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Siccità, "sospendere la caccia o sarà un massacro a cielo aperto"

WWF e Lega Abolizione Caccia Emilia Romagna, "chiedono che si intervenga per posticipare l'apertura della caccia su tutto il territorio regionale"

WWF e Lega Abolizione Caccia Emilia Romagna, “visto il perdurare di uno stato di siccità gravissimo mai registrato nella nostra regione e che sta mettendo a dura prova il nostro territorio e la sopravvivenza di tutta la fauna selvatica, chiedono che si intervenga per posticipare l'apertura della caccia su tutto il territorio regionale”. La richiesta è stata inviata alla Regione, in particolare al presidente Vasco Errani e all'assessore Tiberio Rabboni.

“La situazione eccezionale che stiamo attraversando, per nulla attenuata dalla debole perturbazione appena transitata, ha prodotto fino ad ora condizioni di estrema difficoltà per tutti gli animali selvatici.Di fronte ad una gravissima situazione climatica fuori dalla norma, è doveroso intervenire seriamente e tempestivamente tralasciando posizioni di carattere ideologico o di parte, coordinando le Province affinchè diano esecuzione all'art. 51 della legge Regionale 8/1994, che consente loro di “vietare o ridurre la caccia per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche””.


“Vorremmo ricordare che la stessa Direttiva “Uccelli” 147/2009/CE consente l’attività di caccia solo se non danneggia le popolazioni di uccelli selvatici e in questo frangente è concreta la possibilità che si possano arrecare danni al patrimonio faunistico tali, da avere riflessi importanti sulle popolazioni e negli anni futuri, infatti è assai prevedibile come la concentrazione degli animali, nelle poche aree di abbeveramento e di rifugio, trasformerà il territorio in un massacro a cielo aperto. La richiesta avanzata dalle scriventi associazioni risulta suffragata anche dallo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che recentemente interpellato dall'Eurodeputato IdV Andrea Zanoni, ha esposto un lungo elenco di serie motivazioni perchè la pratica venatoria in questo momento sia più distruttiva che mai2. Conclude la nota delle associazioni.

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