Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Siccità, gli ambientalisti bocciano l'ipotesi di nuovi invasi: "Puntare sulla fitodepurazione delle acque reflue"

Ad esporre le osservazioni è Alberto Conti, presidente del Wwf Forlì-Cesena, a nome del Tavolo delle associazioni ambientalistiche forlivesi

Nuovi invasi per fronteggiare la carenza di pioggia nella stagione estiva? Gli ambientalisti dicono no alle proposte di Romagna Acque, auspicando che "il prossimo Piano di Tutela delle Acque proceda alle efficaci e molto meno dispendiose alternative, proposte dal Wwf Fc, nonchè da molte altre associazioni Ambientaliste della nostra Regione, e già all’attenzione dell'amministrazione regionale". Ad esporre le osservazioni è Alberto Conti, presidente del Wwf Forlì-Cesena, a nome del Tavolo delle associazioni ambientalistiche forlivesi (Isde, Corpo della Guardia Zoofila Ambientale, Gev, Clandestino, Pro Natura Forlì, Fiab e Legambiente).

Argomento Conti: "Romagna Acque continua nel suo tentativo di accreditare nuovi invasi per far fronte alle necessità idriche conseguenti alla siccità. Evidentemente a Romagna Acque sfugge il concreto significato di risparmio idrico, a fronte del suo reiterato, ma solo teorico e contraddittorio nei fatti, appello alla necessità di un minor consumo d’acqua. Infatti Romagna Acque vorrebbe realizzare alcuni “piccoli” invasi (oggettivamente, non possono essere considerati “piccoli” invasi da 300 a 500mila metricubi), da costruirsi con sbarramenti in cemento armato, producenti un impatto ambientale elevatissimo, modifica permanente dei luoghi, costi economici assolutamente improponibili, oltretutto completamente sproporzionati alle basse quantità di captazione idrica che si otterrebbero. Infatti i bacini di alimentazione, quelli del Rabbi, Montone e Tramazzo, non garantiscono gli apporti d’ acqua ipotizzati, stanti le loro insufficienti dimensioni".

"Non solo - prosegue Conti -: l'apporto di sedimenti solidi riempirebbe in breve tempo il volume d’ invaso a causa dell’ erosione dei versanti , tipica del nostro Appennino ). E’ inoltre mistificante paragonarli ai micro invasi in terra, realizzati da qualcuno in quelle valli, quasi che alcuni buchi, anch’essi comunque soggetti a rapidi riempimenti dai sedimenti e perciò perdenti quanto a rifornimenti idrici ma almeno non modificativi in permanenza dello stato dei luoghi, siano confrontabili con costruzioni in cemento armato, distruttive senza rimedio dell’ ambiente naturale circostante. La stessa Romagna Acque non  può tuttavia fare a meno di ammettere che, in assenza di precipitazioni, questi contenitori rimangono inevitabilmente a secco, risultando quindi inutili nel momento del bisogno. Oltretutto i principali utilizzatori della risorsa idrica proveniente dai sopracitati invasi, come affermato da Romagna Acque, sarebbero i coltivatori di kiwi, frutto esotico ultraidroesigente, altro che risparmio d’acqua. D’ altronde tutti sanno che ad una Spa come Romagna Acque interessano molto i profitti economici, tanto più alti quanto più acqua vende, alla faccia dell’ auspicato, ma non da essa  perseguito ,  minor consumo idrico".

"E molto meno evidentemente a Romagna Acqua interessa l’ impatto ambientale indotto dalle opere di cantiere e dagli sbarramenti finali - sostiene Conti -. Quali alternative allora? Innanzitutto la sostituzione delle coltivazioni di kiwi e di altre colture richiedenti troppa acqua, ormai improponibili se vogliamo un vero risparmio idrico, con colture molto meno idroesigenti e l’applicazione comunque di pratiche d’irrigazione all’avanguardia in termini di minimo consumo idrico. Ed inoltre la fitodepurazione delle acque reflue, da cui si possono trarre quantitativi d’acqua utili  agli scopi idrici. Auspichiamo che il prossimo Piano di Tutela delle Acque non recepisca le fallimentari richieste di Romagna Acque e proceda alle efficaci e molto meno dispendiose alternative, proposte dal Wwf Forlì-Cesena, nonchè da molte altre associazioni ambientaliste della nostra Regione, e già all’attenzione delll'amministrazione regionale".

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