Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Prima applicazione in Italia della sentenza di Cassazione che sdogana il saluto romano: prosciolto il patron del museo del duce

Commenta l'avvocato Minutillo: "Oggi a Ravenna abbiamo vissuto un momento storico della giustizia e del diritto: per la prima volta in Italia un Tribunale di merito ha fatto applicazione dei criteri dettati dalle Sezioni Unite"

Primo caso di applicazione in Italia della sentenza della Cassazione a sezione unite  dello scorso gennaio, che ha sdoganato il saluto romano nelle commemorazioni “nostalgiche” come quelle di Predappio o come quelle che avvengono tutte le estati a Ravenna, nei pressi del cimitero, per ricordare il gerarca fascista Ettore Muti. Il tribunale di Ravenna questa mattina, mercoledì, ha prosciolto Mirco Santarelli, 61 anni, referente regionale degli Arditi d'Italia, e Domenico Morosini, 83 anni, patron del museo di Villa Carpena, vicino a Forlì, dedicato ai cimeli di Benito Mussolini e realizzato nella tenuta natale di Rachele Guidi, moglie del duce. L'udienza dello scorso gennaio aveva visto l'acquisizione della sentenza della Cassazione. Dopo una serie di rinvii per valutare l'applicabilità della novità normativa alla vicenda dei due “nostalgici” a processo, è arrivata infine la decisione del giudice Antonella Guidomei (pm Ziniti).

Santarelli e Morosini erano accusati della violazione della Legge Mancino, che punisce e condanna e azioni e discorsi aventi per scopo l’incitamento all'odio, alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. La legge punisce anche chi ostenta emblemi o simboli tipici delle ideologie che sostengono tale discriminazione, tra cui appunto il saluto fascista. Ed è la parte su cui è intervenuta la Cassazione, a Sezioni Unite, dando l'interpretazione che il saluto romano violerebbe la legge solo se unito al concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, quindi unito ad altre azioni, e non fine a sé stesso in una commemorazione “nostalgica”.

Morosini e Santarelli erano a processo, il primo per quel braccio teso sfoderato nel rendere omaggio a Ettore Muti, il secondo per aver invocato  l'omaggio con la triplice chiamata 'Camerata Ettore Muti!', a cui gli astanti rispondono 'Presente' all'unisono, nel corso di una cerimonia - sorvegliata dalla Digos di Ravenna - il 23 agosto 2020 al cimitero di Ravenna. Un'altra trentina di attivisti di estrema destra erano stato già archiviati in quanto, pur avendo partecipato al raduno, si erano portati la mano al cuore. Nel corso dell'udienza era stata ammessa la costituzione di parte civile della Consulta anti-fascista di Ravenna (rappresentata dall'avvocato Andrea Maestri), mentre non è stata ammessa quella dell'Anpi per un vizio di forma. 

Le difese degli imputati erano rappresentate da Francesco Minutillo (per Santarelli) ed Emanuele Solari (per Morosini). Commenta l'avvocato Minutillo: "Oggi a Ravenna abbiamo vissuto un momento storico della giustizia e del diritto: per la prima volta in Italia un Tribunale di merito ha fatto applicazione dei criteri dettati dalle Sezioni Unite nella sentenza di gennaio ed ha prosciolto gli imputati da ogni accusa. Il diritto a commemorare i nostri martiri e defunti seguendo il rito fascista compie dunque oggi un deciso passo in avanti".

Dice Minutillo: "La Procura ha proceduto sulla violazione dell'art. 2 della legge Mancino reputando che il saluto romano all'interno del Rito del Presente costituisse una simbologia del Partito Fascista e dunque  di una associazione tesa a propagandare e diffondere ideologie  razziste. Ma per l'integrazione del reato sarebbe stato necessario dimostrare che l'associazione razzista esisteva ancora nell'attualità. Ovvero qui ed oggi. Ma così non è stato, e, dopo la Cassazione lo certifica anche un Tribunale di merito. Non posso nascondere con questa soddisfazione professionale di aver  vissuto anche un momento di vera commozione, pensando e sperando che sia veramente finita la stagione della persecuzione giudiziaria contro tanti, tantissimi".

Ed ancora: "Sia chiaro che d'ora in poi chi avrà l'ardire di denunciare chi compie il saluto romano durante una commemorazione, che sia a Ravenna o Predappio o ad Acca Larentia, lo farà nella temeraria consapevolezza di accusare un innocente. E se ne dovrà assumere ogni responsabilità".

Di parere diametralmente opposto Andrea Maestri, , avvocato della Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna: "Siamo al cospetto di una delle prime pronunce a seguito della nota sentenza delle Sezioni Unite Penali della Cassazione, depositata il 17 aprile scorso. Il reato contestato dalla Procura di Ravenna è l’art. 2 Legge Mancino, delitto di pericolo presunto che si realizza anche con il saluto romano e la chiamata del presente, che per la Cassazione sono oggettivamente riconducibili al rituale fascista (artt 3 e 9 regolamento del Partito nazionale fascista) e sono state poste in essere in un “significativo contesto fattuale complessivo” cioè durante la pubblica, reiterata, ostentata esaltazione non di una figura qualunque ma di Ettore Muti, squadrista e segretario del PNF. Chiare le finalità di esaltazione ideologica e di proselitismo. Attendiamo, entro 90 giorni, di leggere le motivazioni di una pronuncia che ci lascia interdetti e amareggiati".

E conclude Maestri: "Osservo, da cittadino e da giurista, che non vorrei crescere i miei figli in un paese in cui si possa liberamente ed impunemente esaltare uno squadrista fascista come Ettore Muti, fare la chiamata del presente ed il saluto romano. Un paese in cui due leggi vigenti, la Legge Scelba e la legge Mancino, dighe giuridiche erette in difesa dei valori democratici e costituzionali, di fatto sono disattese".

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