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Sicurezza in sala operatoria, Ausl di Forlì promossa a pieni voti

Parola d’ordine sicurezza. Non solo del paziente ma anche di tutti gli operatori, in primis in sala operatoria. Per questo l’Ausl di Forlì ha messo a punto una serie di misure

Parola d’ordine sicurezza. Non solo del paziente ma anche di tutti gli operatori, in primis in sala operatoria. Per questo l’Ausl di Forlì ha messo a punto una serie di misure di prevenzione dirette a proteggere chi maneggia farmaci pericolosi per la salute. I risultati? Decisamente positivi, visto che le analisi da poco eseguite dalla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia hanno evidenziato dati inferiori al limite di rivelabilità del metodo impiegato.

Tale monitoraggio ha riguardato, in particolare, l’attività dell’équipe HIPEC (Chemioipertermia Intraperitoneale Intraoperatoria), caratterizzata dall’utilizzo di chemioterapici antiblastici, molti dei quali cancerogeni o probabilmente cangerogeni. Le misure di prevenzione adottate sono state, pertanto, sottoposte ad accurato monitoraggio, superando brillantemente l’esame: il giudizio finale, infatti, stilato appunto dalla Fondazione Maugeri, è che sono appropriate ed efficaci. Inoltre, sono state convalidate le istruzioni operative e le procedure adottate. Un risultato che premia gli sforzi del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale, diretto dalla dott.ssa Magda Zignani, periodicamente impegnato a valutare, in collaborazione col personale infermieristico e Oss del blocco operatorio e con l’U.O. di Anestesia e Rianimazione, diretta dal dott. Giorgio Gambale, il rischio espositivo a chemioterapici antiblastici del personale coinvolto nell’attività HIPEC, coordinata dal dott. Giorgio Maria Verdecchia, direttore dell’U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate.

«La prevenzione ha un duplice aspetto, tecnico, con interventi ambientali e personali, e procedurale, basato cioè sull’adozione di determinate modalità di lavoro – illustra la dott.ssa Zignani – Il monitoraggio ambientale ha previsto un campionamento sia del particolato in postazione fissa nella zona di perfusione del chemioterapico, sia personale, per valutare l’esposizione inalatoria dei singoli operatori. Contemporaneamente, è stato condotto uno studio di contaminazione delle superfici e degli oggetti presenti in sala operatoria, compresi guanti e calzari del chirurgo». Col monitoraggio biologico, invece, sono stati determinati e dosati questi farmaci sul materiale appunto biologico (urine) degli operatori esposti; la raccolta è avvenuta all’inizio e alla fine dell’esposizione. L’analisi è stata poi effettuata, con metodo di elevata specificità e sensibilità, dai Laboratori della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia. «Il monitoraggio ambientale e la determinazione del principio attivo nei guanti e nei calzari del chirurgo non hanno evidenziato alcuna contaminazione da chemioterapici antiblastici, anzi, i dati sono inferiori al limite di rivelabilità impiegato – rivela la dott.ssa Zignani – col monitoraggio biologico, poi, si è escluso l’assorbimento, da parte dell’organismo, del principio attivo del chemioterapico attraverso le diverse vie di penetrazione, dermica e inalatoria: i valori sono rimasti sempre al di sotto del limite di rivelabilità del metodo impiegato».

I risultati sono stati presentati agli operatori “HIPEC”, nell’ambito di una riunione specifica, dal dott. Claudio Minoia e dalla dott.ssa Cristina Sottani della Fondazione Salvatore Maugeri. «I chemioterapici antiblastici, nonostante la IARC (International Agency for Research on Cancer) e altre autorevoli agenzie internazionali li riconoscano in molti casi come sostanze cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, non rientrano nelle direttive delle sostanze chimiche etichettate come cancerogeni, dal momento che sono farmaci – prosegue la dott.ssa Zignani – Tuttavia, viene prescritto che l’esposizione professionale a chemioterapici antiblastici sia mantenuta entro i livelli più bassi possibile (principio “ALARA”, As Low As Reasonably Achievable)».

Resta, comunque, il richio che gli operatori li assorbano per inalazione o attraverso le mucose e la cute, in seguito a un contatto prolungato diretto, oppure, ancora, mediante superfici ed indumenti da lavoro contaminati. «E’ per tale motivo che abbiamo messo a punto sia procedure di protezione e di sicurezza sia istruzioni operative tanto per gli operatori esposti ai chemioterapici antiblastici durante l’HIPEC quanto per il personale addetto allo smaltimento dei presidi utilizzati – spiega la dott.ssa Zignani – Le procedure prevedono dispositivi personali monouso di protezione specifici per antiblastici, quali camici, cuffie, calzari, guanti, facciali filtranti, occhiali con protezioni laterali, adeguati alle diverse situazioni di rischio degli operatori. In più, la sala operatoria è dotata di un impianto di aspirazione localizzata. Anche nel caso di eventuali spandimenti dei farmaci sul pavimento o di contaminazione diretta del personale e/o del paziente, poi, è presente in sala un apposito Kit da utilizzare in caso di emergenza. Infine, l’equipe che manipola chemioterapici antiblastici viene sottoposta periodicamente a sorveglianza sanitaria a cura del Medico Competente, dott.ssa Maria Alessandra Caso».

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