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La Settimana del Buon Vivere sostiene "Ferite a Morte" di Serena Dandini

Lo spettacolo arriverà anche a Forlì (definita la "città delle donne" dall'Osservatorio Donne nella Pubblica Amministrazione) in occasione del lancio della IV edizione della Settimana del Buon Vivere

C'è anche la Settimana del Buon Vivere di Legacoop Forlì-Cesena tra i sostenitori del progetto teatrale "Ferite a Morte (www.feriteamorte.it), diretto da Serena Dandini, contro la violenza di genere. La prossima data, dopo i “sold out” di Bologna e Palermo, sarà a Genova il 9 dicembre. E’ previsto che lo spettacolo arrivi presto anche a Forlì (recentemente definita la "città delle donne" dall'Osservatorio Donne nella Pubblica Amministrazione) in occasione del lancio della quarta edizione della Settimana del Buon Vivere.

"E proprio in coerenza con i temi trattati, ossia la centralità del noi fatta d’integrazione tra generazioni, generi e culture. Il bene comune che non può prescindere dall’essere educati all’equità e al rispetto come elemento culturale di sviluppo", spiega l'ideatrice della manifestazione, Monica Fantini. Nello spettacolo-denuncia di Serena Dandini, ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale, in collaborazione con Maura Misiti, demografa e ricercatrice del CNR, e con il sostegno della cooperazione e della Settimana del Buon Vivere si mette in scena una sorta di una ‘spoon river’ in cui le donne vittime di "Femminicidio" prendono parola.
 
A dar loro voce sono i volti dello spettacolo, del giornalismo, della società civile come Susanna Camusso, Concita DeGregorio, Lilli Gruber, Paola Cortellesi, Angela Finocchiaro, Geppi Cucciari, Elisa, Ambra Angiolini, Eleonora Danco, Lunetta Savino, Stefania Casini, Fiorenza Sarzanini, Raffaella Lebboroni, Silvia Avallone, Micaela Ramazzotti, Thony, Emanuela Grimalda, Giorgia Cardaci, Lorella Zanardo, Josefa Idem, Ema Andrea e altre ancora.
 
“Il dato in Italia è impietoso: muore di violenza maschile una donna ogni tre giorni. Nel nostro Paese, mentre parliamo delle quote rosa in politica, lo Stato ancora non difende come dovrebbe le donne sotto ricatto, molestate, sottoposte a continue minacce, violenze e fisiche e psicologiche dentro e fuori la famiglia. I centri-antiviolenza, le reti antiviolenza locali dei servizi si prodigano con passione, ma sono pochi e hanno finanziamenti a goccia dagli enti locali e dallo stato, un rubinetto più chiuso che aperto che non permette mai una seria programmazione sul territorio. Le leggi ci sarebbero ma non sono applicate” dice Serena Dandini che ieri sera, sul tema, è stata ospite su Rai Tre alla trasmissione di Fabio Fazio.

 
“Ferite a morte” ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica proprio su queste drammatiche lacune e sollecita alla sottoscrizione della “Convenzione NO MORE! Contro il femminicidio” si può firmare sul sito: https://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it/) che incalza il Governo e le istituzioni italiane a discutere urgentemente le proposte in materia di prevenzione, contrasto e protezione delle donne dalla violenza maschile e la ratifica immediata della Convenzione del Consiglio d'Europa (Istanbul 2011). “Ferite a morte” sostiene, inoltre, la rete dei centri D.i.Re, i centri antiviolenza e le associazioni presenti nei territori.

 "È un'occasione per portare l'attenzione dell'opinione pubblica su un tema che continua a rappresentare una piaga aperta per tutto il Paese. La drammaturgia sociale, come in questo caso, serve ad attirare l’attenzione e a catalizzare le forze. E ci sta riuscendo. A collaborare in questo percorso ci sono tanti uomini perché solo insieme si può sanare questa ferita", spiega l'ideatrice della Settimana del Buon Vivere Monica Fantini, direttore di Legacoop Forlì-Cesena.
 
"Abbiamo deciso di fare parte di questa iniziativa perché ci ha convinto e per l'innegabile continuità con i temi che ogni anno proprio da Forlì e Cesena rappresentiamo, portando l'attenzione nazionale sull’incontro tra generi, generazioni e culture come occasione di rinnovamento e di programmazione di un domani più equo e sostenibile, nel reale senso del termine".

 "Il nostro sostegno – conclude Monica Fantini - vuole ribadire come ogni giorno debba in realtà essere il buon motivo per parlarne e per fare sensibilizzazione, a partire dai più giovani. Vuole ribadire come gli atti celebrativi non siano sufficienti a denunciare ed educare rispetto ad azioni quotidiane e costanti che è responsabilità di tutti assumersi, prima di tutto come persone. Fintanto che ogni anno centinaia di donne moriranno a causa di violenza gratuita, non possiamo pensare di essere il luogo sano in cui far crescere in nostri figli. Ecco allora che l’impegno oltre che politico e istituzionale diventa collettivo e ci coinvolge in un problema che non è solo di chi subisce violenza ma dell’intera Comunità in cui questa si manifesta. La violenza mina la libertà di ognuno di noi. La crisi non può mai diventare l’alibi per non trattare o accantonare i temi sociali che sono alla base di ogni sviluppo capace di guardare al futuro".

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