Rocca di Caterina, l'assessore Melandri: "Demoliamo il carcere". Italia Nostra chiede un confronto

Così Italia Nostra: "Il metodo dell'estemporaneità non solo non produce risultati, ma addirittura può essere dannoso"

La Rocca di Caterina Sforza è in gran parte occupata dal carcere, che nel 2022 si trasferirà nella nuova e più adeguata sede, al Quattro. E del carcere svuotato che ne sarà? Da qui la proposta dell'assessore alla Cultura, Valerio Melandri: "demoliamolo. Per davvero". Spiega Melandri: "A Forlì non serve un carcere vuoto che costerà una pazzia in ristrutturazioni (per questo il trasferimento) e continue manutenzioni. Una spesa infinita. Inutile. Facciamo ritornare la Rocca di Caterina Sforza com'era, con il suo grande spazio verde, cinto dalle mura. Un parco in centro storico, dove immagino le famiglie con i bambini, un'area attrezzata per le grigliate. Dove le persone anziane possono andare a prendere il fresco. Basta costruire. La parola d'ordine è spazio e che sia spazio verde, da vivere".

Sulla questione interviene l'associazione Italia Nostra: "L'assessore Melandri, nel comprensibile entusiasmo del suo primo mandato, sta proponendo numerose idee per i luoghi della cultura forlivesi. Pur apprezzandone lo sforzo, desideriamo fargli notare che per tutto ciò che riguarda la cultura, i beni culturali e il patrimonio storico artistico di una città, i suoi musei, i suoi monumenti, le sue biblioteche e le sue raccolte il metodo dell'estemporaneità non solo non produce risultati, ma addirittura può essere dannoso. Prima di avanzare proposte è infatti necessario conoscere, studiare, approfondire ogni tema ed aspetto della questione che si ritiene di affrontare, con una visione tanto ampia quanto meditata e siamo certi che questo metodo di cui ci siamo sempre fatti promotori sia ben noto e condiviso anche dal professore, visto che solo qualche mese fa, rispondendo a un nostro appello, ci aveva scritto: «Ammiro il lavoro di Italia Nostra di cui sono stato socio per tanti anni, e che tanto bene ha fatto all'Italia!». Per tale ragione ci hanno sorpreso le parole con cui ha bollato la nostra come una associazione pregiudizialmente contraria a tutto, escludendoci dal gruppo degli “ambientalisti intelligenti” e ricorrendo a toni e categorie che per nulla si addicono ad un amministratore pubblico".

"Italia Nostra, al contrario, è da sempre disponibile al confronto e a mettere a disposizione idee e proposte costruite negli anni, frutto di studi, convegni, dialoghi con eminenti personalità della cultura e del mondo scientifico - prosegue Italia Nostra -. Anche noi riteniamo che la Rocca e la cittadella vadano restaurate, recuperate e rese fruibili secondo un progetto che possa valutare una destinazione a verde pubblico, ma anche un collegamento col campus universitario e col patrimonio museale. Prima però di proporre demolizioni degli edifici del carcere anche possibili vorremmo che la questione venisse valutata in modo attento e rigoroso, a cominciare dal fatto che, trattandosi di beni di proprietà pubblica aventi più di 70 anni, essi sono tutelati de jure e che resta fondamentale il parere della Soprintendenza. Non intendiamo però solo sottolineare l'esistenza di un vincolo, bensì riteniamo che debba essere compiuta, quando sarà possibile, una attenta analisi degli edifici, della loro genesi e stratificazione, ma anche della storia di coloro che vi sono stati rinchiusi e che hanno lasciato testimonianze preziose quanto fragili, come i disegni visibili forse ancora per poco all’interno della Rocca. Il recupero funzionale di questo importante monumento, inoltre, non può prescindere dallo studio archeologico delle strutture più antiche e dell’intera area circostante, dove sopravvivono ruderi che attendono ancora di essere adeguatamente interpretati, mettendo in campo le più avanzate metodologie di analisi e rilievo degli elevati".

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"Riteniamo che tutto ciò debba essere poi considerato in relazione a tutti gli altri grandi edifici pubblici della città, abbandonati da tempo, nonostante siano essi stessi dei beni e contengano un patrimonio inestimabile che costituisce l'identità, la storia e la memoria di questa nostra città - prosegue l'annotazione -. Troppo spesso, finora, ci si è limitati a eseguire nuovi lavori su tanti edifici senza sapere bene cosa farne, destinandoli a vuote e improbabili funzioni socio-culturali, mentre languivano e languono nell'abbandono più totale il Palazzo del Merenda e suoi musei, mentre la città attende da anni il completamento del San Domenico, la demolizione della parcheggio e della barcaccia, il completamento del restauro di Palazzo Gaddi e tante altre opere necessarie ed urgenti. Per tutto questo invitiamo l’assessore a un confronto su tutti i temi della cultura, mettendo a sua disposizione il frutto di un’esperienza maturata, come si è detto, in anni di studio, ricerca e lavoro e che ha avuto se non altro il pregio della continuità e del costante approfondimento, indipendentemente dalle diverse idee e programmi delle amministrazioni che si sono susseguite".

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