Sabato, 20 Luglio 2024
Coronavirus, l'approfondimento

Covid-19, si rialza la curva dei contagi: "Non è più tempo di bollettini. Serve una sana e bilanciata informazione"

L'INTERVISTA - Così Francesco Cristini, primario dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell "Morgagni-Pierantoni", che aggiorna sulla situazione dei ricoveri all'ospedale di Forlì

Torna ad alzarsi la curva dei contagi da covid-19, ma nessun allarmismo. Perchè il virus "è molto meno aggressivo rispetto alle prime varianti". Così Francesco Cristini, primario dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell "Morgagni-Pierantoni", che aggiorna sulla situazione dei ricoveri all'ospedale di Forlì: "Nelle Malattie Infettive ci sono 6 pazienti ricoverati con tampone positivo per Sars-Cov2. Per alcuni il riscontro è stato occasionale ed il ricovero è stato fatto per altri problema di salute. Nessuno ha sviluppato una forma grave di malattia, pur essendo tutti pazienti molto anziani oppure immunodepressi per condizione di base. Ma ci sono pazienti con tampone positivo al virus ricoverati anche in altri reparti o altri presidi ospedalieri della nostra provincia, magari ricoverati per altri motivi di salute. Ormai i pazienti vengono ricoverati nei reparti più idonei al problema clinico prevalente, ed in Malattie Infettive generalmente vanno i pazienti in cui è proprio il Covid-19 il problema principale".

Il virus continua a mutare in più varianti, ma i sintomi sono sempre gli stessi?
"I sintomi del virus non sono mutati in modo significativo nemmeno con le varianti più recenti, si conferma la tendenza a dare nella grande maggioranza dei casi forme cliniche lievi o delle alte vie respiratorie e la scarsa tendenza a dare coinvolgimento polmonare, comunque sempre possibile in soggetti particolarmente fragili o immunodepressi".

Le varianti di cui si parla in questi giorni sono aggressive per i fragili e gli anziani?
"Dal punto di vista della aggressività del virus non è una questione legata alle varianti circolanti, ma proprio alla tipologia di soggetti colpiti dalla infezione. I soggetti fragili, anziani ma soprattutto gli immunodepressi sono chiaramente quelli a maggior rischio di ammalarsi in modo più serio, ma questo è un concetto che si applica anche alle altre infezioni respiratorie più comuni, di cui l’influenza è l’archetipo".

Con l'apertura dell'anno scolastico è inevitabile che vi sarà un incremento dei contagi. Le accortezze da seguire sono quelle che abbiamo imparato in questi anni...
"Ovviamente si, ora l’enfasi è tutta spostata sulla prevenzione della infezione nei soggetti a maggior rischio, come gli anziani e gli immunodepressi, per cui la vaccinazione aggiornata alle nuove varianti rappresenta lo strumento più prezioso, insieme a quella per l’influenza, non dimentichiamola. E se un giovane studente ha la febbre e il naso che cola, stia a casa ed aspetti di guarire prima di andare a trovare i nonni. Serve solo il buon senso, quello di sempre, a prescindere dal Covid-19".

Inoltre arriveranno nuovi vaccini. Quando sono attesi? 
L’arrivo è imminente, probabilmente il mese prossimo. E ricordiamoci che la vaccinazione è certamente preziosa per i soggetti fragili, ma è fortemente raccomandata anche per i loro conviventi e per tutti i sanitari, per creare un ulteriore strato protettivo verso le persone più vulnerabili.

Un suo parere personale: ritiene che sia utile tornare alla diffusione dei bollettini al fine di conoscere come si muove il virus e comprendere come agire di conseguenza?
"No, non è più tempo di bollettini pubblici. E’ importante e fondamentale che siano le Istituzioni nazionali e locali dedicate alla salute a conoscere l’andamento delle infezioni nella popolazione, e non solo il Covid-19, per tutti i provvedimenti del caso. Che si chiamino bollettini o altro. Il Ministero della Salute porta avanti questa attività con efficacia, come per tutte le altre infezioni, e dà le indicazioni del caso alle Regioni. Per il pubblico serve invece una sana e bilanciata informazione".

Ciò che può tranquillizzare la popolazione è che sono state acquisite le capacità diagnostiche e terapeutiche per combattere e sconfiggere il virus...
"E’ proprio così. Il virus esiste, è ormai endemico, e non lo possiamo eliminare. Come per tanti altri patogeni dell’uomo ci dovremo convivere. Ma ora è molto meno aggressivo rispetto alle prime varianti, ed abbiamo gli strumenti per monitorare, diagnosticare, curare e prevenire".
 

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