Rocca San Casciano ricorda il decennale della morte dello scrittore Armando Ravaglioli

Dalla natia Rocca, Armando Ravaglioli si trasferì ben presto a Forlì, frequentando l’oratorio San Luigi di don Pippo, insieme al grande commediografo Diego Fabbri

Nella mostra "Paolo Grassi….Senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell’organizzazione", aperta lunedì scorso a Palazzo Reale di Milano, dove resterà aperta fino al 24 marzo, c’è qualcosa anche di Rocca San Casciano. Spiega il sindaco Rosaria Tassinari: "Paolo Grassi (1919-1981), impresario teatrale, fondatore con Strehler del Piccolo Teatro di Milano, sovrintendente alla Scala e poi presidente della Rai, fu legato in gioventù al rocchigiano Armando Ravaglioli (Rocca, 17 novembre1918 - Roma 28 gennaio 2009), scrittore ecritico d’arte, di cui ricorreva proprio il decennale della morte lo scorso lunedì".

"Dalla natia Rocca, Armando Ravaglioli si trasferì ben presto a Forlì, frequentando l’oratorio San Luigi di don Pippo, insieme al grande commediografo Diego Fabbri - illustra il primo cittadino -. Nel 1939 Ravaglioli ricoprì l’incarico di responsabile culturale delGruppo Universitario Fascista di Forlì (Guf), fondando la rivista ‘Via Consolare’, diffusa prima in Romagna e poi in numerose città e su iniziativa di Ravaglioli vi furono cooptati a Roma numerosi studenti che operavano anch’essi nei Guf e a Milano il giovanePaolo Grassi, che nel 1939 era vicedirettore critico de Il Sole, cui si aggiunse Giovanni Testori. La collaborazione proseguì proficua fino al giugno 1941, quando in pieno conflitto mondiale Grassi fu espulso dal Guf “per attività indipendente”. Fino a tale momento la diffusione di Via consolaresi era costantemente rafforzata, tanto che si decise di stamparla direttamente a Milano e fu lo stesso Grassi a trovare la tipografia di via Poerio 13".

"Con l’inizio della guerra,la rivista perse gran parte dei propri collaboratori, perché partiti per la guerra, compreso Ravaglioli - continua Tassinari -. Ma l’amicizia fra Grassi e Ravaglioli continuò per tutta la vita. Nell’immediato dopoguerra Ravaglioli partì per Roma, dove divenne direttore dell’ufficio stampa e dei rapporti internazionali del Comune di Roma e responsabile della rivista ‘Capitolium’. In questo ruolo quarantennale di intellettuale e storico, ha scritto decine di libri su Roma e a metà degli Anni ’80 diresse anche “I Quaderni dell’Acquacheta”, che purtroppo videro la luce di soli due numeri: il primo dedicato alla storia e alla culturale di Rocca San Casciano e il secondo a Portico e San Benedetto. Nel suo libro ‘Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre’ (Forlì, 2013), lo storico forlivese Giovanni Tassani ne traccia il profilo. Nel decennale della morte mi sembra giusto ricordare questo illustre rocchigiano, forlivese e romagnolo romano".  

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