Scuola, Villafranca vuole il suo Istituto Comprensivo. La protesta

Continua la battaglia del Forese per avere un proprio istituto comprensivo scolastico. Euro Camporesi, coordinatore del Quartiere di Villafranca fa il punto

Continua la battaglia del Forese per avere un proprio istituto comprensivo scolastico. Euro Camporesi, coordinatore del Quartiere di Villafranca fa il punto: “La partecipazione alla riunione della prima Commissione della Circoscrizione 1, condotta dalla Presidente Patrizia Carpi, alla presenza dell'assessora Gabriella Tronconi e dell'architetto comunale Bazzocchi, estensore del piano comunale dei Comprensivi Scolastici, svolta nella sala pubblica del Quartiere Foro Boario, ha visto la partecipazione non scontata dei coordinatori dei quartieri, oltre ad alcuni consiglieri di Circoscrizione e la presenza preoccupata ed animata di tanti genitori ed insegnanti”.

“La relazione introduttiva dell'assessore, tutta imperniata su cosa sono, a cosa servono, attraverso quali normative nascono, chi li ha voluti e di chi è la competenza territoriale, - insiste Camporesi - non ha chiarito il perchè gli istituti comprensivi sono nati con quelle caratteristiche, il tipo di flessibilità consentita ed il mancato percorso partecipato nella loro elaborazione. Nel dibattito che è seguito, tante, troppe le osservazioni ad un piano di suddivisione del territorio in 8 comprensivi che non tengono conto della territorialità, della continuità didattica, della socialità storica, della interazione con i quartieri limitrofi”.

“Si sono valutati numeri e ipotetici flussi del traffico – insiste - si sono trascurati i trasporti, in particolare quelli scolastici che sono un diritto legato all'istruzione, il numero totale dei ragazzi che presuppone una suddivisione del territorio in 9 comprensivi (considerare che Forlì, nei confronti dei comuni vicini di territorio, risulta sotto dimensionato in numero di dirigenze scolastiche), con numero di alunni nettamente superiore al massimo previsto dalla Regione. Nove dirigenze consentono un numero di allievi più vicino alla condizioni di riparto previsto dalla legge Regionale. - sottolinea Camporesi - La legge attuale consente alle famiglie di iscrivere i propri figli nelle scuole da loro scelte. Criteri sono ad esempio l'Istituto più vicino alla loro abitazione: raggiungendo i numeri minimi per la formazione delle classi, non vi saranno spostamenti d'ufficio ma sarà rispettato il criterio della scelta famigliare. Solo nel caso che grazie all'accaparramento, si raggiunga un soprannumero di iscritti, questi saranno dirottati in altri plessi; non saranno consentite situazioni di disagio che siano in contrasto con le più elementari norme previste dalla legge per consentire agli studenti di vivere la scuola in ambienti consoni, provvisti di mense, palestre, aule spaziose, attrezzature informatiche e di supporto allo studio e laboratori didattici”.

Il nostro territorio, comprendente anche i quartieri vicini, per effetto delle politiche del decentramento, con le nuove abitazioni costruite e la rivalutazione delle comunità decentrate, ha visto negli anni l'ingresso di nuove famiglie, in particolare giovani. Con i nuovi nati, si sono raggiunte le dimensioni nella popolazione scolastica tali da richiedere l'esigenza di nuovi spazi che una volta completati, nel nostro polo scolastico, si possono raggiungere i due corsi di insegnamento per ogni anno scolastico, questo, per effetto della titolarità della cattedra, permette una stabilizzazione degli insegnanti e dell'insegnamento. - spiega Camporesi - Il territorio del basso Forese, riaccorpato rispetto alle attuali proposte divisorie, consente di raggiungere i numeri minimi per la formazione di un comprensivo autonomo avendo al suo interno ciò che viene previsto dalla legge per formare una autonoma dirigenza scolastica.
I comitati di quartiere, l'associazione genitori, faranno fino in fondo la loro parte per raggiungere questo risultato, ci si rivolge alle famiglie perchè siano consapevoli che la rivalutazione dei quartieri decentrati passa attraverso loro ed il sostegno che vorranno dare alla sopravvivenza delle loro scuole. Diversamente il rischio è quello di vivere in una comunità dormitorio”.

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