Ricordo di Roberto Pistolesi, vera e propria archistar romagnola: le sue firme sul recupero del patrimonio monumentale e artistico

Professionista dotato di grande sensibilità umana e culturale, ha legato il suo nome al recupero di alcuni fra i più importanti edifici storici del forlivese.

Si terranno sabato 18 luglio, alle 10.30, nella basilica di San Mercuriale, i funerali dell’architetto Roberto Pistolesi, morto mercoledì sera per un improvviso malore all’età di 59 anni. Progettista esperto nella valorizzazione del patrimonio monumentale e artistico, ma anche professionista di grande sensibilità umana e culturale, ha legato in modo indelebile il suo nome al recupero di alcuni fra i più importanti edifici storici del forlivese.

L’ultimo in ordine di tempo è stato proprio la facciata di San Mercuriale, la chiesa in cui la comunità locale gli tributerà l’ultimo saluto. Basta scorrere il suo imponente “curriculum vitae”, per attribuire al professionista scomparso il ruolo di vera e propria “archistar” romagnola. Andando in ordine d’importanza, nel 2013 ha assunto e portato a termine l’incarico relativo alla direzione, misura e contabilità dei lavori per il “Restauro ad uso museale delle Cannoniere o Arsenali Medicei all’interno della Fortezza di Castrocaro.

La sua firma compare anche nel recupero di un altro “maniero” locale, ossia Rocca delle Caminate, di cui alcuni anni fa è stato coordinatore della sicurezza sia nella fase di progetto, che nell’esecuzione lavori. Se a più riprese si è occupato del restauro scientifico delle Mura Medicee di Terra del Sole, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, nel suo palmares compaiono anche l’ex Monastero della SS. Annunziata di Tredozio, la Rocca malatestiana di Meldola, la Chiesa Arcipretale di San Biagio a Ravenna, la straordinaria manutenzione delle coperture della chiesa di San Giovanni Battista a Ravenna e il restauro del prospetto est della Rocca Vescovile di Bertinoro, finalizzato al suo riutilizzo per fini universitari, oltre al risanamento conservativo degli ambienti dell’ex vescovado bertinorese, destinati a Museo delle Religioni Monoteistiche.

A Forlì, finalmente profeta in patria, si è occupato, tra gli altri, del restauro scientifico della facciata e del portale lapideo della chiesa del Carmine, della straordinaria manutenzione delle coperture della chiesa parrocchiale di S. Martino in Strada, dei lavori per la nuova pavimentazione dell’aula della chiesa arcipretale di Pievequinta, del risanamento della copertura della Casa di Riposo “Pietro Zangheri”, del restauro e risanamento conservativo delle coperture, delle facciate, dell’aula, dei cicli pittorici interni e degli altari della chiesa del Suffragio, del risanamento conservativo della Canonica e delle Opere di Ministero Pastorale della chiesa di S. Lucia e infine del restauro degli apparati decorativi delle volte di copertura del presbiterio della Cattedrale.

Sempre a Forlì spicca il progetto e direzione dei lavori per l’inserimento nel Parco Pubblico cittadino della “Resistenza”, di un monumento commemorativo ai Caduti nei Lager Nazisti, dono dell’Associazione A.N.E.I. al Comune. Uno dei suoi lavori più eclatanti, di cui andava particolarmente fiero, è stato il restauro e consolidamento della Pieve di San Donato in Polenta. Il suo nome, alla data fatidica del 27 maggio 2012, riecheggiò più volte fra le volte della “chiesa più laica” d’Italia, divenuta celebre per l’Ode del Carducci e cantata persino dal “divin poeta” Dante nella Divina Commedia.

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“Sono stati tre anni intensi – dichiarò all’epoca il professionista - caratterizzati dal consolidamento generale di tutte le murature tramite iniezioni di materiali leganti compatibili con le malte esistenti, dal rinforzo del campanile mediante inserimento di struttura reticolare lungo tutta l’altezza fino alla quota delle fondazioni, dalla messa in sicurezza di tetti e coperture, dalla riduzione delle spinte generate dalle volte realizzate in muratura con l’introduzione di tiranti in acciaio, dal consolidamento generalizzato delle fondazioni, eliminando fattori specifici di vulnerabilità e contribuendo al miglioramento statico e dinamico del complesso”. Ai lavori partecipò in modo determinante anche l’azienda Mapei di Giorgio Squinzi, recentemente scomparso, che garantì la fornitura gratuita del materiale necessario per il consolidamento e il rinforzo strutturale del monumento, per un valore di alcune decine di migliaia di euro. 

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