Cronaca

Riforma dei quartieri prossima al varo: tagliati della metà, votano anche 16enni e immigrati

Sono passati 8 mesi da quando l'amministrazione Zattini formalizzò la sua proposta di riforma dei quartieri della città, ed oggi approda a conclusione la versione definitiva del progetto che andrà in valutazione al Consiglio comunale di lunedì

Sono passati 8 mesi da quando l'amministrazione Zattini formalizzò la sua proposta di riforma dei quartieri della città, ed oggi approda a conclusione la versione definitiva del progetto che andrà in valutazione al Consiglio comunale di lunedì. L'iter è stato travagliato, con la maggioranza costretta a ritirare il provvedimento per incompatibilità con lo Statuto comunale, per poi andare a modifica dello Statuto e nel frattempo aprire un dibattito con le forze politiche e i quartieri stessi. “E' stato un percorso lungo e difficile, ma siamo soddisfatti: c'è stato un percorso partecipato a 360 gradi nelle commissioni consigliari e gli stessi quartieri e loro coordinamenti. In tutto questo l'emergenza Covid, con tutte le difficoltà ad incontrarsi, non ha aiutato, ma ce l'abbiamo fatta: ripartiamo al più presto con la partecipazione vera e propria”, spiega l'assessore ai Quartieri Andrea Cintorino.

Quello che ne esce non è un testo condiviso da tutti, tanto che ci saranno proposte di emendamento, ma comunque un testo che accoglie in parte anche delle richieste delle opposizioni. L'idea è di andare ad elezioni nei mesi di settembre-ottobre, per rinnovare i consigli di quartiere attualmente prorogati oltre la scadenza. “Verrà fatta una massiccia campagna di comunicazione per spiegare l'importanza della partecipazione e per esortare a candidarsi e votare”, spiega sempre Cintorino. Lo schema di base resta sempre l'accorpamento: i quartieri passeranno da 42 a 21, secondo una mappa già disegnata dal Comune nella prima versione della riforma. Gli accorpamenti non saranno su base volontaria. “Mi preme dire che lo facciamo in una logica di funzionalità, i quartieri accorpati non si devono sentire meno quartieri, ma anzi collaborino. Non è che andremo a smontare i cartelli dei nomi delle frazioni o se una ha una festa storica deve smettere di farla, anzi tutt'altro”.

Il problema è che, con tale frammentazione, molti quartieri di fatto non erano più rappresentati per assenza di rappresentanti, o per dimissioni nel tempo o per difficoltà a trovarne che si candidassero. “In alcune situazioni le stesse strade erano suddivise per quartieri diversi, in uno fino a un numero civico e nell'altro dal numero successivo”, sempre Cintorino. I quartieri avranno consigli di massimo 9 membri che possono arrivare a 13 in caso di popolazione superiore ai 7.000 residenti. Potranno votare solo i residenti di quel quartiere dai 16 anni in su e gli stranieri (comunitari ed extracomunitari) residenti da almeno 3 anni a Forlì. Potranno invece candidarsi anche persone non residenti nel quartiere, ma che hanno in tale ambito degli interessi documentabili (per esempio la sede di un negozio o la sede dell'azienda). I quartieri saranno organizzati in 8 zone o per meglio dire 'coordinamenti territoriali' formati da un rappresentante per quartiere più uno o due coordinatori di zona, figure che stanno in carico due anni.

Le dotazione economiche da gestire in autonomia non vengono indicate nella delibera, ma i soldi verranno affidati ai coordinamenti territoriali che poi si dovranno far carico di finanziare i progetti prioritari, condividendoli tra i quartieri membri. “E' confermato che triplichiamo le risorse – spiega Cintorino -. Prima c'era un budget annuale di 43mila euro per tutti i quartieri, poco meno di mille euro a quartiere, ora saranno 120mila euro, vale a dire 15mila euro a zona”. Resta infine la scelta di mantenere gli organi elettivi, con la possibilità di esprimere la doppia preferenza di genere.
 

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