La riforma dei quartieri a Forlì: si passa da 42 a 22. Entro 6 mesi le elezioni, tutte le novità

I quartieri della città passano da 42 a 22, con un'opera di fusione di quartieri e in un paio di casi di modifiche dei confini dei quartieri precedenti. Ogni quartiere avrà un consiglio di volontari non retribuiti da 7 a 13 membri

Il Comune vara la sua riforma dei quartieri. “Ad inizio mandato ci eravamo dati l'obiettivo di riformarli, dando un regolamento snello e facile, ci siamo confrontati coi quartieri dal mese di luglio in 5 incontri in cui c'è stato un dibattito costruttivo, arrivando a questo nuovo regolamento che vogliamo portare in consiglio comunale entro la fine di novembre”, spiega l'assessore con delega ai Quartieri Andrea Cintorino. “Abbiamo applicato la legge secondo cui sotto i 250mila abitanti un Comune non può avere forme di decentramento che abbiano un costo per le casse comunali, si arriva a conclusione di un percorso sperimentale iniziato 5 anni fa”, spiega Nadia Bertozzi, responsabile dell'Unità Partecipazione del Comune.

Come saranno i nuovi quartieri

I quartieri della città passano da 42 a 22, con un'opera di fusione di quartieri e in un paio di casi di modifiche dei confini dei quartieri precedenti. Ogni quartiere avrà un consiglio di volontari non retribuiti da 7 a 13 membri  (prima era da 7 a 15 membri). I quartieri vengono poi raggruppati in 8 zone (prima erano 5) per territori omogenei di servizi. Le zone sono i principali referenti del Comune, che raccolgono le istanze del quartiere e le pongono all'attenzione del municipio. I rappresentanti dei quartieri sono eletti dai residenti di quel quartiere con un meccanismo elettivo aperto a tutti i cittadini sopra i 16 anni (potranno candidarsi i residenti e coloro che hanno interessi abituali nel quartiere, per esempio un negozio). L'incarico è di 5 anni. I rappresentanti dei quartieri a loro volta, oltre a scegliersi un presidente, scelgono i coordinatori di zona, che sono 2 per zona, di cui uno con funzioni di presidente. I rappresentanti di zona turnano ogni sei mesi. “Essendo un organismo di filtro tra i quartieri e il Comune abbiamo visto che, dove è stata già applicata, la rotazione ha portato più ricchezza di proposte e maggior sostegno alle istanze dei diversi quartieri”, spiega Bertozzi. Tramonta del tutto l'ipotesi che i consiglieri venissero designati dal Consiglio comunale in quota proporzionale alla rappresentanza dei gruppi politici all'interno del Consiglio.

La mappa dei nuovi quartieri

Maggiori risorse

Alla riforma dei quartieri il Comune intende destinare maggiore risorse. “Triplichiamo le risorse – spiega Cintorino -. Prima c'era un budget annuale di 43mila euro per tutti i quartieri, poco meno di mille euro a quartiere, ora saranno 120mila euro, vale a dire 15mila euro a zona”. Inoltre il Comune si impegna a mettere a disposizione di ogni zona una sede ben attrezzata, con computer, linea telefonica e collegamento telematico, mentre prima faceva fatica a fornire a tutti i quartieri sedi e strumentazione idonee.

La proroga dei comitati attuali

La delibera di riforma che, dopo i passaggi in Commissione, andrà in approvazione nel Consiglio comunale del 30 novembre, arriverà proprio nel giorno di scadenza degli attuali comitati di quartiere, che vengono prorogati di 6 mesi per permettere l'indizione delle elezioni e di tenerle compatibilmente con le restrizioni sociali causate dal Coronavirus. Un altro obiettivo è di utilizzare questo tempo, “per coinvolgere maggiormente le associazioni presenti sul territorio nelle dinamiche del quartiere”, sempre Cintorino. Che promette: “Pubblicizzeremo i nuovi quartieri con volantini a tutti i residenti, per avere una maggiore partecipazione possibile”. Questo per superare il vulnus di 5 anni fa, quando parteciparono al voto appena il 5% degli aventi diritto.

Quasi dimezzati i quartieri

Proprio la scarsa partecipazione iniziale alle elezioni, la poca conoscenza delle attività del quartiere tra la popolazione, l'eccessiva frammentazione e le scarse risorse economiche hanno portato attualmente al risultato che in circa la metà dei quartieri forlivesi non vi sia un'apprezzabile attività sociale di raccolta delle istanze dei cittadini, e in molti casi le defezioni dei rappresentanti (che sono volontari non retribuiti) hanno portato a consigli non più significativi dal punto di vista dalla rappresentanza. “Abbiamo ridotto un'eccessiva articolazione in 42 quartieri, che produceva scarsa comunicazione coi coordinatori di zona e una partecipazione che in certi casi si è persa anche in quartieri popolosi”, rimarca Cintorino. Gli accorpamenti, però, non sono state mere sommatorie in alcuni casi. Particolare è quello del centro storico: “Il centro storico, che prima era formato da 4 quartieri, diventa un unico quartiere corrispondente a una zona a sé stante, questo perché gran parte dei problemi entro la cinta muraria sono comuni”, sempre l'assessore. In questo modo si crea un unico soggetto forte e con capacità di spesa (15mila euro) rappresentativo dal basso del centro storico, che con i rimaneggiamenti dei confini è stato limitato all'ambito territoriale compreso tra i viali della circonvallazione.

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