Quartieri spaccati sulle fusioni e sul nuovo regolamento. Il consiglio approva lo slittamento delle elezioni

Quartieri divisi sul sostegno alla nuova riforma del regolamento per le elezioni e le funzioni dei Quartieri, un progetto dell'assessore alla Partecipazione Andrea Cintorino

Quartieri divisi sul sostegno alla nuova riforma del regolamento per le elezioni e le funzioni dei Quartieri, un progetto dell'assessore alla Partecipazione Andrea Cintorino. E' quanto emerso nel corso del consiglio comunale tematico che si è tenuto lunedì pomeriggio, con numerosi interventi dei consiglieri comunali e dei 5 coordinatori di zona in cui sono raggruppati gli attuali 42 quartieri della città. Il consiglio comunale, al termine della discussione, ha approvato all'unanimità la proroga degli attuali quartieri, alle condizioni attuali e vigenti, fino al 31 maggio 2020, dando così 6 mesi di tempo ulteriore per approfondire la questione. Il progetto di regolamento vede posizioni distinte sul territorio, da chi è nettamente contrario ad altri che invece sostengono il provvedimento. 

La riforma dei quartieri

Secondo la proposta dell'amministrazione Zattini i quartieri della città passeranno da 42 a 22, con un'opera di fusione di quartieri e in un paio di casi di modifiche dei confini dei quartieri precedenti. Ogni quartiere avrà un consiglio di volontari non retribuiti da 7 a 13 membri  (prima era da 7 a 15 membri). I quartieri vengono poi raggruppati in 8 zone (prima erano 5) per territori omogenei di servizi. Le zone saranno i principali referenti del Comune, che raccolgono le istanze del quartiere e le pongono all'attenzione del municipio. I rappresentanti dei quartieri sono eletti dai residenti di quel quartiere con un meccanismo elettivo aperto a tutti i cittadini sopra i 16 anni (potranno candidarsi i residenti e coloro che hanno interessi abituali nel quartiere, per esempio un negozio). L'incarico è di 5 anni. I rappresentanti dei quartieri a loro volta, oltre a scegliersi un presidente, scelgono i coordinatori di zona, che sono 2 per zona, di cui uno con funzioni di presidente. I rappresentanti di zona turnano ogni sei mesi.

La mappa dei nuovi quartieri

Tramonta del tutto l'ipotesi che i consiglieri venissero designati dal Consiglio comunale in quota proporzionale alla rappresentanza dei gruppi politici all'interno del Consiglio. La proposta prevede inoltre di prorogare i comitati di quartiere in carica fino alla fine di maggio, per permettere le elezioni con il nuovo regolamento in un momento in cui, ci si augura, sarà compatibile rispetto alla pandemia di Covid. Alla riforma dei quartieri il Comune intende destinare maggiore risorse, vale a dire 15mila euro a zona.. Inoltre il Comune si impegna a mettere a disposizione di ogni zona una sede ben attrezzata, con computer, linea telefonica e collegamento telematico.

Le posizioni dei coordinamenti di zona

Sostiene apertamente la proposta Salvatore Pulizzi, coordinatore della zona Est: “Il nuovo regolamento divide l'attuale area in due unità territoriali. Ora la mia zona è formata da 10 quartieri, alcuni vicini al centro storico altri in fondo a via Cervese, arre della città con esigenze molto diverse di servizi, essendo zone centrali e zone molto periferiche. Con questo provvedimento non si cancella la storia dei quartieri di Forì, i quartieri che hanno sempre funzionato continueranno a funzionare col nuovo regolamento”. Ed ancora: “La partecipazione non la fa un regolamento, in cui diverse nostre richieste sono state accolte. Infine, i miei referenti di quartieri della zona Est sono soddisfatti degli accorpamenti”.

In posizione diametralmente opposta la coordinatrice dei quartieri Nord di Forlì, Sara Conficconi: “Come area nord non ne possiamo più sentire gli stessi argomenti quali la presunta inefficienza, la scarsa partecipazione e l'eccessiva frammentazione. Da tempo chiedevamo un rinnovamento dell'immagine dei quartieri, che non avevano identità e un ruolo. Ma da questo all'asfaltamento c'è un infinito in mezzo. C'è bisogno di qualche accorpamento? Siamo disponibili a farlo, così come rafforzare i coordinamenti di zona, ma come quartieri lasciateci esistere, lasciateci essere rappresentanza di piccole realtà che da sempre contraddistinguono la città di Forlì”. Conficconi parla di “accorpamenti con una cartina, senza cercare un confronto”, e aggiunge: “Non è vero che c'erano 42 quartieri a bussare tutti i giorni in Comune, con questo regolamento ci troviamo depotenziati e snaturati nei territori”.

