Anche a Forlì le 'Sardine' scendono in piazza: "Riempiamo i cervelli, se no altri riempiranno le pance"

Anche Forlì ha avuto il suo appuntamento con le ‘Sardine’, il movimento politico apartito orientato a sinistra che contesta l’uso del linguaggio violento, volgare e aggressivo in politica

Anche Forlì ha avuto il suo appuntamento con le ‘Sardine’, il movimento politico apartito orientato a sinistra che contesta l’uso del linguaggio violento, volgare e aggressivo in politica. Giovedì sera intorno alle 19 circa, intorno alle 3000 persone si sono ritrovate sotto San Mercuriale e hanno srotolato striscioni ed esibito le immagini, i cartelli delle ‘sardine’, diventate ormai l’emblema di questo movimento politico che ha già  toccato diverse piazze italiane, nella nostra zona Rimini, Ravenna e Bologna. Qualcuno, considerato il periodo pre-natalizio, ha realizzato una “sardina-stella cometa” luminosa e l’ha appesa al collo, altri hanno voluto essere ‘sardine’ indossando costumi da pesci dalla testa ai piedi.

Nessuno sul palco lo cita col proprio nome, ma il bersaglio dell’iniziativa resta il leader della Lega Matteo Salvini, tanto che nello striscione maggiore campeggia la scritta ‘Forlì si slega’ e ‘Sardine’ diventa l’acronimo di ‘solidarietà, accoglienza, rispetto, diritto, inclusione, non violenza, antifascismo’. I canti sono stati, come nelle altre piazze, “Bella ciao” e “Romagna Mia”, ma anche l'Inno d'Italia. La manifestazione è iniziata con il ricordo dei 50 anni della strage di Piazza Fontana, che aprì la drammatica stagione del terrorismo interno. Presente a Forlì, in una serata particolarmente rigida con 2-3 gradi sopra lo zero, uno dei leader e fondatore del movimento delle Sardine, Mattia Santori di Bologna. Prossimo appuntamento, dopo quello di Forlì, sarà la grande manifestazione delle Sardine a Roma, in piazza San Giovanni. 

VIDEO - Le "Sardine" in piazza Saffi e il grande abbraccio di gruppo

Così Santori: “Siamo delle comparse, siamo in pochi. Così ci dicevano. Poi il loro consenso, dato per sicuro si è sgretolato davanti alle migliaia dei nostri corpi, che hanno deciso di fare politica, senza fare campagna elettorale continua”. Quindi anche un mea-culpa: “Quante volte siamo stati in casa, abbiamo criticato comunque e non onorato chi fa buona politica? Io l’ho fatto per dieci anni”, mentre ora, sempre Santori, “c’è una rivoluzione pacifica, finalmente l’Italia esporta un modello di politica sana”. Quindi la critica principale ad un certo modo di fare politica: “Si può fare un’affermazione senza dover per forza individuare un nemico? Ce lo meritiamo davvero?”.

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Non sono mancati riferimenti alle prossime elezioni regionali. Santori definisce l’Emilia-Romagna “una terra che odia chi discrimina e accetta la diversità come un punto di forza”, una terra tra le prime in Italia come economia “che non ha bisogno di rimarcare la differenza con il sud, perché questo è il nostro modo di comunicare”. Il sostegno a Stefano Bonaccini è leggibile tra le righe: “La sfida è tra razionalità e marketing, da una parte ci sono 5 anni di buon governo, che possa piacere o meno, o per lo meno ci sono dati e un progetto di governo, dall’altra parte c’è solo marketing”. Ed infine: “Se non riempiamo i cervelli, altri riempiranno la pancia”. Dagli attivisti sul palco attacchi anche all'amministrazione comunale, in riferimento al progetto anti-discriminazioni bocciato in nome della "famiglia tradizionale": "Non esiste solo una famiglia, ne esistono tant di più".
 

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