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Martedì, 18 Giugno 2024
Ambiente

Rifiuti, la Regione terrà acceso l'inceneritore. La protesta degli ambientalisti: "Forlì virtuosa, è una punizione"

"E’ vergognoso che un Comune come Forlì, ritenuto appunto virtuoso, debba subire l’inquinamento di ben 2 inceneritori, bruciando in quello urbano di Hera anche i rifiuti provenienti da Ravenna e Cesena", rimarcano dal Taaf

Entro luglio la Regione Emilia Romagna dovrà approvare il nuovo piano dei rifiuti 2022-2027, che non prevede la chiusura entro il 2027 di nessun inceneritore, nemmeno quello di rifiuti urbani di Forlì come invece era stato chiesto quasi all'unanimità dal Consiglio Comunale forlivese a luglio del 2021. Una decisione che viene contestata dal Tavolo delle Associazioni Ambientaliste, che chiede al governatore Stefano Bonaccini di "mantenere fede alle sue promesse". Era infatti il 29 ottobre del 2015, viene ricordato dagli ambientalisti, quando Bonaccini, nella seduta del Consiglio Regionale, tenutosi eccezionalmente a Forlì, si era già impegnato, di fronte all’ amministrazione comunale e alla cittadinanza forlivese, di chiudere almeno uno dei 2 inceneritori di rifiuti presenti sul territorio.

Per il Taaf, "il territorio forlivese dovrebbe essere premiato alla luce degli importanti risultati ottenuti dal territorio forlivese con la raccolta porta a porta e l'applicazione della tariffa puntuale attuata da Alea Ambiente, che hanno consentito al bacino forlivese di andare oltre agli obiettivi previsti dal piano regionale per il 2027, già nel 2021. Attualmente vengono riciclati oltre il 90% dei rifiuti urbani, promuovendo Forlì a Comune virtuoso". E invece, attaccano gli ambientalisti, "la Regione vuole nuovamente punirlo perché non prevede la chiusura dell’inceneritore entro il 2027. E’ vergognoso che un Comune come Forlì, ritenuto appunto virtuoso, debba subire l’inquinamento di ben 2 inceneritori, bruciando in quello urbano di Hera anche i rifiuti provenienti da Ravenna e Cesena, dove non viene effettua la raccolta porta a porta con tariffa puntuale: si deve prevedere una data in cui anche in questi Comuni venga adottato  questo modello".

Ma come si è giunti a questo punto? Riepilogano gli ambientalisti: "Nel mese di gennaio è stata presentata la proposta della Regione a cui si potevano presentare osservazioni. Ne sono arrivate 341 fra cui quella del Comune di Forlì. Dopo l’analisi della commissione addetta a valutare le osservazione ne sono state ritenute idonee solo 23  e parzialmente 89  L’assessore all’ambiente regionale, Irene Priolo, il 9 maggio ha presentato all’assemblea legislativa la nuova proposta del piano rifiuti in cui si afferma che entro il 2027 non verranno spenti gli inceneritori, nemmeno quello di Forlì. Invece verranno chiuse le discariche (ne resteranno solo 2, quella di Imola e Finale Emilia). Adesso l’assemblea legislativa ha tempo fino a luglio per valutare la proposta, apportare modifiche e votarla. A luglio 2021 il Consiglio Comunale di Forlì approvò un atto sulla gestione regionale dei rifiuti urbani, in cui si prevedeva l’ exit strategy dall'incenerimento e la conseguente chiusura dell’inceneritore di rifiuti urbani di Hera".

"Il Consiglio regionale aveva approvato nel 2019 all’unanimità di promuovere, in tutta la Regione modelli per l’incremento delle filiere del riciclo e a prevedere, nell’ambito del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (2022-2027) la chiusura dell’inceneritore forlivese - rimarcano -. Lo stesso presidente Bonaccini, nella seduta del Consiglio Regionale, tenutosi eccezionalmente a Forlì il 29 ottobre 2015, si era già impegnato, di fronte all’amministrazione comunale e alla cittadinanza forlivese, di chiudere almeno uno dei 2 inceneritori di rifiuti presenti sul territorio. La contraddittoria proposta della Giunta Regionale risulta perciò inspiegabile e grave di fronte a tutti ed in particolare ai cittadini forlivesi, anche perchè la decisione del consiglio regionale del 2019  contiene tutti gli elementi di una politica regionale coerente con gli indirizzi europei di economia circolare e tali da giustificare le proposte avanzate dal Comune di Forlì".

"L’Assessore Priolo avrebbe dovuto tenere presente nella formulazione della nuova proposta sul piano rifiuti degli impegni presi dal Presidente Bonaccini e dall'Assemblea Legislativa negli scorsi anni e le proposte avanzate dal territorio forlivese nel 2021 - concludono -. I cittadini forlivesi che si impegnano a creare meno rifiuti e a gestirli correttamente devono essere premiati, ed il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste chiede al Presidente Bonaccini se intende mantenere fede alle sue promesse. Pensiamo sia anche una forma di serietà da parte della classe politica".

Per Ruggero Ridolfi,, specialista in Oncologia ed Endocrinologia, quella dei termovalorizzatori "non è la soluzione" idonea per lo smaltimento dei rifiuti, perchè "trasforma rifiuti in gran parte riciclabili in fumi che disperdono tossici nell’ambiente (anche i filtri più moderni non trattengono particelle inferiori al pm2,5), ceneri e scorie che (essendo altamente tossiche) devono essere conferite in discarica: 1 tonnellata di ceneri ogni 3 tonnellate di rifiuti inceneriti. Non elimina le discariche. Per funzionare necessitano di aria ed acqua che entrano pulite e fuoriescono pesantemente inquinate, spesso necessitano di Gas come combustibile per mantenere la temperatura e alla fine producono un 25% di energia rispetto a quella che consumano".

Quindi ha ricordato lo studio effettuato sulle unghie dei bambini di Forlì, che "ha evidenziato come negli abitanti entro 3 chilometri dai due inceneritori la concentrazione di alcuni metalli pesanti (Alluminio, Bario, Manganese, Rame e Vanadio) sia superiore a quella di chi abita più lontano. Inutile dire che i metalli pesanti possono essere tossici più o meno gravemente, a seconda delle quantità assorbite. Gli studi Moniter promossi dalla nostra Regione (3 milioni e 400.000 euro impiegati, solo per la prima parte, per indagare gli effetti sanitari ed ambientali degli 8 inceneritori regionali sulla popolazione residente in un raggio di 4 Km) hanno mostrato danni alla salute riproduttiva (sono i più precoci da rilevare ed in genere poi sono seguiti nei rilievi effettuati in tempi più lunghi da danni neurometabolici ed oncologici)". 
 

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