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Santa Maria del Fiore sarà donata alla Diocesi

A settembre il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi inizierà una serie di incontri per decidere come gestire la grande parrocchia, che sta per essere donata materialmente alla Diocesi. Nubi sul futuro della mensa dei Poveri

I Frati Cappuccini si apprestano a lasciare Forlì. Prologo del loro commiato dalla città di San Mercuriale, dopo 500 anni, sarà il trasferimento di padre Maurizio Marini: ai primi di settembre, il più giovane dei tre francescani tuttora residenti a Santa Maria del Fiore (gli altri sono il parroco padre Vittorio Ottaviani e l’anziano confessore padre Aurelio Capodilista), farà armi e bagagli alla volta del convento di Cesena. Ma non si tratterà di un addio definitivo: fino a settembre 2012, epilogo della presenza cappuccina a Forlì, padre Marini farà il pendolare, pur di continuare a dare il consueto apporto alla Mensa dei Poveri “San Francesco”, fiore all’occhiello della vocazione caritativa degli emuli forlivesi del Poverello d’Assisi.

 

E proprio la sopravvivenza della celeberrima mensa, fondata da padre Lazzaro Corazzi nel 1983 e capace di erogare dai 60 ai 70 pasti ogni giorno grazie all’onlus omonima presieduta dallo stesso padre Ottaviani, sarà il vero punto nodale del tavolo di confronto sul futuro diocesano di Santa Maria del Fiore.

 

“Il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi – anticipa il direttore della Caritas diocesana, Sauro Bandi - farà di tutto per mantenere vivo il servizio, ritenuto insostituibile per il territorio”. Gli ospiti sono in maggioranza extracomunitari, anche se aumentano sempre più gli italiani, tra cui alcuni pensionati che con la “minima” si trovano in enorme difficoltà. Tra gli extracomunitari molti sono in cerca di lavoro; altri il lavoro ce l'hanno, ma sono mancanti d'alloggio oppure hanno da poco iniziato a lavorare.

 

“Spesso – interviene Pietro Spada a nome dei volontari dell’onlus “San Francesco” - vengono aiutate persone in difficoltà per l'affitto, le medicine, le emergenze. Da alcuni anni si nota un aumento di persone provenienti dall'Est. Vengono sostenute pure alcune famiglie italiane. Il servizio mensa si regge essenzialmente sulla Provvidenza, mentre una parte dei generi alimentari proviene dal Banco Alimentare di Imola”. Il venir meno dell’apporto dei frati, sia come disponibilità operativa che dal punto di vista finanziario, parrebbe irrisolvibile. Ma le opzioni sul tappeto per la continuità della Mensa non mancano. “Se i volontari dell’onlus non ce la faranno – riprende il direttore Caritas, Bandi – proveremo ad includere la mensa nel microcosmo Caritas, già presente in loco con l’accoglienza notturna”. Difficile, però, credere che la grande macchina caritativa diocesana sia in grado di gestire simultaneamente le mense “San Francesco” e “Buon Pastore”. “Troveremo una soluzione per coordinare entrambi i servizi, magari fondendoli in un’unica gestione”.

 

Sempre ai primi di settembre, il vescovo monsignor Pizzi inizierà una serie di incontri con le varie anime di Santa Maria del Fiore e la Caritas, per decidere come gestire la grande parrocchia di via Ravegnana, subito dopo la sua donazione notarile alla Diocesi. I francescani, che lasceranno Forlì dopo ben 500 anni, per accordi già presi e sottoscritti manterranno in proprietà solo la scuola paritaria, materna e elementare, di via Ravegnana, 92, gestita sin dal 1945 dall’ordine religioso femminile delle Ancelle del Sacro Cuore con casa madre a Lugo di Romagna, nonché il Teatro “Giovanni Testori” di via Vespucci, condotto dalla Compagnia del Teatro dell’Arca.

 

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