Tuttavia non mancano le posizione intermedie, come quella di Maurizio Naldi, coordinatore della  zona Ovest della città: “Certamente 42 quartieri erano troppi, generando un un flusso ingestibile per l'amministrazione comunale. Quasi tutte le nostre richieste sono state accolte dall'assessore e, per quanto riguarda la partecipazione, questa viene da chi ha voglia di fare, e dove i quartieri funzionano si vede la differenza”. Naldi pone come tema critico gli accorpamenti tra quartieri grandi e più piccoli, come per esempio la fusione di Cava e Villanova, chiedendo meccanismi per “dare rappresentanza ai quartieri storici più più piccoli negli accorpamenti”. 

Tema ripreso anche da Gabriele Brunelli, coordinatore della zona sud: “Il quartiere di San Lorenzo in Noceto, che ha circa mille abitanti, fuso con San Martino in Strada, che ne ha 5.000 circa, non porterà più servizi a San Lorenzo”. Per Brunelli si devono per esempio introdurre dei regolamenti in cui un posto nel consiglio del nuovo quartiere venga riservato al quartiere più piccolo. E spiega: “Sono d'accordo con la suddivisione in 8 coordinamenti, ma dato che saranno gli 8 coordinatori a interfacciarsi con l'amministrazione è irrilevante che siano 42 o 32 quartieri”. “Perché allora non concedere a chi lo voleva di rimanere indipendente?”. Per Brunelli la richiesta di accorpamento è condivisa da una decina di quartieri più piccoli, ma “il problema non era accorpare, ma farlo sulla base di richieste volontarie discusse e approvate da entrambe le parti, invece qui ci si è trovati davanti alla mannaia”. Infine Roberto Angelini , coordinatore della zona Centro che, dopo aver elencato una serie di iniziative per indicare che i quartieri del centro hanno funzionato e sono stati attivi contesta la scelta di accorpare il centro in un unico quartiere a suo volta coincidente in un unico coordinamento di zona.

Le posizioni dei partiti

Critico il capogruppo Pd Soufian Hafi Alemani: “Si dice che i comitati di quartiere sono centrali, ma non vengono indicati che strumenti hanno per informare, proporre, gestire i rapporti col Comune. I coordinamenti territoriale, le ex zone, hanno un punto politico essenziale nel fatto che sono nominati dal sindaco, su proposta dei quartieri, con la possibilità ipotetica che il sindaco possa trovare una soluzione alternativa alla proposta del coordinamento”. Inoltre per Alemani “l'assemblea dei coordinamenti territoriali è l'unico soggetto che può organizzare assemblee, il nuovo regolamento svuota i quartieri delle sue funzioni".

Per Federico Morgagni, capogruppo di 'Forlì & Co': “Dal nuovo regolamento sono stati espunti i punti più critici, ma la nuova bozza non è sufficiente, si accolgono alcune richieste, ma ne esce un documento vago che non promuove la partecipazione. Non è troppo tardi per modificare il regolamento. C'è il tempo per stilare assieme un regolamento”. Per Morgagni “la competenze dei quartieri è il punto nodale di debolezza. Se si vuole la partecipazione bisogna rilanciarne il ruolo, mentre gran parte delle funzioni sono incardinate nei coordinamenti. Per esempio ci vogliono pareri obbligatori, pareri sulla programmazione dei lavori pubblici, riconoscere ai quartieri funzioni e poteri chiari”. Quindi Massimo Marchi (Italia Viva): “Se ci sarà risposta a nostre richieste ragionevoli, noi ci saremo per approvare il nuovo regolamento. Non c'è alcuna fretta in questa emergenza sanitaria”. 

Simone Benini (M5S) sostiene la necessità di introdurre forme più avanzate di partecipazione come il bilancio partecipato e il consiglio comunale aperto. Sul fronte della maggioranza, invece, il capogruppo di Forza Italia Lauro Biondi spiega che “in questo territorio comunale non si giustificano diversi centri di programmazione. Se dessimo più risorse ad un quartiere, non è detto che verrebbero spese per una priorità nella programmazione generale. Non vogliamo mancare di dare risposte ai problemi che nascono da un territorio, ma non possiamo dare autonomia a tanti momenti di governo decentrati, se no non si risolvono le priorità”. Così anche Elio Dogheria (Forlì Cambia): “I quartieri non sono enti locali e non hanno personalità giuridica, non devono quindi  avere un potere decisione che va lasciato all'amministrazione comunale”. Per Albert Bentivogli, consigliere della Lega, il nuovo regolamento “dà risposta quanto era stato richiesto da un documento sottoscritto da oltre 30 quartieri, il regolamento rispetta tutti i punti cardini presenti in questo documento, mantenendo la forma elettiva, aumentando le zone e rendendole interfaccia dell'amministrazione”. Per Bentivogli, invece, la priorità è “risolvere la poca partecipazione alle elezioni, dato che nel 2015 ci fu un'affluenza media del 5%”. Infine Davide Minutillo (Fratelli d'Italia): “Questa riforma è positiva, l'assessore ha ascoltato le perplessità specialmente sulle elezioni e la parte che più ci interessava è stata accolta: le regole del gioco non sono cambiate qualche mese prima delle elezioni, un cambiamento che poteva non essere compreso”.

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