Rifiuti diminuiti ed inceneritore aumentato, gli ambientalisti: "Un errore di valutazione, ora retromarcia"

Dietro l'aumento della portata dell'inceneritore, a causa del Coronavirus, c'è "un errore di programmazione della Regione, dato che si prevedeva una situazione, ma poi si è verificato il contrario"

Dietro l'aumento della portata dell'inceneritore, a causa del Coronavirus, c'è "un errore di programmazione della Regione, dato che si prevedeva una situazione, ma poi si è verificato il contrario". Sono queste le parole con cui Natale Belosi della "Rete Rifiuti  Zero Emilia-Romagna" chiede la totale retromarcia della Regione rispetto all'ordinanza dello scorso marzo con cui l'inceneritore di Forlì è stato portato per l'anno 2020 da un massimo di 120.000 tonnellate all'anno a 135.000 tonnellate di rifiuti inceneriti. "Tale aumento è stato giustificato col fatto che gli scarti delle utenze con persone in quarantena Covid non dovevano essere differenziati, ma inceneriti, ma è del tutto evidente che un piccolo aumento di questi scarti indifferenziati e ampliamento compensato dal drastico calo dei rifiuti indifferenziati delle attività economiche", sempre Belosi. Per questo gli aumenti di portata negli inceneritori non sono, per gli ambientalisti del Taaf (Tavolo delle associazioni ambientaliste forlivesi), per niente giustificati.

"Il presupposto si è rivelato totalmente errato tanto che nel bacino ALEA i rifiuti da smaltire sono scesi durante il Covid di ben -13,5%. Chiediamo l'immediata revoca di questo provvedimento ingiustificato e la sottrazione nel prossimo periodo di quanto bruciato in più", dice Alberto Conti , coordinatore TAAF. I numeri forniti da Alea d'altra parte sono emblematici: nel periodo prima del Covid il territorio forlivese produceva dalle 1.100 alle 1.300 tonnellate di indifferenziato al mese, nei mesi della quarantena i dati sono calati del 13,5%. E invece l'inceneritore di Hera di Coriano è stato aumentato in senso opposto del 12,5%. Non c'è quindi nessuna emergenza rifiuti che renda plausibile un aumento del genere, da qui la decisa di richiesta di retromarcia al presidente della Regione Stefano Bonaccini, che per altro non ha neanche mai esplicitato quali sono stati gli aumenti di portata degli inceneritori di rifiuti urbani in Emilia-Romagna. Aumenti, a quanto pare, a macchia di leopardo. "Solo tremila tonnellate per Ferrara, mentre non ci risultano aumenti a Rimini, a fronte delle 15.000 tonnellate di Forlì - sempre Belosi -. Chiederemo alla regione tutti i dati".

Il Taaf sostiene la decisione del Comune di Forlì di dare disdetta anticipata dell'accordo di 5 anni fra Regione, Comune di Forlì ed HERA del 2016, che ha stabilito che per 5 anni l'inceneritore di Forlì avrebbe potuto smaltire solo rifiuti urbani per 120.000 tonnellate annue, escludendo i rifiuti speciali. Il Piano regionale rifiuti prevede che all'inceneritore di Forlì possano accedere solo i rifiuti urbani provenienti dalla provincia di Forlì-Cesena e da quella di Ravenna una volta cessata l'attività dell'inceneritore di Ravenna, spento alla fine del 2019. Attualmente dalla utenze del territorio di Forlì e degli altri 12 Comuni di Alea arriva solo il 16% circa del "carburante" dell'inceneritore di via Grigioni, vale a dire circa 105 kg/procapite (che scendono verso i 70 kg nelle proiezioni 2020). Il Cesenate produce tre volte tanto: 68.020 dal bacino Hera di Cesena con 318 kg/procapite. "A  questi dati vanno aggiunti gli scarti delle raccolte differenziate: nel modello Alea circa il 2-3% viene scartato perchè è una differenziata molto 'pura', mentre le impurità negli altri sistemi è di circa il 10%. Vanno aggiunti anche gli spazzamenti stradali e gli ingombranti, che Alea al riciclo mentre Hera all'inceneritore", sempre Belosi.  Il referente della "Rete Rifiuti  Zero Emilia-Romagna" chiede inoltre di considerare i rifiuti indifferenziati pro-capite come metro di valutazione, in quanto "i dati della raccolta differenziata si possono facilmente taroccare".

"Questi dati dimostrano che i bacini adiacenti ad Alea e gestiti da Hera (Cesena e Ravenna) presentano un sistema di raccolta con una produzione di rifiuti da smaltire oltre 3 volte quella del forlivese, scaricando sulla popolazione di Forlì le conseguenze negative della loro inefficienza. i conseguenza  il TAAF chiede che  tutti i Comuni che utilizzano l'inceneritore di Forlì siano obbligati ad adottare lo stesso sistema efficiente di Alea, porta a porta integrale con tariffa puntuale, per minimizzare gli effetti dello smaltimento dei rifiuti", aggiunge Conti.

Spegnere gli inceneritori è inoltre necessario in quanto, secondo Belosi, sono il sistema di produzione dell'energia più alteranti del clima dopo il carbone: "Gli inceneritori emettono grandi quantitativi di gas climalterante originato dalla platrica presente: un kilowattora prodotto da un un termovalorizzatore produce circa 1.400 grammi di Co2, per esempio una centrale a petrolio 500 grammi e una a metano ancora meno -  sempre Belosi -. Se la Regione vuole arrivare nel 2035 alla produzione di energia verde al 100% dovrà spegnere tutti gli inceneritori".

Gli ambientalisti ricordano infine che a fianco dell'inceneritore di Hera si trova anche un inceneritore di rifiuti speciali ospedalieri di Eco-Eridania, con autorizzazione di 32.000 tonnellate all'anno, che portano a Coriano un totale di 167.000 tonnellate di rifiuti da smaltire. Per cui, spiega il Taaf, "si chiede che l'inceneritore di Forlì sia messo al primo posto nella programmazione di chiusura degli inceneritori e che tale spegnimento sia comunque programmato entro  il periodo di 5 anni  dell'accordo da stipulare attualmente".

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