menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Sacerdote forlivese a pochi passi dall'attentato di Vienna: "Ci sentivamo al sicuro, ma nessun posto è sicuro"

La sua parrocchia, dedicata a Maria Annunziata, è a pochi passi dalla zona del centro di Vienna in cui si è verificato l'attentato che ha portato alla morte di 4 persone e il ferimento di altre 22.

La sua parrocchia, dedicata a Maria Annunziata, è a pochi passi dalla zona del centro di Vienna in cui si è verificato l'attentato che ha portato alla morte di 4 persone e il ferimento di altre 22. A pochi passi tra loro, da una parte la furia estremista islamica di Fejzulai Kujtim, ventenne di origini macedoni e residente in Austria - che ha colpito armato di kalashnikov, machete, pistola e con in dosso una finta cintura esplosiva – e dall'altra il sacerdote forlivese don Matteo Dall'Agata, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo, che da tempo vive a Vienna.

Intervistato dal sito internet di Comunione e Liberazione, don Matteo, 40 anni, ha spiegato come ha vissuto quei concitati momenti, dall'iniziale stupore e paura fino alla preghiera. Nel momento dell'attacco era in casa. “Il lunedì sera è il momento in cui stare insieme e confrontarci su molte cose” ha raccontato don Matteo Dall’Agata a “Comunione e liberazione online”. Il religioso forlivese ha vissuto quindi quelle concitate ore tra notizie che passavano in tv, chiuso al sicuro, raggiunto da messaggi di amici e parrocchiani preoccupati. A lui hanno pensato anche gli amici romagnoli, dato che don Matteo Dall'Agata qui a Forlì è nato, è cresciuto frequentando il Liceo Classico e seguendo i gruppi di Comunione Liberazione, per poi andare all'Università di Bologna. Nel 2013 l'ordinazione sacerdotale a Roma, in occasione della quale don Matteo Dall'Agata si era  raccontato nella sua vita e nella sua vocazione.

Don Matteo a “Comunione e Liberazione online” ricorda che “nonostante la pandemia, ci sentivamo relativamente al sicuro. Invece, quello che è successo  ci ha tolto ancora una volta ogni certezza di questo tipo. E, allo stesso tempo, ci ha fatto accorgere della nostra fragilità. Una fragilità che sempre abbiamo, ma che oggi più che mai sentiamo di dover prendere sul serio”. L'indomani mattina, a poche ore dall'attentato, don Matteo ha pregato intensamente: “Abbiamo pregato insieme e ci siamo spronati a guardare a cosa nella nostra esperienza ci dà fiducia e speranza. C’è paura, oggi, ma non dobbiamo rispondere all’odio cieco con altro odio. Non dobbiamo cadere nemmeno nella tentazione di chiuderci in casa impauriti. Anche se ora dobbiamo mantenere le distanze a causa della pandemia, non dobbiamo tenere a distanza i nostri cuori. Finché il calore nella nostra società è più forte della freddezza dell’odio, non dobbiamo scoraggiarci”. Da qui la scelta di tornare ognuno al proprio ruolo di sempre, chi a scuola e chi negli appuntamenti religiosi, che si sono rilevati un momento di riflessione sull'accaduto. “E' il momento di verificare se tutte le cose che ci siamo detti riguardo alla speranza e a cosa regge nelle difficoltà sono vere anche in questo momento di fatica”, ha concluso don Matteo Dall'Agata. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Forlì è al centro del Nonprofit: il 23 aprile si terrà l'open day

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ForlìToday è in caricamento