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No alla violenza sulle donne, Serena Dandini ha aperto la Settimana del Buon Vivere

E' all'insegna del rispetto di genere che si è aperta, lunedì pomeriggio a Forlì nel salone comunale gremito di oltre 500 persone, la quarta edizione della Settimana del Buon vivere

No alla violenza alle donne: al loro isolamento sociale, al pregiudizio e allo stereotipo, al divario salariale rispetto agli uomini, alla mancata rappresentanza politica. E più lavoro alle mamme, solo da qui passa l'aumento dei servizi e lo sviluppo. E' all'insegna del rispetto di genere che si è aperta, lunedì pomeriggio a Forlì nel salone comunale gremito di oltre 500 persone, la quarta edizione della Settimana del Buon vivere; madrina d'eccezione Serena Dandini che, al fianco dell'ideatrice della kermesse Monica Fantini, sul tema “Il futuro nasce oggi”, ha intervistato Diamante D'Alessio direttore di Io Donna, Elisabetta Gualmini presidente della Fondazione Cattaneo, e Maura Misiti ricercatrice del Cnr. Sul palco, anche i contributi audio del premio Nobel per l'economia Amartya Sen, e dell'attivista per i diritti umani Kerry Kennedy.

«La Settimana del Buon vivere vuole creare un luogo che si ostina a non perdere fiducia nel futuro – ha salutato la platea Monica Fantini -: per noi, il buon vivere è per chi non vuole restare ostaggio della crisi, per chi dà senso all'“io” che diventi un “noi”, per chi crede nella forza delle idee. E' onestà, giustizia, reciproco rispetto». Come quello per le donne, nella forza di dire basta alla violenza. «E poi basta con questa cosa che dei femminicidi si debbano occupare solo le donne – ha smorzato i toni Serena Dandini -: il problema è degli uomini. E' ora che siano loro ad occuparsene».

Ma violenza alle donne non è solo quella dei pugni. E' quella psicologica di isolamento sociale, e di pregiudizio. «Secondo il World economic forum, siamo scesi all'80esimo posto della graduatoria per la partecipazione delle donne al lavoro, per il divario salariale rispetto agli uomini – ha snocciolato un po' di dati la ricercatrice Misiti -. L'Italia ha un tasso di fecondità tra i più bassi al mondo: 1,4 figli per donna, quando il numero ideale sarebbe 2. Il 20% delle donne lascia il lavoro dopo il primo figlio». E la crisi economica peggiore le cose. «Il binomio donne e giovani oggi va malissimo – non rincuora Elisabetta Gualmini -: sono le prime ad essere assunte con contratti atipici, e le prime ad essere espulse. Su di loro non si investe. Allora bisogna metterci ancora di più la faccia: le donne tendono a considerare il potere, a differenza degli uomini, come fonte di imbarazzo. Bisogna avere il coraggio di farsi avanti». «Non si sottovaluti, ad esempio, la maggiore sensibilità che abbiamo nel saper coniugare umanità a gestione economica: oggi serve anche questo», chiosa il direttore di Io Donna, D'Alessio.

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