probabilmente furtiva, un caricatore, munizioni, ma anche cinque grammi di cocaina di ottima qualità dalle quali si sarebbero potute ricavare una decina di dosi e l’occorrente per il confezionamento delle dosi. Processato per direttissima, il 31enne è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione (pena sospesa perché incensurato), mentre il minorenne si trova al centro di prima accoglienza minorile di Bologna.

LE INDAGINI – Gli arresti rientrano nell’ambito delle indagini, iniziate nei primi di giugno, che hanno permesso di individuare un covo pieno di refurtiva in via Rossellino, nella zona di Villa Selva, ed arrestare M.S., un 47enne meldolese in flagranza di reato per ricettazione. Prima di effettuare il blitz, gli investigatori hanno documentato i movimenti dei frequentatori assidui dell’abitazione dove tra l’altro venivano smontate carcasse di auto.

IL CATANESE - Tra questi vi era V.S., un incensurato catanese classe ’81, sospettato di esser collegato al giro di ricettazione. Gli inquirenti hanno richiesto ed ottenuto dal pm Filippo Santangelo un decreto di perquisizione dell’abitazione. Alle prime luci dell’alba di giovedì i Carabinieri si sono presentati nella casa del siculo - nella periferia di Forlì - con una decina di uomini e unità cinofile, due specializzate nel ritrovamento di armi ed una per la droga.

LA PERQUISIZIONE – Alla vista degli uomini dell’Arma, dopo aver tentennato, ha esclamato un “Che Dio me la mandi buona”, per poi indicare un frigorifero staccato. All’interno del freezer, avvolto da carta di giornali, sono spuntati un fucile calibro 32 a canna mozza in ottimo stato, rubato a Catania nel 1989, relativo munizionamento (10 cartucce), e una pistola probabilmente calibro 38, che sarà inviata agli esperti balistici del Ris di Parma poiché non ci sono segni di riconoscimento.

SORPRESA – “Questo è tutto”, ha riferito il 31enne. Ma gli inquirenti hanno esteso la perquisizione nel resto dell’abitazione. Quando il cane antidroga ha fiutato la camera del cognato, è balzato dentro un armadio, rovistando tra gli indumenti. Dentro un calzino c’erano una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa (probabilmente rubata), dieci munizioni, un bossolo esploso ed un caricatore; ma anche cinque grammi di cocaina di ottima qualità, l’occorrente per il confezionamento delle dosi e quattro grammi di mannite usata come sostanza da taglio.

IL COGNATO - Il 17enne ha spiegato di aver trovato la pistola al Parco di Forlì mentre stava orinando dietro un cespuglio. Una giustificazione ritenuta poco credibile per gli investigatori. A casa dei genitori del ragazzo sono invece state trovate modiche quantità di hashish e marijuana. Per il minorenne sono scattate le manette per porto illegale d’armi da fuoco e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ora si trova nel centro di prima accoglienza minorile di Bologna a disposizione della magistratura. E’ difeso dall’avvocato Gianluca Betti.

CONDANNA – V.S. ha collaborato con gli investigatori, ammettendo di non esser a conoscenza dell’arma e della droga tenute nascoste dal cognato. Per giustificare la detenzione delle altri armi, ha spiegato di averle trovate in una delle auto che aveva smontato nel covo di via Rossellino. Difeso anche lui dall’avvocato Betti, è comparso venerdì mattina davanti al giudice per il processo per direttissima e condannato ad un anno e dieci mesi di reclusione perché incensurato.

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