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Tempo di Natale

Santa Lucia dal sapore invernale: ma freddo e nevischio non fermano la voglia di torrone da regalare alle innamorate

Temperature attorno ai 2°C, cielo grigio e una pioggia fine hanno accolto martedì mattina gli ambulanti della tradizionale fiera del 13 dicembre in Corso della Repubblica

Un detto popolare dice che "Da Santa Lucia il freddo si mette in via". Tradizione confermata. Temperature attorno ai 2°C, cielo grigio e nevischio (per gli esperti meteo "ice pellets", neve granulosa) hanno accolto martedì mattina gli ambulanti della tradizionale fiera del 13 dicembre in Corso della Repubblica. C'è chi si è svegliato alle 3 per ultimare i preparativi e mettersi in viaggio in direzione Forlì, dove fin dalla prima mattinata, nonostante la giornata tipicamente invernale, i forlivesi hanno sfidato freddo, neve e pioggia, dandosi appuntamento in centro per acquistare il torrone, un cui pezzetto giungerà, secondo tradizione, alle “ragazze innamorate”. Ma gli affari non hanno replicato l'andamento del 2021, quando la giornata di Santa Lucia fu baciata dal bel tempo.

VIDEO - Il bilancio degli ambulanti a fine giornata

"All'alba faceva un pochino di nevischio - racconta Luigi Nastuzzi, commerciante cesenate su aree pubbliche e titolare dell'attività ambulante "Zuccherolandia", storica impresa artigiana familiare, iscritta nella Regione Emilia Romagna all'albo delle aziende per la produzione biologica -. Abbiamo avuto comunque giornate con maggiori criticità". E Luigi ha aperto il suo album dei ricordi: "Nevicò il 13 dicembre del 1995, ma quella più importante fu quella del 2001. Un'autentica tempesta. Eppure la giornata era cominciata col sole, poi chiamai un corriere nel primo pomeriggio e mi disse che verso il litorale stava cominciando a nevicare. Pensavo che mi prendesse in giro, poi intorno alle 16 si materializzò la buriana. Un'altra Santa Lucia bagnata e a tratti con la neve, più recente, è stata quella del 2019, col vento che ci costrinse ad abbandonare il centro anzitempo".

Quella del 2022 è una Santa Lucia fredda, ma che non frena la voglia di torrone e lecconerie: "Tra le novità abbiamo presentato quello al Rhum, che sta piacendo molto - confessa Nastuzzi -. Ma si punta sul tradizionale, quello morbido con le nocciole o cioccolato. E poi tra i preferiti dai Forlivesi c'è quello ai canditi". Altre varianti? "Pistacchio, Nutella, Ferrero Rocher o cocco". Ma c'è anche chi propone la variante al cremino. Scorrendo tra le 125 bancarelle cariche di giocattoli, pelletteria, articoli per la casa, immancabile l'appuntamento con la piadina e la salsiccia, i ciccioli da passeggio ed un dolce che tanto piace ai giovani, la gauffre.

Non solo dolci ed idee regalo in vista del Natale: a scorrere in parallelo la festa religiosa all’interno della chiesa barocca di corso della Repubblica, anche quest'anno presa d’assalto da frotte di fedeli in fila per la rituale benedizione agli occhi con le funzioni religiose delle 6.30, 8.30, 10, 11.15, 15 e 16.30. Alle 19 la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza, rivolta ai collaboratori e benefattori della parrocchia. Le offerte raccolte in chiesa nel corso della giornata di festa saranno devolute alla missione saveriana in Congo, il paese centroafricano in cui ha vissuto e operato per molti anni il forlivese padre Gino Foschi, scomparso nel 2017.

La tradizione di Santa Lucia, a cura di Piero Ghetti

In passato, oltre alla vista, santa Lucia proteggeva un’altra “condizione” sociale assai poco gradita: le donne nubili. Per le giovani forlivesi in cerca di marito, soprattutto le più povere e senza dote, farsi vedere in chiesa a Santa Lucia nell’arco della giornata, significava rendere di dominio pubblico la volontà di accasarsi. La grande sagra popolare viveva nell’attesa della Tombola comunale, che si estraeva sul far della sera dal balcone principale del palazzo municipale. Gran parte della popolazione rurale si riversava nel borgo dall’ottocentesca barriera Cotogni, sostituita in età fascista dai palazzi gemelli progettati dal grande architetto razionalista Cesare Bazzani. Borgo Pio, l’odierno corso della Repubblica, era illuminato dai lumi in acetilene dei venditori, creando uno scenario impareggiabile. Il 13 dicembre il cristianesimo festeggia Lucia, fanciulla nata a Siracusa nel 283 e martirizzata nel 304 dall’imperatore romano Diocleziano, che punì il suo rifiuto di adorare gli dei pagani. La solennità è contigua al solstizio d’inverno, il 21 dicembre, da cui il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”: facile pensare che la chiesa di Roma abbia voluto così sostituire le feste “pagane” inneggianti alla luce, diffuse in tutto l'emisfero nord del mondo.

Il bibliotecario comunale Antonio Mambelli, nel suo “Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945”, descrive la festa di Santa Lucia più dolorosa a memoria d’uomo: quella del 13 dicembre 1944. A tre giorni dalla domenica di sangue, che aveva visto il Cittadone colpito al cuore dall’aviazione tedesca, con la perdita della basilica melozziana di San Biagio in San Girolamo e dei Palazzi Savorelli-Prati e Dall’Aste, il silenzio delle autorità alleate è rotto da una voce popolare persistente: le bombe naziste, fra Forlì e Cesena hanno fatto almeno un centinaio di vittime, fra morti e feriti. “Poiché si continua a temere lo spionaggio tedesco – scrive il cronista – si vorrebbe effettuare l’espulsione di tutti i fascisti della città”. Mentre i soldati inglesi e gli ausiliari dell’Unpa continuano a scavare fra le macerie degli edifici distrutti in corso Diaz, alla ricerca di sopravvissuti, i forlivesi provano a lenire le preoccupazioni per la guerra ancora in corso, rifugiandosi in Santa Lucia: “Oggi straordinaria affluenza in quella chiesa - annota Mambelli – con la gente che cerca consolazione nella santa degli occhi”, sulla scia di una tradizione che affonda le radici nel XVI secolo. 

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