Servizio civile: "Non tagliate il futuro dell’Italia"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

I tagli (-44 milioni) al Fondo nazionale per il Servizio civile previsti dalla Manovra di stabilità - ultimo atto del Governo Berlusconi-Tremonti - hanno costretto l'UNSC (Ufficio Nazionale per il Servizio Civile) a scaglionare le partenze dei progetti con cadenze mensili nel corso dell 2012. Di conseguenza, la partenza dei volontari in servizio civile nel nostro territorio, prevista a gennaio 2012, slitterà a primavera-estate del 2012. Si tratta di gravi disguidi, dovuti a scelte politiche folli, che minacciano la sopravvivenza del Servizio Civile e creano oggettive difficoltà sia ai giovani sia alla realizzazione di progetti già approvati e pianificati. In questo quadro di crisi, Arci Servizio Civile Forlì comunque avvierà al Servizio circa 40 giovani (circa la metà dello scorso anno), in progetti che coinvolgono sia l'Università di Forlì, sia realtà sociali che operano con anziani (Case di riposo Zangheri e Mangelli), sia disabili (coop. CAD).

È necessario rifinanziare il Servizio Civile, portando gli attuali 68 milioni previsti per il 2012 almeno a 112. Ciò è possibile, perché il Governo precedente non ha decurtato i fondi alla mini-naja, un'esperienza che riteniamo assolutamente insignificante per la crescita dei giovani e fuori dalla storia. Altri risparmi, e non solo per il Servizio Civile, possono essere ottenuti dalla riduzione delle spese militari, in particolare per l'acquisto di armi: ad esempio, i caccia F35 sono a detta degli esperti totalmente inutili per il nostro sistema di difesa e quindi superflui (ci rimettiamo in ogni caso qualche miliardo di euro dal 1996!).

Chiediamo quindi al nuovo Ministro Riccardi di rilanciare l'unico progetto nazionale di cittadinanza attiva rivolto ai giovani, ed è positivo che nell'organizzazione del Governo Monti il Servizio Civile sia stato collocato insieme alle deleghe ministeriali su giovani, integrazione, cooperazione internazionale, famiglia. Finalmente è chiaro il quadro culturale di riferimento, il SCN non può essere una stampella del welfare e dell'assistenza, ma è un'opportunità di crescita, una palestra di vita e impegno civile in cui i giovani contribuiscono alla promozione della cultura, alla tutela dell'ambiente, alla diffusione dei valori della pace. Bisogna rifiutare proposte insensate come quelle dei leghisti, che hanno chiesto di utilizzare il servizio civile per sostenere l'agricoltura.

Le preoccupazioni per il futuro del SC restano fortissime, ma ci sono segnali positivi e potenzialità da cogliere, con un minimo di buon senso e con scelte capaci di investire sulle nuove generazioni.

 

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