Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Liceale suicida, le motivazioni della sentenza: "Segregata dai genitori"

Così i giudici della Corte di assise di Forlì valutano quanto vissuta da Rosita Raffoni, la giovane di Fratta terme che si suicidò ad appena 16 anni il 17 giugno 2014

Una "patologica situazione relazionale creata da condotte improntate a castrazione e repressione, denunciate dall'impotente e inerme vittima nella maniera più inequivocabile". Così i giudici della Corte di assise di Forlì valutano quanto vissuta da Rosita Raffoni, la giovane di Fratta terme che si suicidò ad appena 16 anni il 17 giugno 2014, gettandosi dal tetto del Liceo Classico 'Morgagni' di Forlì.

I giudici togati e popolari della Corte d'Assise, presieduti dal presidente Giovanni Treré, avevano assolto il padre Roberto Raffoni dall'accusa più grave, quella di istigazione al suicidio della figlia, mentre lui e la moglie Rosita Cenni sono stati riconosciuti responsabili dei maltrattamenti e condannati a 3 anni e 4 mesi, ma senza l'aggravante della morte della ragazza conseguente a questo reato.  La Procura di Forlì, le indagini sono state coordinate dai pm Filippo Santangelo e Sara Posa, aveva chiesto condanne a sei anni per il padre, due anni e mezzo per la madre. 

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In altre parole, secondo il dispositivo della Corte, Roberto Raffoni e Rosita Cenni maltrattarono la figlia, ma non ne causarono la morte, né tanto meno la istigarono al suicidio. "Le decisioni prese dalla famiglia Raffoni, dalle più banali a quelle di maggior impatto emotivo - scrive la Corte di assise in un passaggio delle 145 pagine di sentenza, citate dall'Ansa - non rappresentano mai scelte a contenuto o a funzione educativa. Non c'era nulla di pedagogico o educativo nelle limitazioni imposte a Rosita, che subiva sistematiche e insormontabili negazioni, a fronte delle quali la minore - proprio perché era un'adolescente tutt'altro che viziata, smetteva anche di chiedere, sperando solo di poter allontanarsi da quella famiglia e da quel clima che ormai viveva come una segregazione". L'avvocato dei due coniugi Marco Martines ha già annunciato appello, sebbene di fatto già in primo grado gli aspetti più gravi delle accuse vengono di fatto a cadere.

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