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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Sanità / Meldola

Riforma degli Irccs, audizione in Regione: "Bisogna dare impulso agli studi e tutelare i ricercatori"

Per Giorgio Martelli, direttore dell’Irccs a Meldola, “i ricercatori non vengono adeguatamente tutelati, va sciolto il nodo degli inquadramenti e ci sono ostacoli per le stabilizzazioni”

In commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Ottavia Soncini, si è parlato della riforma che coinvolge gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), cinque in Emilia-Romagna. Tre sono nel bolognese (al ospedale Rizzoli, l’Irccs si occupa di ortopedia e traumatologia; al Sant’Orsola, di assistenza e ricerca nei trapianti e di gestione medica e chirurgica delle patologie oncologiche; quello del Bellaria è attivo sulle scienze neurologiche), poi c’è quello di Reggio Emilia al Santa Maria Nuova (che si occupa di tecnologie avanzate applicate all’oncologia) e quindi quello di Meldola, nel forlivese, che lavora sulle terapie avanzate sempre nell’ambito oncologico.

La stessa presidente Soncini, nel ripetere che “è fondamentale puntare sulla ricerca scientifica in ambito sanitario”, spiega che “con la recente legge dell’agosto 2022 si prevede, nel campo della ricerca sanitaria, la riorganizzazione di questi istituti entro fine dicembre; un lavoro, nella fase conclusiva, delegato al governo nazionale”. Più in particolare il governo viene delegato a emanare uno o più decreti legislativi al fine di assicurare il rafforzamento della qualità della ricerca sanitaria e si occupa, appunto, anche delle professionalità attive in questi istituti scientifici. In una recente risoluzione approvata in commissione, presentata dalla maggioranza (primo firmatario Andrea Costa del Pd), si chiede, in particolare, che nel lavoro di riordino della disciplina di questi istituti “si tenga conto delle professionalità dei ricercatori, anche da un punto di vista contrattuale”.

Lo stesso Anselmo Campagna, direttore dell’Irccs del Rizzoli, anche direttore tecnico della commissione salute che si occupa del tema, riferisce che “rimane centrale la questione del contratto di questi ricercatori, anche rispetto alla loro stabilizzazione vanno superati i limiti rispetto al finanziamento del sistema”. Per la direttrice generale del Sant’Orsola Chiara Gibertoni “gli Irccs pubblici si trovano in svantaggio rispetto a quelli privati, anche in termini contrattuali per i ricercatori”. Sulla stessa linea Marco Seri, responsabile dell’Irccs del Sant’Orsola: “È fondamentale far crescere questi medici e garantire loro contratti adeguati. Dobbiamo puntare sulla ricerca, rendendola attrattiva, e deve esserci certezza sul tema delle stabilizzazioni”.

Anche per il direttore scientifico dell’Irccs di Reggio Emilia, Antonino Neri, “c’è assenza di qualifiche e di inquadramento rispetto al personale sanitario degli Irccs, pertanto serve una revisione del contratto nazionale”. Sulla stessa linea la direttrice dell’Ausl di Reggio, Cristina Marchesi: “Questa riforma ci preoccupa. Temiamo sia complicato rispettare parametri particolarmente stringenti. Occorre, quindi, favorire le collaborazioni con le università”.

Per Giorgio Martelli, direttore dell’Irccs a Meldola, “se dovevamo dare un impulso agli studi di ricerca direi che questo decreto è deludente. Non si immettono risorse, i ricercatori non vengono adeguatamente tutelati, va sciolto il nodo degli inquadramenti e ci sono ostacoli per le stabilizzazioni”. Per la direttrice dell’Irccs del Rizzoli, Milena Fini, “è importante in questa riforma, oltre a quanto già detto dai colleghi sul tema del personale, mettere in evidenza i nuovi requisiti di produzione scientifica e di attività clinico-assistenziale, oltre all’aspetto della partecipazione e del finanziamento ai progetti di rete”.

Ha preso la parola poi Piero Frazzi, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (Izsler): “Condividiamo le preoccupazioni sul personale ed è necessario lavorare sul tema delle stabilizzazioni”. Anche per Teresa Rossi, in rappresentanza delle associazioni dei ricercatori, “è centrale riconoscere le professionalità di questi lavoratori, in quanto i contratti sono inadeguati e mancano le tutele”. “Il servizio sanitario regionale è di qualità ma c’è evidente bisogno di riforme strutturali, dato il deficit nel sistema ormai strutturale. Serve una visione per i prossimi anni”, ha rimarcato Valentina Castaldini (Forza Italia).

Per Andrea Costa (Partito democratico), che ha richiesto questa audizione, “serve un’azione politica perché a livello nazionale si affrontino i nodi a cui questo decreto non dà risposte. Sono tante le ombre ed è importante aumentare le risorse nel settore della ricerca. Il pubblico deve continuare a occuparsi di ricerca in sanità, serve dare il giusto riconoscimento (anche economico) al personale dedicato e occorre potenziare le infrastrutture collegate. Serve, quindi, una strategia, anche regionale, per tutelare le eccellenze che in questa regione già ci sono”. Per Francesca Maletti, sempre del Pd, “oggi parliamo di eccellenze in sanità, ma ci sono delle difficoltà, a partire dalle risposte al personale (i contratti non sono appetibili e tutelanti). C’è un grande lavoro da fare, a livello nazionale ma anche regionale”.

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