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Un anno senza "Tugnaz", un "amarcord" di Aurelio Angelucci: le parole di un amico

Del suo recitare con la compagnia ‘Cinecircolo del Gallo’, la cosa che più lo appagava era l’aver donato, in quasi 2.500 serate, tantissimo buon umore, all’insegna del motto: s’l’é nota, us’ farà de’ (se è notte, si farà giorno).

E’ già passato un anno dalla scomparsa di Aurelio Angelucci, “Tugnaz”, galantuomo di Romagna d’altri tempi, personaggio poliedrico dalle tante passioni: lo spettacolo, il cinema, il teatro, il ciclismo, il dialetto, la Romagna con la sua grande amicizia con l’onorevole Stefano Servadei, per il quale nutriva enorme stima. Angelucci fu fondatore nel 1962 della Compagnia teatrale ‘Cinecircolo del Gallo’. “Aver conosciuto Aldo Spallicci, è ba’ dla Rumagna - ricordava Tugnaz - in gioventu’ è stato determinante: apprezzare e parlare il nostro dialetto è stata la molla per portare in palcoscenico opere di autori romagnoli”. Del suo recitare con la compagnia ‘Cinecircolo del Gallo’, la cosa che più lo appagava era l’aver donato, in quasi 2.500 serate, tantissimo buon umore, all’insegna del motto: s’l’é nota, us’ farà de’ (se è notte, si farà giorno).

Questo il ricordo di Vincenzo Bongiorno: "Lo conobbi nel 2000, da giovane collaboratore del settimanale ‘il Momento’, diretto allora da Alessandro Rondoni. Quel settimanale ‘il Momento’ a cui Aurelio, ancora ragazzino, nel 1950 quando era direttore don Pippo, portava le segnalazioni cinematografiche. Ho avuto la fortuna di diventare amico di Aurelio. Meglio, Lui mi onorava della sua amicizia, nonostante i 45 anni di differenza anagrafica tra noi. Che belle serate in allegria, a teatro o in piazza Saffi al Rondo Point. Il 10 maggio 2018 ci fece anche il regalo di una serata in Confedilizia Forlì-Cesena dal titolo ‘Amarcord e nostar dialet”. Quel dialetto di cui era anche un appassionato divulgatore nelle scuole. Che belle le chiacchierate con i suoi coinvolgenti racconti, tra cui quelli sulla Romagna, sul dialetto, sul cinema, sul ciclismo e sulle numerose partecipazioni a trasmissioni nazionali, radio e tv".

"Nel novembre 2006, su ‘il Momento’ fui incaricato dal direttore Rondoni proprio di raccontare questo aspetto di Angelucci, la sua quaratennale esperienza tra i quiz di radio e tv. “E’ la prima volta che faccio il punto su queste mie esperienze”, mi confessò Aurelio. La prima esperienza alla radio fu "Il Gambero" (1967), invitato dal mitico Enzo Tortora. Alla radio partecipò poi alle trasmissioni Indianapolis (1970, con la conduzione di Raffaele Pisu); Testa coda (1971, conduttore Oreste Lionello); "Teatro Quiz", a cui partecipò in coppia con Vittorio Mezzomonaco (1971, conduttore Alberto Lupo); Itineradio (1978, con la conduzione di Paolo Ferrari); "La luna nel pozzo" (1981, condotto da Ubaldo Lay e Michele Mirabella)", prosegue.

Passando alle esperienze in tv, uno dei suoi apici Angelucci lo raggiunse al popolare quiz televisivo sul ciclismo "Ciao Mamma", dove nel 1968, si laureò campione. A condurre quella trasmissione erano il campione di ciclismo, Vittorio Adorni, che quell’anno vinse il Mondiale su strada a Imola, e Liana Orfei. Angelucci ha poi continuato a partecipare a trasmissioni tv, e tra queste "I sogni nel cassetto", dov’era in coppia con la forlivese Luisa Baldelli, ed il presentatore era Mike Bongiorno nella prima trasmissione della neonata Canale 5 nel 1980. E poi ancora "Lo stellone del 1983" su Rete 4 presentata da un giovanissimo Christian De Sica; "Fantastico 4" del 1983 su Rai Uno in coppia con l’amico Mario De Fanti, presentato da Gigi Proietti ed Heather Parisi; "La Verità" su Rete 4 del 1993 con Marco Balestri; 2Piacere Rai Uno" del 1992 dal Bonci di Cesena nella veste di dialettologo romagnolo; e poi ancora tante altre, solo per ricordarne ancora alcune: "Mondiale" (1982 Rai Due, condotta da Enrica Bonaccorti), "Il Gran Paese" (1986, Rete 4, condotta da Claudio Lippi), "C’est la vie" (1987, Canale 5, condotta da Umberto Smaila); "Vent’anni" (2000, su Rai Due con l’attore Andrea Roncato).

Conclude Bongiorno: "Caro Aurelio, quando ti penso in Cielo, mi doni sempre un sorriso, poiché mi viene in mente la simpatia con cui ricordavi che s’ui’è e Paradis l’e’ fat come la Rumagna (se c’è il Paradiso è fatto come la Romagna), e ancor di più mi si fa presente l’entusiasmo con cui chiudevi quella poesia, la tua preferita: Romagna Solatia, Dolce Paese! Ciao Aurelio, per sempre grazie!"

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