La sicurezza parte dalla progettazione della città, linee guida per fare "quartieri ideali"

La sicurezza urbana parte fin dalla progettazione della città, e dovrà essere al centro come necessità nella pianificazione di nuovi quartieri e nella riqualificazione di quelli da recuperare

La sicurezza urbana parte fin dalla progettazione della città, e dovrà essere al centro come necessità nella pianificazione di nuovi quartieri e nella riqualificazione di quelli da recuperare. E' la filosofia di un documento elaborato del Servizio Urbanistica del Comune di Forlì, che ha realizzato le linee guida sulle buone pratiche di sicurezza urbana. Non si tratta di regolamenti vincolanti, ma di “buone prassi per realizzare 'quartieri ideali' come sfida del futuro”, spiega l'assessore comunale alla Sicurezza Marco Ravaioli.

Spesso, infatti, il senso di insicurezza nasce dalla conformazione urbanistica della città: la presenza di numerose strade chiuse dove non vi è transito di auto lento ma regolare, aree verdi alle spalle dei condomini, non ben visibili della strada, viottoli ciclo-pedonali poco frequentati e mal illuminati, panchine in angoli piuttosto remoti di aree pubbliche sono tra gli elementi che fanno sorgere l'idea che quel punto, perché poco sorvegliabile e lontano dalla vista del vicinato, possa essere sorgente di degrado. A contribuire a questo senso ci sono poi a volte anche panorami fatti di muri imbrattati, eccessiva presenza di cemento, arredi che creano barriere alla vista e angoli ciechi, erba alta nei parchi: altri luoghi che, nella percezione comune, se si possono scansare si scansano volentieri. 

Si tratta di “errori urbanistici” che sono stati compiuti anche di recente, si pensi ad esempio all'area dei Portici, realizzati nei primi anni Duemila, dove in viale Manzoni all'angolo con viale Matteotti invece di realizzare un normale e capiente parcheggio a raso, di corona al centro storico, si è scelto di costruirne uno semi-interrato con sopra una piazza non accessibile al traffico veicolare con elementi di arredo eccessivi, fatti di arbusti e un quantitativo abnorme di sedute in un'area dove di fatto non vi è alcun significativo transito pedonale, col risultato di avere uno spazio chiuso e angusto sotto e uno spazio grande, desolato, buio e velocemente degradato sopra.

“La sicurezza urbana – spiega Ravaioli – dipende da tre fattori, il primo riguarda le forze dell'ordine e leggi efficaci, e questo è una competenza dello Stato, poi ci sono le infrastrutture e le tecnologie, come le telecamere di videosorveglianza, il terzo è la socialità e le persone. Un buon approccio alla sicurezza è integrare questi tre aspetti, mentre far passare il binomio 'sicurezza uguale a paura', oppure 'sicurezza uguale a immigrazione', è pericolosissimo, in quanto si stimola la paura”. Aggiunge Natalia Coppolino, dottoressa in criminologia che ha contribuito ad elaborare le linee guida: “Si agisce sul senso di insicurezza eliminando incuria e abbandono e lavorando su ambienti urbani ben progettati per impedire le azioni criminose e favorire il controllo sociale spontaneo”. Il documento elaborato dal Comune contiene una rassegna di studi e buone pratiche mutuate in larga parte dalle esperienze americane, dove già da anni si studia la criminologia applicata all'architettura.

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“I criteri operativi che forniamo – conclude la responsabile del progetto Chiara Bernabini – potranno essere utilizzati per i nuovi quartieri e le future riqualificazioni, non sono cogenti ma nello scambio tra progettisti e uffici comunali dell'Urbanistica potranno essere 'buone prassi' da condividere”.

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