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Rotte balcaniche o rotte europee, la conferenza di Silvia Marone e Maria Cristina Molfetta

L'incontro online si è tenuto lo scorso 5 febbraio, organizzato dalla Diocesi e dal Centro per la Pace di Forlì

Rotta balcanica o rotta Europea? Si è partiti da questo interrogativo venerdì 5 febbraio nell'incontro organizzato dalla Pastorale Sociale della Diocesi Forlì-Bertinoro e dal Centro per la Pace Forlì, che si è tenuto online con ospiti Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e Silvia Marone, di Ipsia-Acli, coordinatrice sui progetti della cosiddetta rotta balcanica.

"Che cos'è la rotta balcanica? E' una via di transito che le persone rifugiate utilizzano e che va dai confini turco-greci fino a Trieste, passando per Grecia, Macedonia, Serbia e Ungheria o dalla Bosnia per la Croazia e la Slovenia (questi ultimi due Paesi dell'UE, insieme a Grecia e Ungheria). Forse però sarebbe più' corretto chiamarla rotta Europea - riferisce Raffale Barbiero del Centro per la Pace Forlì - visto che costringe le persone a passare da certi Paesi perché tutte le altre vie sono state chiuse con la complicità dell'UE che ha esternalizzato i suoi confini con gli accordi nel 2016 con la Turchia, del dittatore di fatto Erdogan, con la Libia, con l'Ungheria di Viktor Orban e con il Ministero dell'Interno italiano, condannato nel gennaio del 2021 dal TAR di Roma per aver effettuato respingimenti illegali nel confine fra Italia e Slovenia (nell'anno 2020 avrebbero riguardato circa 1.300 persone)".

Durante l'appuntamento Silvia Marone ha spiegato "che oggi non servono aiuti materiali se non sono strettamente coordinati con chi lavora, come lei, nei campi profughi. Servono più risorse economiche per comprare in loco quello che è necessario o costruire locali accoglienti (cucina, servizi igienici, luogo di culto, palestra) favorendo con ciò anche le economie dei luoghi dove sono situati i campi. 

"Nei tempi lunghi bisogna che cambi radicalmente l'approccio politico ed operativo al tema della migrazione - ha concluso Maria Cristina Molfetta sottolineando che - dobbiamo essere capaci di capire che la vita sta nell'immaginarsi un futuro con qualcuno accanto”.

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