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Sanità, nuova frontiera per la 'medicina di genere': se ne parla a Forlì

“La medicina di genere – spiegano le organizzatrici – applica alla medicina il concetto di diversità di generi per garantire a tutti, uomini e donne, il migliore trattamento auspicabile in funzione della specificità di genere”.

Il cuore batte più veloce in una donna che in un uomo, la cosiddetta “aspirinetta” utilizzata per prevenire gli infarti nella donna non funziona, le donne sono maggiormente avverse alle reazioni avverse dei farmaci, ma la maggior parte delle sperimentazioni in campo farmacologico vengono effettuate sugli uomini: sono solo alcune delle “differenze” di genere che non possono essere ignorate dalla medicina moderna. In sanità, più si approfondiscono studi, più si trovano evidenze del fatto che essere uomo o donna, condiziona sia l’insorgenza e il decorso delle malattie, che l’aspetto diagnostico, il trattamento, la cura e la riabilitazione.

Per questo motivo la sezione Fidapa di Forlì, con il patrocinio dell’Ausl  Romagna, Università di Bologna e dell'Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, ha scelto la medicina di genere come argomento per il Convegno che si terrà venerdì nell’Aula Magna del Campus di Forlì, in corso della Repubblica, 88. “La medicina di genere – spiegano le organizzatrici – applica alla medicina il concetto di diversità di generi per garantire a tutti, uomini e donne, il migliore trattamento auspicabile in funzione della specificità di genere”.

“Abbiamo invitato a parlare a Forlì – proseguono – la professoressa Giovannella Baggio, docente ordinario di Medicina di Genere all’Università di Padova, che è una delle maggiori esperte internazionali sul tema. Sentiremo anche le relazioni della professoressa Carla Faralli, docente ordinario di Filosofia del Diritto dell’Università di Bologna, della professoressa Susi Pelotti, docente associato di Medicina Legale dell’Università di Bologna e della dottoressa Paola Matarrese, dell’Istituto Superiore di Sanità, che tratteranno il punto della situazione sotto il profilo etico-normativo, della ricerca e delle scelte sanitarie.”

La Regione Piemonte nel 2011 ha votato un emendamento per la introduzione della medicina di genere nel prossimo Piano Sanitario Regionale, l’Emilia-Romagna lo ha fatto nel luglio 2012 ed il documento definisce la medicina di genere ‘quale approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche’. La Regione Toscana, nel Piano Socio Sanitario Regionale in vigore, prevede un capitolo sulla medicina di genere, che viene definita come esigenza del Servizio Sanitario, non specialità a parte, ma integrazione trasversale, indispensabile per superare le diseguaglianze di salute.

“Mentre il concetto di sesso comprende tutto ciò che riguarda gli aspetti biologici – proseguono le organizzatrici del Convegno - il concetto di genere, per molti anni patrimonio solo delle scienze sociali, considera anche le influenze ambientali e culturali e favorisce la maggiore appropriatezza della prevenzione e della cura.” Insomma, la salute non è neutra e anche in medicina va applicato il concetto di diversità, per garantire a tutti, donne  e uomini, una reale equità e il miglior trattamento possibile in funzione della specificità di genere.

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