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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Cronaca

Lavoro in condizioni disumane per appena un euro all'ora: due imprenditori rinviati a giudizio

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Forlì-Cesena, coordinate dal sostituto procuratore Fabio Magnolo, sono iniziate nel novembre del 2017

Rinvio a giudizio per due imprenditori di una ditta di produzione di alimenti senza glutine con le accuse di "sfruttamento del lavoro" e "impiego di manodopera clandestina". Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Forlì-Cesena, coordinate dal sostituto procuratore Fabio Magnolo, sono iniziate nel novembre del 2017 dopo la segnalazione di un presunto caso di sfruttamento lavorativo nei confronti di un cittadino marocchino di 36 anni.

Il lavoro degli inquirenti - che si è concentrato oltre che sui racconti di altri lavoratori testimoni oculari, anche attraverso una serie di servizi di osservazione e controllo a distanza dei luoghi di lavoro oltre che numerosi pedinamenti dei mezzi utilizzati dallo sfruttatori - si è concluso lo scorso giugno, appurando quanto lamentato dal lavoratore extracomunitario.

Sulla base di quanto raccolto dagli uomini dell'Arma, l'operaio marocchino avrebbe lavorato tra il mese d'aprile ed agosto del 2017 per oltre 11 ore al giorno e circa 80 a settimana rispetto alle 40 settimanali previste dal contratto collettivo nazionale del lavoro, senza alcun contratto né comunicazione di assunzione, senza mai fruire di riposi settimanali o ferie ricevendo in due distinte occasioni, a distanza di 4 mesi l’una dall’altra, complessivamente, la somma di appena 2mila euro euro a fronte degli oltre 13mila euro maturati.

Dividendo la misera retribuzione per il numero di ore realmente prestate, il lavoratore ha percepito appena un euro all’ora a fronte dei 7 previsti dal contratto di lavoro. Inoltre, spiegano fonti investigative, sarebbe stato "sfruttato approfittando della sua indigenza, dell’estremo stato di bisogno di sostentamento economico e soprattutto dietro la falsa promessa di un regolare contratto registrato che gli permettesse di ottenere un regolare permesso di soggiorno". Il quadro probatorio costruito dai militari dell’Arma ha consentito al giudice per le udienze preliminari di rinviare a giudizio i due imprenditori italiani.
 

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