Il vescovo celebra San Pellegrino: "La salute e la guarigione dei malati sono opera di tutto un popolo"

In occasione della solennità religiosa di San Pellegrino, compatrono di Forlì, il vescovo mons. Livio Corazza ha presieduto la Messa “senza popolo” celebrata nella grande chiesa di piazza Morgagni intitolata al santo taumaturgo protettore dei malati di tumore

"La salute e la guarigione dei malati sono opera di una comunità”. In occasione della solennità religiosa di San Pellegrino, dal 1942 compatrono della città di Forlì e invocato come protettore contro le malattie cancerogene, il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Livio Corazza ha presieduto la Messa “senza popolo” celebrata nella basilica di piazza Morgagni intitolata al santo taumaturgo, con l’assistenza dei tre “Servi di Maria” filippini padre Roger Cabillo, superiore, padre Javier Dominador e padre Arcelo Jumen.

"San Pellegrino Laziosi - dichiara il vescovo nell’omelia - è l'unico forlivese proclamato santo dalla Chiesa nel secondo millennio. L'anno scorso sottolineavo le sue due vite, quella prima e quella dopo la trasformazione interiore, la conversione". La prima fase esistenziale del santo fu focosa, passionale, schierata e senza mezze misure, fino a schiaffeggiare un frate nel 1282. Ma padre Benizi lo ricambiò porgendo, cristianamente, l'altra guancia. Fu questo inaspettato gesto a dare il via alla sua reazione conversione. “Anche noi siamo ad un punto di svolta - continua Corazza - prima e dopo la quarantena. In questi giorni si sente l'atmosfera di chi si sta preparando a riprendere un po' alla volta in mano la propria vita. Ci sono cautele da mantenere, scelte e gesti da compiere con estrema responsabilità. Cosa ci deve guidare ad affrontare il cambiamento? La paura del contagio?".

IL VIDEO - La celebrazione di San Pellegrino

L'esperienza di San Pellegrino, come di altri santi e testimoni, ci conferma che non è la paura a cambiare le persone, ma l'amore e il perdono. "Anche noi rivolgiamo al Signore la nostra preghiera, per intercessione di San Pellegrino, a favore di tutto il personale medico dei nostri ospedali e dei presidi sanitari. Ma soprattutto preghiamo per gli ammalati, per coloro che sono ricoverati nei reparti di terapia intensiva, nelle case di riposo, in casa. Sentano la vicinanza nostra e del Signore. Nulla li separerà dall'amore di Cristo. E come ci ricordava San Paolo nella seconda lettura, siamo sempre tutti esposti alla morte, ma la vita di Gesù si manifesterà e ci procura una quantità smisurata di ed eterna di gloria".

Don Livio riprende un principio già proposto lo scorso anno: la salute è frutto di un lavoro di squadra. "Non pensavo di essere così attuale. Lo abbiamo sperimentato anche in questi mesi, come davvero la salute e la guarigione dei malati siano opera di una comunità. Potremmo dire come dell'educazione dei bambini, che è opera di un villaggio. La salute del corpo e dello spirito è opera di tutto il popolo. San Giovanni Paolo II ci insegnava che la solidarietà si verifica quando tutti siamo responsabili di tutti". San Pellegrino ebbe la fortuna di incontrare un Santo nella sua vita, anzi, di incontrare un cristiano. "Auguro a tutti di incontrare il Signore, nella nostra vita, che si fa visibile nelle persone che ci vogliono bene. Nel suo nome, sapremo vivere di conseguenza". Dopo aver ricordato l’altro aspetto per cui il santo forlivese è conosciuto nel mondo, ossia la protezione dal cosiddetto “male del secolo”, il vescovo ne invoca l’intercessione “perché guarisca tra le tante malattie anche la nostra difficoltà a camminare uniti, perfino in questi tempi di pandemia. Non possiamo sperare niente di buono se continuiamo ad essere divisi e ad alimentare le divisioni. Perché si fermino le parole che dividono, invece di unire".

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Alcuni giorni fa, Papa Francesco pronunciava parole che sembravano contraddire i Vescovi ma che, in realtà, erano rivolte a tutti. “In questo tempo nel quale si comincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia a tutti noi la grazia della prudenza e dell'obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni". "Se non saremo responsabili - conclude Corazza - non solo metteremo a repentaglio la vita degli altri, ma anche dovremo di nuovo rinchiuderci in casa”. Il vescovo di Forlì-Bertinoro ha infine ricordato anche San Giuseppe, lavoratore: "Preghiamo per il lavoro e i lavoratori Perché non manchi il lavoro e i lavoratori possono godere della dignità del lavoro". La liturgia eucaristica in San Pellegrino ha costituito anche la settima tappa della “Via della Speranza”, il percorso spirituale proposto dallo stesso pastore d’anime forlivese in vista della ripartenza dalla pandemia. 

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