Da Forlì parte la ribellione delle palestre: "Se imporranno la chiusura, non chiuderemo"

"Non chiamatela disobbedienza civile ma un atto legittimo per salvaguardare gli investimenti per rendere le nostre palestre più sicure". Niccolò Colli, titolare insieme a suo padre della palestra Crossfit 47100 a Forlì non ha mezze parole

"Non chiamatela disobbedienza civile ma un atto legittimo per salvaguardare gli investimenti per rendere le nostre palestre più sicure". Niccolò Colli, titolare insieme a suo padre della palestra Crossfit 47100 a Forlì non ha mezze parole nei confronti delle decisioni anticovid che il governo, dalla prossima settimana, potrebbe prendere per le palestre di tutta Italia. Invitato da Myrta Merlino alla trasmissione "L'aria che tira" sulla 7, ha spiegato che se nel Dpcm della prossima settimana il presidente del Consiglio dovesse obbligare le palestre a una nuova chiusura per evitare ulteriori contagi, lui non obbedirà e terrà ugualmente aperto. 

"Abbiamo una palestra di Crossfit da 5 anni - spiega Niccolò - mio padre è in questo settore da oltre 40 anni. Io, praticamente, ci sono nato dentro. E' una passione ma ci dobbiamo anche campare e mi dispiace che il governo faccia di tutta l'erba un fascio. Se ci sono palestre che non rispettano le disposizioni le chiudano, ma noi siamo in perfetta regola e di investimenti per garantire l'assoluta sicurezza ne abbiamo fatti tanti. Quindi restare aperti e dare un servizio a chi vuole allenarsi è un nostro diritto. Non ci va di vedere tutti i nostri sforzi buttati alle ortiche così, solo perché siamo i più facili da colpire. Anche perché esco dalla palestra e vedo grandi assembramenti alle fermate dei bus, dei treni, oppure nei centri commerciali. Lì va bene, e da noi, che lavoriamo in pochi, sicuri e controllati, no? E poi, diciamocelo, non ci sono dati che dimostrano che in palestra si accendano focolai più che altrove. Da noi, per esempio, non è mai accaduto. E se dovesse accadere è una situazione ultracontrollata perché abbiamo i tracciamenti di ogni spostamento e i gruppi di lavoro non superano le 15 o 16 persone in 500 metri di palestra. Non siamo larghi, di più...."

Niccolò sta organizzando un'associazione di varie palestre, dalla Valle d'Aosta alla Puglia, che non hanno nessuna intenzione di chiudere. "Se dovessero obbligarci a tornare in lockdown scatterebbe una rivolta, ne sono certo - continua Niccolò - e noi abbiamo anche degli iscritti che ci hanno già detto che vogliono continuare ad allenarsi". Ma è solo per un danno economico? "Non solo - conclude Niccolò - Ovviamente lo scorso anno nei due/tre mesi in cui siamo rimasti chiusi abbiamo perso decine di migliaia di euro e io, in cambio, ho preso 600 euro. Ma so di gente, come mio padre, che non ha preso nemmeno quelli. Il danno quindi ci sarebbe, ma è anche una questione di principio. Secondo me venire in palestra fa bene alla salute più che stare sul divano a mangiare. Quindi, forse, un allenamento con le dovute attenzioni, come noi già abbiamo, potrebbe essere anche una misura anticovid migliore di molte altre".  

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